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Il Consiglio delle Donne celebra i suoi trent’anni con la mostra ‘Radici e Futuro’

Il percorso espositivo, inaugurato mercoledì 1° aprile, ripercorre alcune tappe significative della storia e rappresenta un momento di rilancio che mette al centro partecipazione, diritti e formazione

Il Consiglio delle Donne del Comune di Bergamo compie trent’anni. Per celebrare questo importante traguardo, mercoledì 1º aprile a Palazzo Frizzoni si è tenuta l’inaugurazione della mostra Radici e Futuro: il filo che non si spezza, un percorso espositivo che racconta le tappe fondamentali della sua storia.

L’esposizione rappresenta il primo appuntamento di un programma di iniziative che si svilupperà nel corso dell’anno, con l’obiettivo di restituire alla cittadinanza il valore di trent’anni di partecipazione femminile e di contributo alle politiche locali.

“È fondamentale riconoscere il ruolo delle donne e il loro contributo – sottolinea Elena Carnevali, sindaca di Bergamo -. Considero l’istituzione del Consiglio delle Donne come un ponte tra la società e l’istituzione pubblica. L’obiettivo è restituire alla cittadinanza il valore della partecipazione femminile che si può concentrare in quattro parole: cuore, sguardo, voce e pensiero. Sono convinta che dobbiamo osare sempre di più, dobbiamo avere il coraggio di prendere parola e non dobbiamo arretrare”.

Il Consiglio

Nato il 1º aprile 1996, il consiglio delle donne si è progressivamente affermato come spazio di rappresentanza e confronto, capace di portare il punto di vista delle donne all’interno delle istituzioni, contribuendo alla definizione di politiche e strumenti orientati alla valorizzazione delle diversità e all’inclusione.

Nel corso degli anni, il suo lavoro ha accompagnato trasformazioni significative del contesto urbano e sociale, affrontando temi quali il lavoro femminile, l’organizzazione dei tempi e orari della città, la violenza di genere, la presenza delle donne nello spazio pubblico.

“Il consiglio delle donne è da trent’anni un laboratorio di cittadinanza attiva: celebrare questo anniversario significa non solo guardare a ciò che è stato fatto – dichiara Viviana Milesi, presidente del Consiglio delle Donne -, ma ribadire l’importanza di un organismo plurale che continua a essere punto di riferimento per le politiche di genere della città. L’eredità più importante è la continuità: ogni generazione non riparte da zero, ma trova un metodo, una rete e una storia su cui innestarsi”.

La mostra

La mostra nasce con l’intento di sistematizzare e rendere accessibile questo patrimonio, traducendo documenti, ricerche ed esperienze in un percorso espositivo che mette in relazione memoria e prospettiva. Il titolo richiama la continuità di un impegno che, nel tempo, ha connesso generazioni diverse e ha contribuito a costruire un metodo di lavoro fondato su relazioni, confronto e responsabilità condivisa.

mostra radici e futuro consiglio delle donne

Il percorso espositivo ripercorre alcune tappe significative di questa evoluzione: dalle fase di avvio e definizione del ruolo istituzionale, al consolidamento come interlocutore riconosciuto, fino alla maturità espressa attraverso attività di ricerca, progettazione e divulgazione. Il trentennale rappresenta inoltre un momento di rilancio, segnato dalla nuova Carta dei Principi e dei Valori, che pone al centro partecipazione, diritti, cura e formazione.

Accanto alla dimensione storica, la mostra evidenzia i risultati concreti prodotti nel territorio, tra cui la nascita dei centri antiviolenza Aiuto Donna e La Melarancia, lo sviluppo della toponomastica femminile e l’introduzione del tema della cura all’interno degli strumenti di pianificazione urbana.

In questo quadro, la politica di genere emerge come prospettiva trasversale, capace di incidere sulla qualità della vita e sull’organizzazione della città nel suo complesso.

Trent’anni fa, la città di Bergamo compiva un atto di lungimiranza istituzionale, creando un organismo plurale e trasversale capace di integrare la voce delle donne nelle politiche cittadine: oggi quel ‘filo’ non è stato solo una metafora, ma un legame solido che ha unito generazioni diversi in un impegno comune.