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Contro i démoni ideologici del nostro tempo servono le virtù teologali e cardinali

La globalizzazione economico-finanziaria sembra aver fatto ripartire i fondamentalismi, che sono la tentazione permanente delle fedi religiose, e i sovranismi, che sono la fede laica della volontà di potenza tecnologica, economica, politica

Si vorrebbe poter parlare di “resurrezione”, almeno a Pasqua. Eppure Papa Leone XIV ha denunciato in questi giorni “un’ora oscura della Storia”. Già Papa Francesco aveva usato nell’agosto del 2014, tornando da un viaggio in Corea del Sud, l’espressione “terza guerra mondiale a pezzi” per descrivere la condizione del mondo di allora.
Erano aperti i conflitti in Siria, Iraq, Ucraina… E come non ricordare papa Giovanni XXIII, quando il 25 ottobre 1962 si rivolse a John F. Kennedy e a Nikita Khrushchev, che stavano sull’orlo di una guerra nucleare a causa dei missili sovietici a Cuba: “Noi supplichiamo tutti i governanti di non rimanere sordi a questo grido dell’umanità. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace”? I governanti di allora ascoltarono quel grido, che il Papa ritrasmetteva a nome della specie umana, non solo dei Cristiani. Passano i decenni, gli anni, i giorni, un conflitto si spegne, un altro si accende. Si tratta di conflitti “locali”, perché avvengono in una parte precisa del mondo. Ma il mondo intero ne è coinvolto. Sono conflitti globali. La geo-politica e la geo-economia ci hanno già subissato di analisi, interpretazioni e cifre relative alle cause.
Le risparmiamo qui al lettore. Resta una domanda, radicale, da fare: è davvero forte “il grido dell’umanità” che invoca la pace? O è sempre più flebile?

Secondo una retorica pacifista corrente, tanto di sinistra quanto di destra, i popoli sono buoni e pacifici, le classi dirigenti sono corrotte e guerrafondaie, sono alla mercè dei sordidi interessi dei fabbricanti di armi. Con ciò viene invertito l’ordine delle cause e degli effetti: sono le armi che producono la guerra, non la volontà di guerra che produce le armi.  La guerra, che, d’altronde, altro non é che “la continuazione della politica con altri mezzi”.

Perché la politica, non solo quella autocratica, ma anche quella democratica, è diventata una tale accumulazione e condensazione di odio da giustificare la guerra? Qui si parla della guerra come aggressione, si intende. Esiste nella storia anche la guerra di reazione e di resistenza all’aggressione. Donde viene la guerra? Essa va cercata, più in profondità, nella storia delle specie, che è fatta di individui, cioè da ciascuno di noi. Come a dire, brutalmente: noi individui non siamo naturaliter buoni e i popoli, che sono composti da noi individui, non sono naturaliter pacifici. La somma dei pensieri, dei linguaggi, dei comportamenti degli individui sembra produrre oggi nel mondo una massa critica di guerra.

Se Putin dichiara che gli Ucraini non esistono come popolo e perciò non hanno diritto a uno Stato, se Trump minaccia di scatenare l’inferno e di “ridurre l’Iran all’età della pietra”, se Xi Jin-ping vuole strangolare Taiwan, se l’Iran dal 1979 si propone di distruggere il Grande Satana – gli USA – e il piccolo Satana – Israele – , se Israele continua a volersi annettere la Cisgiordania, ciò accade per una sorta di prepotenza e avidità incontrollabili delle rispettive delle classi dirigenti o perché esse hanno il consenso dei loro popoli?
Consenso manipolato, estorto, entusiasta, passivo, complice?
Il ventaglio è molto largo, ma si tratta pur sempre di consenso di milioni di persone. Su quali basi? Sembra ormai tramontata l’utopia universalistica del Presidente Wilson e del Presidente Roosevelt, che ha generato l’ONU, a pochi mesi dalla fine della Seconda guerra mondiale. La globalizzazione economico-finanziaria sembra aver fatto ripartire i fondamentalismi, che sono la tentazione permanente delle fedi religiose, e i sovranismi, che sono la fede laica della volontà di potenza tecnologica, economica, politica. Sono questi i démoni ideologici del nostro tempo, la cui base antropologica è quello che Baruch Spinoza definì “conatus”, un mix di paura di morire e di volontà di potenza, di desiderio, un intreccio di conflitto e di cooperazione. Come tenere a bada il “conatus”? Non basta la socio-psico-analisi. Servono le virtù teologali e le virtù cardinali. Non si danno in natura. Sono una costruzione educativa.


giovanni cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano.

Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.