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“La Bajadera”, seduzione e ritmo in un viaggio tra atmosfere europee ed esotiche

Al Donizetti buona prova della Compagnia Teatro Musica Novecento nella messa in scena dell’operetta di Kalman, che segna il passaggio tra valzer europeo e ritmi statunitensi giocando anche con riferimenti all’attualità

Bergamo. Dalla Parigi degli anni Venti all’India, fino all’Austria e agli Stati Uniti. Un viaggio attraverso la varietà delle romanze e della danza, in particolare, è quello di “La Bajadera”, operetta in due atti di Emmerich Kalman, messa in scena dalla Compagnia Teatro Musica Novecento domenica 29 marzo al Teatro Donizetti, secondo appuntamento della Stagione di Operette.

Una trama sentimentale, tra principi esotici, seduzione, relazioni e gioco di equivoci, vede protagonista Odette Darimonde (la Bajadera, ben interpretata da Paola Bess, in particolare nelle parti cantate), diva dell’operetta che, al teatro Chatelet di Parigi, sta replicando l’operetta “La Bajadera”. Un influsso metateatrale sottolineato anche dalle scene di Artemio Cabassi (realizzate da ArteScenica Reggio Emilia), in particolare con i due livelli di quinte, circondate da pannelli ad indicare ambienti di sfarzo ed eleganza. Nella capitale francese avviene l’incontro con il principe indiano Radjami (Antonio Colamorea, con folto cappello piumato), che unisce costumi orientali e seduzione occidentale, oltre che una parte magica, nel desiderio di velocizzare il matrimonio con la donna anche per evitarne un altro, necessario per salire sul trono. Attorno a loro, una serie di personaggi caratterizzati per eccesso, dall’accento russo e gli infiniti giochi di parole della Galina di Silvia Felisetti al sodale ed eccentrico Napoleone di Alessandro Brachetti (regista dello spettacolo), capace di catturare il pubblico con la sua verve scenica. Buone prove, nei rispettivi ruoli, anche per Fulvio Massa, il fachiro di Francesco Mei (che con il suo fare masochista regge un efficace gioco di opposti), Simone Mastria e Silvia Caprini.

L’operetta (una produzione Teatro Musica Novecento) sfrutta il classico meccanismo relazionale ad incastro, ma anche il largo utilizzo di giochi di parole e doppi sensi, grazie ai quali Francesco Mei e Silvia Felisetti si rendono efficaci controparti comiche durante lo svolgersi della narrazione. Elementi comici che strizzano l’occhio al pubblico, riportando brevemente l’immaginario dagli inizi del Novecento alla contemporaneità, con allusioni alla “Tigre di Cremona” (Mina), ad Achille Lauro ed anche al brano di Sal Da Vinci recente vincitore del Festival di Sanremo.

Elementi dalla comicità immediata che vogliono coinvolgere il pubblico, unite alle ottime prove vocali, in particolare, della coppia Colamorea-Bess (da sottolineare “Oh Bajadera, io non penso che a te”, ma anche “Tu che m’hai preso il cor”), Da segnalare anche il brano “Quando in cielo ridon le stelle”, duetto di Brachetti e della Mariette di Silvia Caprini, ripreso anche sul finale, insieme al pubblico.

Ottimi momenti musicali, anche grazie alla prova sicura ed efficace dell’Orchestra “Cantieri d’Arte”, diretta da Stefano Giaroli, presenti in scena. Orchestra abile a guidare il passaggio tra diverse sonorità, sottolineato anche dalla buona prova del Corpo di Ballo Novecento, con coreografie di Salvatore Loritto, abili a spaziare dal can-can al valzer, dal fox trot allo shimmy, fino a movenze che uniscono diversi stili di danza orientale.

Diversi motivi che segnano, nell’operetta, un passaggio naturale dal valzer europeo ai ritmi statunitensi, capace di caratterizzarne, ancora una volta, un’efficacia scenica con un ottimo riscontro di pubblico.