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“Alla scoperta di Morricone”, un omaggio alla carica iconica di note immortali

Ottima prova al Donizetti per l’Ensemble Symphony Orchestra, capace di condurre il pubblico del teatro cittadino in un viaggio tra colonne sonore, dalla memoria collettiva alla continua riscoperta di un grande della musica per film e non solo

Bergamo. Un omaggio capace di ritrovare tutta la forza e la carica iconica di colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema e non solo. Un omaggio quasi cronologico che, dal suono preciso e da note immortali di clarinetto e corno, si espande nella formazione completa dell’Ensemble Symphony Orchestra che venerdì 3 aprile ha proposto, al Teatro Donizetti, il concerto “Alla scoperta di Morricone”.

Un omaggio che continua, quello dell’Ensemble, che da qualche tempo ripropone le musiche del grande compositore italiano, spaziando all’interno di un repertorio sconfinato alla riscoperta di (e riadattando) colonne sonore più o meno note, capaci di solleticare la memoria collettiva con brani che conservano ancora oggi la propria forza iconica, uno dei più fulgidi esempi di colonne sonore che assurge ad uno stato a sé, in un dialogo alla pari con l’immagine, a partire dalla storica comunione d’intenti con Sergio Leone.

Un viaggio condotto, in particolare, dal Maestro Giacomo Loprieno, direttore dell’orchestra, capace di condurre il dialogo tra palco e platea, nella sempre interessante introduzione ai brani, una selezione cronologica che si apre sui grandi classici senza mai perdere di vista l’obiettivo di riscoprire colonne sonore meno conosciute.

Clarinetto e corno aprono e richiamano alla mente le mitiche atmosfere western, come accade in “Come una sentenza”, brano della colonna sonora di “C’era una volta il West” (1968). Risuonano le quattro note iconiche, con la tromba di Stefano Benedetti che guida un tema lento e implacabile, un’atmosfera drammatica che si apre sulla trama ossessiva del clarinetto, accompagnata ed abbracciata dagli archi. Violino e vibrafono annunciano poi il primo tema struggente di “Chi mai” (1971), presente in “Maddalena” e poi in “Le Professionnel”. Un primo tema inseguito dai violini e dagli ottoni, in un movimento ossessivo e concitato a cui viene data stabilità attraverso il gong finale, capace di riportare al flusso cadenzato della realtà.

I brani vengono spesso accompagnati anche da momenti di recitazione di Andrea Bartolomeo, presenza discreta capace di dare efficace caratterizzazione ad alcuni dialoghi che hanno fatto la storia delle pellicole citate, dando voce a personaggi ed ambientazioni.

Altra presenza fondamentale all’interno del concerto è quella del soprano Anna Delfino, capace di incantare con la grazia dolce della propria voce. Voce che (in inglese) canta “Per le antiche scale”, colonna sonora dell’omonimo film di Mauro Bolognini (1975), con l’atmosfera evocativa del tema per flauto (e una conseguente predominanza melodica), accompagnata dal pianoforte di Loprieno e da un tappeto di archi.

Il violino e il violoncello (di Ferdinando Vietti) sono stati protagonisti nell’interpretazione di “Love Affair”, con un tema morbido e leggiadro accompagnato poi dal pizzicato degli archi.

Dolcezza degli archi e canto sinuoso di Delfino che ritornano in “Gabriel’s Oboe”, uno dei brani più iconici di “Mission” (Roland Joffé,1986), che era stato modificato nel 2023 da Morricone per la cantautrice portoghese di fado Dulce Pontes: qui anche il corno aiuta nell’espressione dell’aria leggiadra che caratterizza il brano.

Nel “Notturno senza luna” da “La leggenda del pianista sull’oceano” (Giuseppe Tornatore, 1998), il pianoforte dialoga con i fiati nella realizzazione di note malinconiche che portano una sorta di eco jazzistica. Spazio ancora ai fiati poi con “Novecento” e “Malena”.

Lopreno si concede poi un simpatico siparietto con il pubblico, alla richiesta di un brano proposto dalla platea, che diventa occasione per riproporre il brano introduttivo di “Il buono, il brutto e il cattivo” (Sergio Leone, 1966). Risuona così il motivo principale, che ricorda l’ululato del coyote, composto da sole due note, che guidano l’esecuzione con i fiati che si amplifica nel crescendo con percussioni ed archi, il tutto sempre accompagnato dalla voce di Anna Delfino.

Un’imperfezione necessaria è poi quella che ha chiuso idealmente il concerto. “The Crisis” da “Sette anime” (Gabriele Muccino, 2008) presenta infatti una melodia basata su quattro note, di cui una “nota sbagliata” che valorizza l’incompiutezza. Una nota sbagliata nell’inizio morbido del pianoforte che diventa necessaria quando viene inglobata in un’armonia di archi, in un musicale elogio dell’imperfezione, fino alla lenta conclusione del vibrafono. “Dentro ognuno di noi c’è una diversità che non deve essere nascosta, ma deve essere mostrata e suonata” spiega Loprieno, in un’ideale insegnamento che esalta, ancora una volta, tutta la grandezza del compositore. Un messaggio che si confronta con la platea, prima dei bis con “Motus” dell’Ensemble Symphony Orchestra e del tema principale della colonna sonora di “Metti una sera a cena”.

Bis con cui viene dato appuntamento già ai prossimi anni, in particolare nel 2028 a cento anni dalla nascita di Morricone. Un appuntamento sentito già oggi, nel perpetuo omaggio ad un genio della musica capace di plasmare un immaginario.