La mostra
|“Mai sola” di Luca Frati, arte che indaga una metamorfosi condivisa con la comunità
A Crocicchio Art Space fino al 9 aprile la mostra dell’artista eugubino: immagini che riflettono sulla transizione di genere come processo condiviso
Bergamo. Senso di appartenenza e autodeterminazione, che accompagnano un percorso di transizione di genere in una dimensione collettiva. Un movimento collettivo che prende forma in “Mai sola”, mostra di Luca Frati, esposta fino al 9 aprile (10-14, 15-19.30) da Crocicchio Art Space, ospitato all’interno della libreria Incrocio Quarenghi di Bergamo.
Una dimensione corale che si materializza in due immagini, sempre con Frati come protagonista, realizzate in collaborazione con la regista e fotografa Alice Malingri. Due immagini che ripensano l’identità, accompagnando la transizione, guardando alle radici, ma anche ad un confronto con la comunità, con cui innesca un movimento collettivo.
Immagini pensate da Frati che riprende il tema del corpo, centrale in diverse sue performance precedenti, restituzioni di un lavoro di ricerca cominciato attorno al 2020, quando l’artista di Gubbio (nata nel 1997) inizia a Losanna il master in Arti Visive all’ECAL, dopo aver frequentato il triennio all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Un percorso che la vede ora protagonista a Crocicchio Art Space, grazie all’incontro con l’artista Lorenzo Benzoni.
All’interno della mostra sono esposte una fotografia monumentale che ritrae l’artista insieme alla sua famiglia e ai suoi amici di notte, di fronte allo stadio del Gubbio Calcio, e un’immagine incorniciata che mostra Luca Frati in abiti tradizionali, davanti ad una stufa contadina, da cui divampa una fiamma.
“Nella prima, sono presente io circondata da tutte queste relazioni umane di cui faccio parte – commenta l’artista – Rapporti che segnano il senso di intimità, ma anche una certa curiosità, nel conoscere i movimenti di discussione che ‘animano’ l’immagine, mentre io sono al centro, ‘presenza aliena’ con sguardo frontale e un abito straniante”.
Eredi, nella struttura, dei gruppi compositivi pittorici e della ritrattistica monumentale, le fotografie mostrano ed interpretano la transizione non come atto isolato, ma come condivisione profonda, ridefinendo così anche lo spazio e l’identità. Relazioni e luoghi abitati danno così forza e sostanza alla metamorfosi, in un confronto che dal singolare guarda al collettivo, dal presente guarda ad una tradizione per una riscoperta di un retaggio culturale che passa anche da scenari umbri tesi sempre tra passato e presente.
Retaggio tradizionale la cui eco si trova anche all’interno di opere manuali in alluminio sbalzato, collocate nella parte superiore di una parete, raffiguranti elementi animali e vegetali che convergono in una dimensione aerea.
La metamorfosi descritta da Luca Frati si nutre, quindi, anche di flora e spiritualità locale, paragonando, come spiegato dall’artista e curatrice Maria Nico nel testo che accompagna la mostra, il ritorno alla propria terra al processo evolutivo della falena, “pupa che si sviluppa e cambia il suo corpo in una calma tiepida, lontana dal suo luogo di nascita”.
Un percorso identitario che prende forza dal senso comunitario, che traspare anche dall’opera quadrata “Tappetaro”, ricamo su tela di Ettore Favini. Uno scambio semantico, un gioco di rimandi culturali tra l’artista e la comunità, che fanno della tradizione una riscoperta attiva di fondamenta culturali.
Uno spazio in cui si origina la transizione come moto collettivo “a cui tutti, involontariamente, partecipano – spiega Luca Frati – . Un moto che, a sua volta, innesca altre azioni a cui tutti devono adattarsi, reagendo. Un moto collettivo in quanto tale”. Il moto che accompagna quello di una falena “già vestita di tessuti preziosissimi, già donna”, come spiega Maria Nico.
Un’azione “eternamente al presente ed eternamente in divenire” che origina il calore affettivo costante che emerge nell’esposizione. Un calore che persiste nella metamorfosi, che prende forma in una dimensione collettiva, in cui l’essere “mai sola” è componente essenziale.






