Logo

Temi del giorno:

La Madonna con Bambino ritrovata a Zogno, era esposta al museo convinti della loro legittima provenienza

Riceviamo e pubblichiamo la lettera delle nipoti di monsignor Giulio Gabanelli, amato e stimato parroco di Zogno, in merito al ritrovamento e alla consegna della Madonna della Fondazione Cini

Riceviamo e pubblichiamo la lettera delle nipoti di monsignor Giulio Gabanelli, amato e stimato parroco di Zogno, in merito al ritrovamento e alla consegna della Madonna della Fondazione Cini. 

Spett.le Redazione di Bergamonews,
Noi nipoti di Don Giulio Gabanelli siamo preoccupate che le notizie recentemente riportate sui quotidiani locali, a proposito della Madonna della Fondazione Cini, possano offuscarne la memoria.
Don Giulio era una persona intelligente e colta, dai molteplici interessi, era dotato di una pungente ironia, amava l’arte come espressione dell’ingegno umano e della bellezza del Creato. Ha interpretato il ministero sacerdotale nel segno dell’umanesimo cristiano, rifuggiva dalle rigidità dottrinali: presso di lui trovavano ascolto e conforto, credenti e non credenti, l’attenzione ai deboli e ai poveri è stata una costante nella sua lunga vita. La franchezza era un altro aspetto importante del suo carattere.
Proprio l’amore per l’arte, nelle sue diverse manifestazioni, lo ha portato a raccogliere reperti, quadri e sculture dei quali ha voluto fare dono a Zogno o meglio alla sua comunità parrocchiale, costituendo il Museo di San Lorenzo.
Il suo intento era di recuperare la storia della religione vissuta dalla popolazione locale, attraverso i reperti che riguardano soprattutto la liturgia, spesso abbandonati o messi in disparte, a fronte dei sacrifici costati, in quei tempi di cruda povertà. Don Giulio ha sempre operato alla luce del sole, catalogando e rendendo fruibili opere che, altrimenti, sarebbero rimaste chiuse in sacrestie o depositi. Ogni pezzo esposto, inclusa la Madonna in questione, era per lui uno strumento di catechesi e bellezza per il popolo brembano. Chi agisce con finalità educative e pubbliche non ha l’indole del mercante, ma del custode.
Durante gli anni in cui Don Giulio ha operato, la circolazione delle opere d’arte sacra avveniva spesso per canali informali, lui ha agito con l’unico scopo di salvare il bello dalla dispersione o dalla distruzione.
Don Giulio ha accolto opere per valorizzarle, ovviamente convinto della loro legittima provenienza o necessità di protezione; la sua dedizione alla storia locale testimonia un uomo che ha speso la vita per dare un’identità culturale a Zogno, non per trarre profitto o fama da beni altrui. A chi oggi guarda con distacco ai tecnicismi legali, Don Giulio risponderebbe con quel sorriso mite di chi sa che l’arte è di chi la ama e la protegge. La sua ‘colpa’, se così si può chiamare, fu quella di aver amato troppo il bello per lasciarlo svanire nel buio dell’incuria. Conservare la sua memoria significa guardare al Museo di San Lorenzo e oggi al MAG (Museo delle Arti Gabanelli) non come a
una galleria di oggetti, ma come al testamento di un uomo che ha speso ogni respiro per dimostrare che la bellezza è la via più breve per arrivare a Dio.

Clementina Gabanelli
Marina Gabanelli
Natalina Gabanelli