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“Rilascio”: il disco d’esordio di Barachetti con la sua carriola preparata che indaga nel dolore

Pubblicato con Radura Dischi, disponibile dal 31 marzo in cento copie fisiche e in digitale su Bandcamp, il disco presenta un “unicum in otto segmenti”, con suoni che nascono da un oggetto sonoro performativo attraverso un’azione gestuale in dialogo con il corpo, che si abbandona per rinascere

Una carriola utilizzata per anni in un cantiere (ricoperta di incrostazioni, scalfitture e ruggine), due microfoni a contatto (fermati sulla superficie della carriola da quattro pezzi di nastro adesivo), tre pedali da chitarra, due fili di acciaio tesi a distanze differenti tra i manubri della carriola, un tappeto su cui tutto è poggiato ed un mixer. Elementi di una carriola preparata, che diventa oggetto sonoro performativo, suonato grazie ai suoi componenti, attraverso gesti mutevoli e concatenati.

Oggetto sonoro performativo creato da Luca Barachetti, scrittore e performer bergamasco, che, dopo anni di studio teorico e pratico, pubblica, martedì 31 marzo, “Rilascio”, primo disco di carriola preparata (cento copie fisiche non numerate, in formato digitale su Bandcamp), pubblicato per Radura Dischi, etichetta / collettivo artistico che segna le attività di Claudio Agosti / a Ghost I, Luca Barachetti ed Alexandra Lagorio.

“Il processo generativo si è svolto in diverse improvvisazioni, registrate in molte occasioni nella primavera dello scorso anno, sempre all’azienda agricola Agripiccola di Telgate, che per molto tempo mi ha gentilmente ospitato, donandomi uno spazio da usare come sala prova – spiega Barachetti – Le registrazioni le ho fatte collegando uno Zoom HN2 al mixer che fa parte dell’assemblaggio della carriola preparata. Volevo un suono molto diretto, vivo e senza accorgimenti in fase di post-produzione (che di fatto non c’è stata, ad eccezione di un mastering poco invasivo); un vero e proprio documento sonoro di ciò che può essere un’improvvisazione con la carriola preparata”.

Registrazioni in cui si ritrova “una forte comunanza di dialogo, incontro e scontro, fra me e il mio corpo e la carriola preparata ed il suo ‘corpo’”. “Rilascio” viene definito infatti “un disco di risonanze e di rumori”, un “documento sonoro di un atto performativo che- spiega ancora Barachetti – vede incontrarsi / scontrarsi / dialogare il mio corpo e la carriola preparata”. Un disco “di gesti”: “le mie mani, le braccia, le gambe, i piedi dentro scarpe dalla suola di gomma cercano concatenazioni gestuali sulla superficie della carriola preparata. Generando una parentela fra carne e metallo, tra una vita (la mia) e una vitalità (della carriola preparata), fra temporalità e consunzioni differenti (entrambi invecchiamo, ma con velocità molto diseguali) e fra movimento e stasi, quest’ultima apparente, perché la carriola non rientra, com’è ovvio, nella categoria degli esseri viventi, eppure ha un suo divenire, una vitalità non-vivente: incessantemente muore, come me”. Senza note e senza la grammatica tipica di ogni strumento musicale, la carriola preparata ha “timbri” da vari materiali, che si trasformano e si alterano con il passare del tempo, generatore e distruttore.

Argomento centrale del disco è, appunto, la morte, “cioè quando rilasciamo la vita ed alcuni dei fluidi corporei che la rendono tale”. Il “Rilascio” che dona il titolo all’album, che sottende però anche una qualità sonora ed il significato di prima “release” per Barachetti, tradotta in italiano, appunto, come “rilascio”.

Un “unicum in otto segmenti”, un “rovinare verso la fine” che è sia verbo che soggetto, essere non vivente che, citando la filosofa americana Jane Bennett, è un essere “rovinante”. Un lavoro di iposoggetti con “scarti e residui” (da Morton e Boyer). “Il suono del disco e la gestualità che lo genera sono l’esito sonoro-corporale di un mondo in rovina – spiega Barachetti – . Qualcosa di perturbante e non del tutto comprensibile neanche a me che compio i gesti sonori sulla carriola preparata”. Un lavoro sulle rovine che può portare ad una rivoluzione e ad una rinascita in una nuova forma. “Io credo che una rivoluzione sia possibile. Ma necessiti di un immane sforzo immaginativo. Uno sforzo immaginativo psichedelico, ma senza assumere sostanze, che ci faccia evadere da quello che Mark Fisher chiama realismo capitalista. Provare a essere un iposoggetto, che è il contrario di un ipersoggetto divoratore, superegotico e mortifero (non devo fare nomi per capire ai tanti cui mi riferisco), è uno sforzo immaginativo. ‘Rilascio’ è il frutto, non so quanto riuscito, di uno sforzo: quello di immaginare una carriola (con qualche rudimentale accorgimento tecnico) come oggetto sonante e performativo che indaghi la nostra condizione fondamentale. E lo faccia attraverso una mentalità da squatter e un fare da bricoleur, cioè con le poche cose che abbiamo”.

Uno sforzo di indagine e di condivisione, anche con la malattia ed il dolore. “Il principale riferimento culturale del disco è la malattia rara, allora non classificata, oggi chiamata Sindrome da deficit di folati cerebrali, che mi ha colpito cinque anni fa e mi ha reso un disabile neurologico-metabolico. ‘Rilascio’ non ci sarebbe stato senza questo accadimento. La carriola preparata mi ha aiutato a convivere con la malattia, il dolore e la morte, non tanto quella fisica, ma quella morte-in-vita che colpisce chi incontra una malattia non grave ma molto invasiva come la mia, insomma la melanconia, la depressione”.

Un iposoggetto “bricoleur”, che lavora e si esprime attraverso la “carriola preparata”, rovina da cantiere, in consunzione, ma anche simbolo, a suo modo, di una codificata artigianalità. Così è anche per la grafica del disco, realizzata con l’intelligenza artificiale, utilizzata in maniera “semplice ed artigianale”, che unisce i tre punti cardine del disco: la carriola preparata, il gesto, la morte.

Il suono si ritrova così nell’incontro di corpi, quello umano e quello dell’oggetto, che riflettono e si fanno cassa di risonanza di un mondo in rovina. Un passaggio, teorico e pratico, che dal singolare guarda alla collettività. Una carriola ed una mano abbandonata: riproduzione sonora necessaria, ad indagare (ed indicare) una condizione fondamentale dell’uomo e, a suo modo, fondante. Un rilascio, come ultima azione di corpo morto che, rilasciandosi al mondo, rinasce.

Luca Barachetti