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Il cadavere di Pamela Genini senza testa, l’ex fidanzato in tv: “Io minacciato da mesi, vogliono zittirmi”

L’imprenditore bergamasco ipotizza un collegamento tra le minacce e le aggressioni che avrebbe subito (“ho dovuto cambiare casa, rischio la vita”) e la profanazione del cadavere messa in atto da ignoti. Il suo legale: “Ha fornito elementi utili alle indagini”

Strozza. Mesi di minacce, intimidazioni, aggressioni. Le denuncia in tv Francesco Dolci, l’imprenditore edile ormai ribattezzato dai media come “l’ex fidanzato” di Pamela Genini, vittima di femminicidio, il cui corpo è stato profanato e la testa asportata dalla bara in cui riposava nel cimitero di Strozza. In carcere c’è l’ex compagno Gianluca Soncin, accusato di averla uccisa il 14 ottobre scorso con oltre trenta coltellate.

Dolci, ai microfoni del programma ‘Ore 14’ in onda su Rai Due, ha parlato di un “disegno criminoso” volto a zittirlo. A non far parlare lui e altre persone che sanno “troppe cose”. Quali, non è dato sapere: “non è questa la sede”, taglia corto Dolci rivolgendosi al conduttore della trasmissione.

Quel che è certo, è che l’imprenditore bergamasco ipotizza un collegamento tra le minacce e le aggressioni che avrebbe subito (“ho dovuto cambiare casa, rischio la vita”) e la profanazione messa in atto da ignoti.

Ha detto di avere rivelato agli inquirenti “elementi utili alle indagini”, tanto da mostrarsi decisamente ottimista su eventuali sviluppi. Al tempo stesso, dice di non aver raccontato ancora tutto a chi indaga: “Aspetto che mi chiamino”. Un’intervista piuttosto singolare: non si capisce se  ermetica o semplicemente confusa.

Eleonora Prandi, avvocato di fiducia dell’uomo, ha spiegato che il suo assistito “dal giorno del femminicidio ha subito innumerevoli reati di natura diversa, quali: ripetute e quasi quotidiane minacce, intimidazioni, lesioni personali, aggressioni, violazioni di domicilio, diffamazioni aggravate a mezzo stampa e calunnia da parte di autori diversi”. Ora l’uomo – come riportato dall’avvocato – spera che anche grazie al proprio contributo si possa giungere “all’individuazione dei colpevoli”.

La procura di Bergamo ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di vilipendio di cadavere e furto (della testa, che non è stata ritrovata). Il reato è previsto dal codice penale che, all’articolo 411, stabilisce una pena da due a sette anni di reclusione, aumentata se il fatto avviene all’interno di un cimitero, come in questo caso. Gli investigatori stanno lavorando nel massimo riserbo, vagliando tutte le piste. Secondo quanto si apprende, la lastra di zinco che ricopre la bara sarebbe stata tagliata e poi richiusa con silicone. L’ipotesi più plausibile è che non abbia agito una persona da sola, perché il peso totale della bara è superiore ai 100 chili. Gli autori del gesto avrebbero poi prestato particolare cura a rimettere tutto a posto, fiori compresi, per far sì che nessuno notasse qualcosa di strano.

L’avvocato Nicodemo Gentile, legale della famiglia, nei giorni scorsi si è fatto portavoce della signora Una, la mamma di Pamela Genini che ha definito “uno scempio disumano” la profanazione della tomba e del cadavere della figlia. Non solo abbiamo perso Pamela in modo atroce, ma ora dobbiamo fare i conti con un’ulteriore violenza che non ha senso”, ha detto la donna.