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Giovanni Scifoni arriva al Donizetti: “Il ‘mio’ Francesco è la superstar del Medioevo”
Foto dal sito di Teatro Donizetti

Lo spettacolo andrà in scena mercoledì 1° aprile: l’attore, già apprezzato dal pubblico a teatro e in tante serie televisive, vestirà i panni del protagonista

“Il ‘mio’ Francesco è il più grande performer della sua epoca, il personaggio più famoso del tempo in cui ha vissuto: chiunque parlava di lui nel mondo, almeno nel mondo conosciuto sino a quel periodo”. Così l’attore e drammaturgo Giovanni Scifoni illustra lo spettacolo “Fra’: San Francesco la superstar del Medioevo”, che lo vedrà protagonista al Teatro Donizetti, a Bergamo, mercoledì 1° aprile alle 20.30.

Scifoni, già apprezzato dal pubblico a teatro e in tante serie televisive come “L’onore e il rispetto”, “Don Matteo”, “Il peccato e la vergogna”, “Un medico in famiglia”, “Un passo dal cielo”, “Viola come il mare”, “Doc – Nelle tue mani” e “Che Dio ci aiuti”, sarà accompagnato da una band di tre elementi – Luciano di Giandomenico, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli – che, vestiti da frati, suonano musiche medioevali con strumenti antichi.

Lo abbiamo intervistato per saperne di più.

È già stato a Bergamo?

Tante volte e sono sempre contento di tornarci. Un mese fa mi sono esibito a Bergamo con un altro spettacolo e qualche anno fa con quella che si potrebbe definire una versione embrionale del lavoro che porto in scena mercoledì (1° aprile, ndr) al Teatro Donizetti: entrambi sono incentrati sulla figura di Francesco, ma sono esibizioni completamente diverse. Il riscontro del pubblico è ottimo: con “Fra’: San Francesco la superstar del Medioevo” stiamo girando da tra anni in tutta Italia ottenendo tante soddisfazioni.

E com’è nato questo spettacolo?

Ho raccolto parecchio materiale su San Francesco, ho intervistato molti frati e analizzato vari documenti. Di fatto nessuno ha capito davvero chi fosse anche se tutti ne parlano, adesso più che mai perché ricorre l’ottavo centenario della morte e in tutta Italia vengono proposti diversi spettacoli su di lui. Nel corso del tempo il santo di Assisi è stato raccontato da artisti e personalità come Dario Fo, Angelo Branduardi, Roberto Rossellini e Franco Zeffirelli: ogni narrazione è differente dalle altre e mi fa sempre tenerezza – oltre che un po’ di rabbia – chi sostiene che la sua versione di Francesco sia quella vera affermando per esempio di aver trovato materiale che in precedenza era stato tenuto nascosto. In realtà quelli che lo affermano sono dei cialtroni.

Come mai?

Perché non lo sanno nemmeno loro. Esistono molte biografie di San Francesco e ognuno attinge da esse i tratti del santo che più gli corrispondono o che si coniugano meglio con la sua sensibilità. Il “mio” Francesco non ha la presunzione di essere quello vero ma sicuramente è originale, come recita il titolo è “la superstar del Medioevo”: è il più grande performer della sua epoca, il personaggio più famoso del tempo in cui ha vissuto: chiunque parlava di lui nel mondo, almeno nel mondo che era conosciuto sino a quel periodo. Tutti volevano diventare Francesco: era un volto affermato, un giullare incredibile che riusciva a caricare folle sterminate con le sue prediche. Per farsi un’idea basta pensare che una volta ha avuto davanti a sé 5mila persone: si rivolgeva a loro senza microfono e viene spontaneo chiedersi che cosa potessero sentire di quello che diceva, però aveva un seguito notevole. Ma c’è anche un altro aspetto che mi ha colpito di questo santo.

Quale?

Il tema della vanitàs. Francesco era molto attratto da questa tentazione: adorava piacere agli altri. Da giovane sognava di diventare il cavaliere più famoso del mondo, mentre dopo la conversione rinuncia a tutto e dice ai frati che avrebbe voluto divenire il santo più famoso della storia della cristianità. Aveva un ego pronunciato e nel corso della vita combatte contro la grande tentazione della vanità. Tutti i santi, di fatto, insistono sull’esaltazione di una virtù perché sono tentati dal peccato che ne costituisce il contrario. Nella parte finale della sua vita, che è anche la conclusione dello spettacolo, racconto la componente più poetica del suo percorso e la “grande rinuncia” che pone vari spunti di riflessione sempre attuali.

Potrebbe spiegarci meglio?

Francesco ha rinunciato al denaro, al possesso e a tutto, compreso quello di cui è più difficile fare a meno, ossia il successo. A un certo punto, al culmine della popolarità, una parte dei frati gli si rivolterà contro e lui rinuncerà alla guida dell’Ordine diventando frate semplice. Rinuncia al consenso, all’essere nella mente degli altri e credo che ieri come oggi sia la cosa più complicata da fare per una persona.

Perché risulta difficile?

Perché viviamo nella società del consenso. Oggi ci troviamo nel mondo dei followers e nessuno rinuncerebbe al seguito della gente, anche se si tratta di un piccolo gruppo di persone. Nel nostro tempo abbiamo la percezione che se non si è visibili non si esiste, invece Francesco ci indica la possibilità di un altro modo di esistere senza il bisogno di essere necessariamente visti. Ci metterà tutta la vita per capirlo ma la sua decisione invita a riflettere in ogni epoca. Lo spettacolo, quindi, non racconta la storia di questo santo, ma con ironia diverte e invita a riflettere sul nostro rapporto con la vanità e con il successo.

Per concludere, quali sono i suoi prossimi progetti per il futuro?

In televisione sono nel cast della serie “Doc – Nelle tue mani”, giunta alla quarta edizione, ma anche nella fiction “Che Dio ci aiuti”. Inoltre a teatro riprenderò con lo spettacolo “Aggiungi un posto a tavola”, che sta continuando a ottenere molto successo. Sono sempre pronto a mettermi in gioco in molteplici contesti, anche se coltivo un legame speciale con il teatro perché è il luogo della sperimentazione, della libertà artistica e del contatto con il pubblico.