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I defunti cremati nel 2025 al forno crematorio sono stati oltre 6.700. Ogni giorno si contano 30 ingressi di salme, in media 4/5 funerali per la sepoltura e 25 per la cremazione. Il campo santo si estende su 177mila metri quadrati e lavorano 19 dipendenti

Bergamo.“Per comprendere una società bisogna guardare i suoi cimiteri” sosteneva Benjamin Franklin. Osservando il cimitero di Bergamo, progettato dall’architetto Ernesto Pirovano e realizzato in stile eclettico ai primi del Novecento ampliando il camposanto di San Maurizio, emerge una società che sfuma o minimizza il delicato passaggio dalla vita terrena all’aldilà. Se da una parte regge ancora il contrasto tra chi può permettersi tombe e monumenti funebri imponenti, dall’altro è evidente che la venerazione delle spoglie è venuta meno. Oggi più del 70% delle salme viene cremata. Un cifra che racchiude tutto: i defunti cremati nel 2025 al forno crematorio sono stati oltre 6.700. Il 50% provenienti dalla città, il 40% dalla provincia e un restante 10% dalla regione.
Se le cappelle e le tombe solenni restano il segno di una morte celebrata nella cultura bergamasca, poco lontano dalla chiesa di Ognissanti, si apre lo spazio dedicato alle rimembranze dove le ceneri vengono disperse.
“Dal 2014 la scelta di farsi cremare è diventata una prassi molto diffusa – spiega Valentina Nembrini, dipendente dell’ufficio cimiteriale del Comune di Bergamo -. È nata così la necessità di costruire e riservare delle strutture cinerarie all’interno del cimitero. Con il tempo si è fatta avanti la necessità di tenersi in casa l’urna cineraria, mentre altri preferiscono disperdere le ceneri. Quindi abbiamo riservato questo spazio che si chiama il Giardino delle rimembranze”.

È qui, in questo angolo di prato verde, dove una vita viene accolta. Non ci sono targhe, monumenti, nomi: solamente qualche fiore sparso qua e là. Una scelta di celebrare la morte in questo campo santo che raccoglie più di 150 mila defunti. L’assessore ai servizi cimiteriali del Comune di Bergamo, Giacomo Angeloni, lo definisce una città nella città. Una mappa delinea e traccia le diverse zone, come quartiere di un’urbe. Oltre al campo di San Maurizio, la parte più antica, c’è il cimitero Valdese che ha un fascino bucolico, la sezione riservata ai partigiani, quella dei caduti della Repubblica di Salò, ai testimoni di Geova, le aree destinate agli ordini religiosi, il vecchio forno crematorio che si trova nel reparto Socrem, poi i lunghi porticati con i loculi, le tombe di famiglia, le cappelle, gli ossari, il forno crematorio e l’imponente famedio dove trovano riposo o vengono ricordati i bergamaschi illustri. E poi la chiesa di Ognissanti, edificata nel 1962 per 35 milioni di lire ed affidata all’ordine dei frati cappuccini, dove vengono celebrati in media due funerali al giorno. C’è l’area per i bambini non nati – un campo che non viene rinnovato – e una colonia felina che conta circa 22 gatti.

Oltre le mura di questo immenso campo santo che si estende su 177mila metri quadrati, Bergamo conta altri due cimiteri: quello di Colognola che conta 4.700 defunti e la sezione riservata ai musulmani, quello di Grumello al Piano in condivisione con Lallio riservato a 1.100 morti.

Al monumentale di Bergamo che raccoglie i defunti presenti in sepoltura, i resti conferiti in ossario comune e le ceneri disperse nel giardino delle rimembranze lavorano 19 persone, di cui un dirigente, un funzionario, un Coordinatore di Unità Operativa “Cimiteri cittadini”, sette guardiani cimiteriali e nove amministrativi. L’assessore Angeloni: “Se si pensa alla manutenzione del verde e per altri interventi le persone che lavorano e gravitano sul cimitero di Bergamo sono quasi una cinquantina. “C’è anche una convenzione tra il Comune di Bergamo e l’Associazione Carcere e Territorio APS per il progetto di reinserimento lavorativo di due detenuti all’anno nei cimiteri, l’attività che vengono assegnate a queste due persone sono di cura del verde pubblico cimiteriale” aggiunge l’assessore Angeloni.

La media delle sepolture giornaliere si attesta intorno alle dieci, tra salme e ceneri. Non si tratta, infatti, solamente di funerali, ma di operazioni di tumulazione programmate di urne cinerarie di defunti conferiti precedentemente al crematorio. Nel 2025 le sepolture eseguite sono state 1.401 così suddivise: 154 inumazioni, 233 tumulazioni di feretri, 926 tumulazioni di ceneri e 88 inumazioni dei bambini nati morti.

Ogni giorno si contano 30 ingressi di salme, in media 4/5 funerali per la sepoltura e 25 per la cremazione. Il nuovo forno crematorio realizzato nel 2008 è affidato alla gestione della società Scb Servizi cimiteriali Bergamo. Le due linee di cremazione hanno una capacità di 24 salme al giorno, dodici per ogni linea, per 24 ore di funzionamento. Tenendo conto dei periodi di fermo impianto per manutenzione, dei giorni di chiusura per festività, ciascuna linea arriva a cremare circa 4.000 salme all’anno, a volte con turni anche notturni per far fronte alla richiesta. “Proprio per questo abbiamo in cantiere l’ampliamento con la creazione di una terza linea – dichiara Andrea Rosa, amministratore delegato della Scb -. I lavori dovrebbero iniziare la prossima estate per essere ultimati nel settembre del 2027″.

Come una città, il cimitero di Bergamo offre anche un servizio di trasporto interno. Ogni martedì una quindicina di volontari dell’associazione Mesa Popular, a turno, gestisce un piccolo bus che percorre i viali principali del campo santo permettendo alle persone di raggiungere le tombe o i loculi dei propri cari. In cambio, all’associazione Mesa Popular, il Comune di Bergamo offre loro l’uso di un magazzino dove vengono raccolti viveri e capi di abbigliamento per le persone in difficoltà.

Scorrendo l’elenco delle persone illustri sepolte al cimitero di Bergamo ci si imbatte nel designer Pio Manzù, lo stilista Nicola Trussardi, il compositore e direttore d’orchestra Gianandrea Gavazzeni, il pittore Trento Longaretti, la serva di Dio Giulia Gabrieli, il premio Nobel per la chimica Giulio Natta, il musicista Alessandro Nini da Fano, il letterato Ciro Caversazzi, il pittore Mario Sironi, il sociologo, politico italiano e fondatore de L’Eco di Bergamo Nicolò Rezzara, il padre costituente Angelo Mazzi, il compositore Antonio Cagnoni, il giocoliere Enrico Rastelli, il compositore Edoardo Berlendis, il primo caduto nella guerra di Libia Mario Bianco ed il primo sindaco di Bergamo Giovanni Battista Camozzi Vertova.

Nomi illustri e semplici cittadini, la morte è democratica. Le sepolture segnano e distinguono la classe sociale, anche se l’altissima percentuale di cremazioni dimostra un nuovo rapporto con la venerazione dei defunti. “C’è chi li tiene in casa in un’urna, chi fa disperdere le ceneri – annota un impresario di pompe funebri -. Non è solo un cambio di mentalità, ci sono anche dei costi per le concessioni, per la realizzazione di loculi o tombe, e quindi si preferisce ricorrere alla cremazione. Poi uno tiene in casa l’urna con i resti del proprio caro o li disperde, ma non sono più disposti a spendere migliaia di euro per un loculo o una tomba che poi va gestita e curata”.

Guarda la settima puntata integrale di “Dietro le quinte” nel video in apertura di articolo.