Il prof che ha salvato lo studente: “Mi dicevo: fatti forza, temevo mi sfuggisse di mano. Per i ragazzi serve un limite ai social”
Il racconto di Salvatore Antonio Muzzupappa: l’insegnante ha salvato un ragazzo che voleva buttarsi dal terzo piano dell’Itis Paleocapa
Bergamo. “È stato un mix di istinto, fortuna e forza adrenalinica per non farlo andare giù”. Il professor Salvatore Antonio Muzzupappa ripercorre così, con voce ancora segnata dall’emozione, i secondi interminabili che hanno trasformato una mattinata qualunque in una corsa contro il tempo. “Nella mia testa pensavo: adesso mi sfugge… adesso mi sfugge… fatti forza Antonio, fatti forza”. Davanti a lui, quel corpo sospeso nel vuoto, le gambe strette tra le sue mani, il rischio concreto che tutto potesse finire da un momento all’altro. Il ragazzo si dimenava, mentre il professore, aggrappato a quell’ultimo appiglio umano, lottava contro la gravità e la paura. Poi, le grida hanno richiamato aiuto: “Trenta secondi dopo sono arrivati altri due collaboratori scolastici che mi hanno aiutato a tirarlo su”. Trenta secondi soltanto, ma vissuti come un’eternità.
Era lunedì mattina, intorno alle 11, quando la routine dell’Itis Paleocapa è stata improvvisamente spezzata dalle urla dei presenti. Poco prima, un giovane maggiorenne, iscritto a un altro istituto, era entrato nell’edificio dirigendosi al terzo piano. Cercava un’aula precisa, dove era in corso una lezione di storia. Ha bussato, ha chiesto di parlare con una studentessa, poi è entrato senza attendere risposta. Sono bastati pochi secondi perché la situazione precipitasse: lo sguardo verso la finestra aperta, il gesto improvviso, la salita sul davanzale e il tentativo di lanciarsi nel vuoto da oltre dieci metri.
A cambiare il corso degli eventi è stata la prontezza del docente, che non ha esitato un istante. Un gesto istintivo, quasi impossibile da pensare prima ancora che da compiere, che ha trattenuto il ragazzo sull’orlo di una tragedia sotto gli occhi attoniti della classe. Le urla, il panico, poi l’intervento del personale scolastico e dei soccorsi, giunti rapidamente insieme alla Polizia di Stato.
Il giovane, successivamente affidato alle cure degli operatori sanitari, aveva con sé un piccolo coltellino artigianale, mai utilizzato durante l’accaduto.
Un episodio che riporta l’attenzione su un disagio giovanile complesso, che – come osserva lo stesso professore – non può essere ridotto a un’unica causa: “I social network, pur non essendo l’unico fattore, possono contribuire ad amplificare fenomeni come il cyberbullismo e la diffusione di contenuti d’odio – conclude Muzzupappa – rendendo in alcuni casi ancora più fragile chi li vive. Non dico di vietarli, ma servirebbero delle limitazioni”.


