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“C’è una nuova primavera”

La democrazia – quella vera, non quella che si pensa che continui ad esserci solo perché ci continuano a permettere di andare a votare – è un bene prezioso, che va coltivata e difesa ogni giorno. Continuando a guardare davanti e non solo ossessivamente intorno

C’è una nuova primavera sbocciata in questi giorni. Lo scenario tutto attorno resta incerto e anche inquietante, ancor di più se solo ci si allontana un attimo dalle nostre latitudini. Ma, volendo guardare con uno sguardo meno condizionato dal tambureggiante rincorrersi di notizie e dichiarazioni che nella loro enfasi risultano spesso improvvisate, poco rilevanti e credibili, le reazioni che si sono viste prodursi nei giorni scorsi sembrano aprire una nuova luce, di speranza. Negli ultimi anni, soprattutto negli ultimi mesi, sono state valicate con sempre minor resistenza e con sempre maggiore sufficienza e rassegnata accondiscendenza linee rosse che fino a poco fa apparivano invalicabili.

Progressivamente, senza una piena consapevolezza, ci siamo ritrovati spettatori inerti della rimozione dei capisaldi su cui era stato costruito l’ordine internazionale dopo i due conflitti mondiali del secolo scorso. In un contesto sempre meno responsabile e sempre più privo di doveri morali, i valori che rappresentano l’essenza stessa della cultura occidentale – quella tramandataci con generosità dalle Madri fondatrici e dai Padri fondatori delle istituzioni espressione del modello ideale della nostra civiltà – sembravano avere inesorabilmente perso sempre più consistenza e significato.

Così democrazie liberali fondate sulla separazione dei poteri, già sotto assedio da tempo, apparivano capitolare di fronte alla naturale involuzione prodotta da decisioni sempre più accentrate nelle mani di poteri esecutivi assertivi e ostili al pluralismo, alla cooperazione, al multilateralismo in un progressivo proliferare di oligarchie autoreferenziali, arrivate al potere grazie a sistemi democratici della cui flessibilità in termini di modalità di attuazione delle rispettive regole di funzionamento tendevano poi ad approfittare con cinismo e opportunismo. Di colpo però lo scenario è cambiato di fronte all’opportunità che le democrazie stesse permettono di rinnovare, confermando il riconoscimento ai cittadini stessi di esprimersi rispetto alle iniziative di chi li governa.

Così, senza necessariamente dover andare in piazza, ma mobilitandosi direttamente nelle urne, in Italia i cittadini si sono espressi contro l’assertività di chi ha proposto una riforma costituzionale senza nemmeno ammettere un preliminare confronto all’interno della sua stessa maggioranza, tantomeno permettendolo con la minoranza parlamentare. I cittadini italiani lo hanno fatto con una partecipazione al voto senza precedenti nella recente storia delle consultazioni politiche del nostro Paese. E, ancora più rilevante, tutto ciò in misura decisiva attraverso il voto della generazione più giovane, che si è mobilitata in tal senso come mai avvenuto prima, nell’ambito di un Paese che non si preoccupa né di rappresentarla né tantomeno di potersi direttamente rappresentare, e questo anche solo in termini di elettorato passivo visto come anche in questa consultazione referendaria non sia stato ammesso il voto a distanza dei fuori sede, in larga parte costituiti dai più giovani.

Così, senza necessariamente dover andare in piazza, anche a livello internazionale il consenso di cittadini di democrazie mature di cui non si riusciva più a comprendere la deriva è sceso inequivocabilmente ai minimi storici nei confronti di amministrazioni che assumono senza un preliminare dibattito, né interno né nelle istituzioni internazionali, decisioni che implicano drammatiche ripercussioni senza precedenti a livello globale da tutti i punti di vista, umanitario, politico, sociale, energetico, ambientale, economico. C’è una primavera, che si è accesa attorno a noi. Una stagione di speranza, che per essere tale deve essere ora soprattutto una stagione delle scelte. Perché nessuno ha diritto di intestarsela, tantomeno di pensare di poterne già fare un motivo per rivendicare una propria vittoria. Innanzitutto perché se non sappiamo quale sia il senso della vita, sicuramente però non è quello di vincere. Ma poi soprattutto perché ragionare sempre con l’orizzonte  proiettato solo alle prossime elezioni non serve a nulla di fronte alla complessità di questo nostro tempo.

La democrazia – quella vera, non quella che si pensa che continui ad esserci solo perché ci continuano a permettere di andare a votare – è un bene prezioso, che va coltivata e difesa ogni giorno. Continuando a guardare davanti e non solo ossessivamente intorno. Facendolo con uno sguardo lungo, con una visione che sia sempre all’altezza della missione che si intende perseguire, che deve essere quella di lasciare a chi viene dopo un mondo migliore. Perseguendo il bene comune e non i privilegi di pochi. Promuovendo l’ascolto e il confronto, il rispetto della dignità delle persone e delle istituzioni che lo hanno reso possibile. Opponendosi alle diseguaglianze di destino, permettendo a tutti di poter contare sullo stesso punto di partenza e non necessariamente di arrivo, pur non lasciando indietro nessuno. C’è una primavera, che si è accesa attorno a noi. Continuiamo a tenere accesa, insieme, la speranza nel nostro futuro.

“Noi sappiamo cosa dobbiamo fare. Dobbiamo cercare una vera giustizia uguale per tutti, ammettere la vanità e la vacuità delle false distinzioni tra gli uomini e cercare il nostro miglioramento attraverso il miglioramento di tutti.” (Robert F. Kennedy, Cleveland, Ohio, 5 aprile 1968)


Alberto Colombelli
Presidenza nazionale di Libertà Eguale
Diplomato ISPI in Affari europei