Logo

Temi del giorno:

A Osio Sotto cresce la preoccupazione dopo il tentato rapimento. L’intervento dello staff dell’oratorio San Giovanni Bosco ha impedito che il bambino venisse portato via

Osio Sotto. In paese non si parla d’altro. Dopo quanto accaduto mercoledì 25 marzo all’oratorio San Giovanni Bosco, dove un uomo di 30 anni ha tentato di rapire un bimbo di 8, tra famiglie e addetti ai lavori serpeggia la paura che un episodio simile possa ripetersi. In quel campo si allenano circa 150 bambini, nati tra il 2014 e il 2020, dell’Asd Oratorio Osio Sotto. Nessuno conosceva la persona arrestata: un elemento che ha subito insospettito il personale sportivo, abituato a vedere ogni giorno genitori e accompagnatori.

Un sospetto diventato certezza quando il bambino, avvicinato con insistenza, ha detto chiaramente di non conoscere quell’uomo che stava cercando di portarlo via. Il 30enne, di origine pakistana e residente a Dalmine, è accusato di tentato sequestro di persona, per aver tentato di rapire un bambino nelle vicinanze degli spogliatoi dell’oratorio, al termine di un allenamento di calcio.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo si è presentato spacciandosi per il padre del piccolo. È stato proprio il bambino ad avvisare l’allenatore, spiegando di non conoscerlo. Il 30enne avrebbe tentato per due volte di avvicinarlo, cercando anche un accesso secondario, ma è stato respinto e poi bloccato dai presenti, che, successivamente, hanno allertato i carabinieri. L’uomo, incensurato, è stato trasferito in carcere su disposizione della Procura: il giudice ha convalidato l’arresto disponendo la custodia cautelare.

A raccontare quei momenti è Ivano Pontoglio, mister della scuola calcio dell’oratorio e membro dell’Anc di Osio Sotto, che con freddezza ha deciso di allertare i carabinieri.

“Mercoledì scorso, durante l’allenamento, pioveva forte – racconta – e, quindi, abbiamo fatto rientrare i bambini nello spogliatoio. Erano circa le 18.05, 18.10. Mentre parlavamo è entrato dalla porta dei genitori questo ragazzo. Gli abbiamo chiesto cosa volesse e lui ha detto che era lì per ritirare un bambino, facendo anche il nome. Gli abbiamo risposto che non poteva prenderlo e che doveva aspettare fuori. Quindi lo abbiamo accompagnato all’uscita”.

“Subito dopo – prosegue Pontoglio – abbiamo chiesto al bambino il quale ci ha confermato per ben due volte che non lo conosceva. A quel punto siamo usciti a cercarlo e lo abbiamo trovato che era rientrato da un’altra porta. Anche lì lo abbiamo fermato, ma le spiegazioni che dava non stavano né in cielo né in terra. Così abbiamo chiamato i carabinieri, che, una volta accorsi in loco, l’hanno preso in carico”.

La priorità, come spiegato anche dall’allenatrice Jennifer, anche lei presente durante quei momenti, è stata evitare tensioni e proteggere i piccoli.

“Abbiamo pensato subito ai bambini e a risolvere la situazione senza creare scompiglio – aggiunge il mister -. Non volevamo spaventarli o far succedere qualcosa di peggio. Difatti nessuno si è accorto di nulla, hanno continuato ad allenarsi normalmente anche nei giorni successivi. Non abbiamo paura che possa ricapitare, ma l’attenzione è sempre alta, come lo è sempre stata. I genitori – conclude – stanno bene, sono tranquilli e hanno confermato che non conoscevano quell’uomo. Noi non lo avevamo mai visto prima”.

A commentare l’episodio anche donMichele Bucherano, vicario parrocchiale: “C’è sicuramente un po’ di preoccupazione per quanto è accaduto, ma allo stesso tempo resta il senso di sicurezza e la soddisfazione per il lavoro dello staff delle squadre di calcio, sempre attento a gestire ingresso e uscita dei ragazzi e a riconsegnarli alle famiglie. Ho incontrato il padre del ragazzo e anche lui si è detto tranquillo, contento che siano state prese tutte le precauzioni per risolvere al meglio la situazione”.