“Facciamo due palleggi insieme”, il trucco per scoprire il nome del bimbo: resta in cella l’uomo del tentato rapimento
Il 29enne arrestato si è presentato negli spogliatoi indicando uno dei piccoli giocatori come suo figlio. Al giudice, che non gli ha creduto, avrebbe parlato di un presunto “gioco” tra lui e il minore: “Dovevo salvare qualcuno”. Si ipotizza la presenza di una patologia psichica
Emergono nuovi dettagli sul tentato rapimento di un bambino di otto anni al centro sportivo di Osio Sotto. L’uomo, che si sarebbe finto il padre del minore, è stato smentito dal vero genitore, ascoltato dai carabinieri. Secondo quanto riferito, poco prima dell’allenamento, il figlio maggiore stava accompagnando il fratellino all’oratorio, quando lo sconosciuto si è avvicinato al piccolo. Con il pretesto di fare “due palleggi insieme”, sarebbe riuscito a farsi dire il nome di battesimo. Ottenuta l’informazione, il 29enne si è poi diretto verso gli spogliatoi, probabilmente nel tentativo di risultare più credibile al momento di presentarsi a “ritirarlo”.
L’indagato, difeso dall’avvocato Alessia Brignoli, nel corso dell’interrogatorio avrebbe negato l’intenzione di sequestrare il bambino, sostenendo di essersi limitato a chiedere se si trovasse nello spogliatoio. Avrebbe inoltre parlato di un presunto “gioco”, basato su segnali sonori (“se parte la voce dell’aereo significa che va bene, se parte quella della chiesa vuol dire che non va bene”) affermando di dover “salvare qualcuno”.
Dichiarazioni che il gip Beatrice Purita ha ritenuto del tutto incompatibili con il quadro probatorio. Il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere, evidenziando la presenza di gravi indizi di colpevolezza. Secondo l’ordinanza l’uomo, di origine pakistana, si sarebbe introdotto in uno spogliatoio in attesa di un bambino sconosciuto, con l’intento dichiarato di prelevarlo, senza desistere neppure dopo essere stato allontanato. Il reato non si è consumato esclusivamente grazie alla vigilanza degli allenatori, sottolinea il gip, che esclude interpretazioni alternative della vicenda.
Quanto alle esigenze cautelari, viene evidenziato un concreto rischio di reiterazione del reato, alla luce della gravità della condotta e di una personalità definita “fuori controllo”, orientata a colpire soggetti particolarmente vulnerabili come i minori. L’azione viene descritta come non istintiva, ma frutto di una pianificazione: scelta del luogo, orario e precise modalità operative.
La pericolosità dell’indagato risulterebbe confermata anche dalle dichiarazioni rese durante l’interrogatorio, giudicate deliranti e indicative di una possibile patologia psichica. Un elemento che, se da un lato richiederà ulteriori approfondimenti da parte della procura, dall’altro esclude secondo il giudice la possibilità di applicare misure meno afflittive.

Cosa è successo
Mercoledì scorso (25 marzo) l’uomo si sarebbe introdotto abusivamente negli spogliatoi dell’oratorio San Giovanni Bosco di Osio Sotto, fingendo di conoscere un bambino e dichiarando di doverlo “ritirare”. Il tentativo, come anticipato, è fallito solo grazie al tempestivo intervento degli allenatori, che hanno intuito la situazione e lo hanno bloccato prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
La segnalazione era arrivati ai carabinieri della stazione di Osio Sotto intorno alle 18,15: un uomo aveva tentato di prendere in consegna un bambino all’interno degli spogliatoi dell’oratorio, dove si trovavano allenatori e piccoli calciatori. Non conoscendolo, era stato invitato ad allontanarsi. Nonostante ciò, si era introdotto in un altro spogliatoio comunicante con quello principale. Intercettato nuovamente, aveva dichiarato di essersi sbagliato, tentando subito dopo di fuggire. Il tentativo è stato però impedito dagli allenatori, che lo hanno trattenuto fino all’arrivo dei carabinieri. Una volta identificato, l’uomo avrebbe ammesso: “Ho sbagliato”.
Le testimonianze raccolte confermano la dinamica. Un allenatore ha riferito che l’uomo si era fermato davanti alla porta dello spogliatoio chiedendo di un bambino che sosteneva di dover “ritirare”. Insospettito dal fatto che l’allenamento non fosse ancora terminato e di non averlo mai visto prima, lo aveva invitato a uscire. Dopo aver verificato con il minore, che aveva negato di conoscerlo, l’allenatore lo aveva seguito, sorprendendolo poco dopo in un altro spogliatoio. Anche in quell’occasione l’uomo aveva insistito, senza fornire spiegazioni plausibili, tentando la fuga solo quando si era resa evidente la chiamata alle forze dell’ordine.
Una seconda testimone, allenatrice di una squadra di bambini nati nel 2019, ha confermato quanto accaduto, aggiungendo che l’uomo sosteneva di conoscere bene la famiglia del minore. Nonostante fosse stato accompagnato all’uscita, era riuscito a rientrare passando da un altro accesso.
Il presidente della scuola calcio ha infine precisato che, mentre l’uomo cercava il bambino, quest’ultimo si trovava proprio davanti a lui, circostanza che lascia supporre come l’indagato non fosse nemmeno in grado di riconoscerlo.


