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Francesco Dolci: “Pamela temeva per la vita, non solo a causa dell’ex violento”

Il giallo del cadavere decapitato. “Era finita in un brutto giro. Tante persone che volevano parlare, adesso non parlano più”

“Tante persone che volevano parlare, adesso non parlano più. Pamela temeva per la sua vita, non solo per via dell’ex fidanzato violento e possessivo. Purtroppo, era finita in un brutto giro”.

A parlare è Francesco Dolci, l’uomo al telefono con la 29enne la sera del 15 ottobre, quando Gianluca Soncin è entrato in casa utilizzando una copia delle chiavi e l’ha uccisa a coltellate. Francesco ha ricevuto una richiesta di aiuto da Pamela: ha immediatamente chiamato la polizia, ma non è riuscito a salvarla.

Dolci avrebbe fornito agli investigatori “elementi utili per individuare gli autori del reato”. L’imprenditore edile di Sant’Omobono ipotizza che dietro la profanazione del corpo di Pamela Genini – al quale ignoti hanno asportato la testa – possano esserci le stesse persone che, a suo dire, dal giorno della morte di Pamela lo starebbero pedinando e minacciando. In una nota, l’avvocato Eleonora Prandi ha parlato anche di lesioni personali, aggressioni e violazioni di domicilio. Alle forze dell’ordine risultano più denunce, sulle quali sono in corso accertamenti.

Dolci afferma di temere per la propria incolumità. “Ho cambiato casa – dice -. Temo anche che questa gente voglia incastrarmi in qualche modo. Ma io voglio bene a Pamela, voglio solo farla riposare in pace. Ciò che è successo (la profanazione del loculo dove la donna era composta, ndr) è un tentativo di zittire me e le persone a cui Pamela, forse, aveva confidato i suoi timori”. Non fornisce ulteriori dettagli: “Questa gente – taglia corto – la usava per i propri interessi”. Ai microfoni della trasmissione Ore 14 su Rai 2 è ancor più esplicito: parla di un giro di “riciclaggio internazionale”, anche se dallo studio gli fanno notare che non ci sono prove concrete a supporto di ciò che dice.

Lo scenario tratteggiato da Dolci non offre soluzioni definitive e anzi, apre a tantissime altre domande. Perché nessuno ha denunciato prima, ammesso che la ricostruzione fornita sia genuina? Per paura, si potrebbe rispondere. E ancora: se l’intento era davvero quello di far calare il silenzio, il clamore mediatico scatenato da un gesto simile non era quantomeno prevedibile?

Titolare del fascicolo per vilipendio e furto è il pubblico ministero Giancarlo Mancusi. Nei giorni scorsi, l’avvocato della famiglia Genini, Nicodemo Gentile, ha smentito le indiscrezioni secondo cui la madre e i parenti stretti della ragazza avrebbero subito pressioni legate a somme di denaro sul conto della 29enne. Ad ogni modo, quella economica resta una delle piste seguite dagli investigatori. All’orizzonte potrebbero esserci accertamenti patrimoniali, oltre che di carattere medico-legale: non una vera e propria autopsia, ma una semplice ispezione volta a collocare temporalmente l’abominio compiuto sul cadavere della giovane.

C’è poi la pista dell’”ossessionato”, caldeggiata dalla stessa famiglia: un soggetto che, per usare le parole dell’avvocato Gentile, avrebbe sviluppato “dinamiche di possesso deviate e un pensiero disturbato e ossessivo nei confronti di Pamela, della sua immagine e della sua identità”. Una pista ancora più inquietante, che richiama alla mente storie come quella di Ed Gein, il profanatore di tombe che ha ispirato Psycho e Il silenzio degli innocenti. Una terza ipotesi è quella che vede il coinvolgimento di persone legate a sette che utilizzano feticci per compiere riti esoterici. Può sembrare tutto incredibile, ma in una vicenda così terribile è difficile stabilire cosa non lo sia già.