Omicidio Malaiko, processo d’appello aggiornato al 22 aprile
In aula a Brescia accuse e difesa su posizioni opposte: per l’accusa fu omicidio premeditato, per la difesa un fatto preterintenzionale
Ha preso il via mercoledì 25 marzo, a Brescia, il processo d’appello per l’omicidio di Yana Malaiko, la 23enne di Romano di Lombardia uccisa nella notte tra il 19 e il 20 gennaio 2023 a Castiglione delle Stiviere. L’udienza si è svolta davanti alla Corte d’Assise d’Appello, dove il sostituto procuratore generale Domenico Chiaro ha chiesto il rigetto del ricorso presentato dalla difesa di Dumitru Stratan, rappresentata dall’avvocato Gregorio Viscomi.
Subito dopo è intervenuta la pubblica ministera di Mantova, Lucia Lombardo, che ha chiesto di partecipare a questa fase d’appello ribadendo la richiesta di riconoscere l’aggravante della premeditazione, illustrando gli elementi che, a suo avviso, la dimostrerebbero.
La parte civile, rappresentata dall’avvocato Angelo Lino Murtas, ha ripercorso l’intera vicenda sottolineando i passaggi ritenuti indicativi del dolo antecedente all’omicidio: le minacce di morte del 15 gennaio 2023, il loro rinnovo il 17 gennaio e la sparizione delle telecamere tra il 17 e il 18 gennaio.
L’avvocato Murtas ha poi ricostruito la dinamica del delitto del 20 gennaio, soffermandosi sulla presunta “trappola” del cane Bulka e sugli elementi di dolo successivo, come il depistaggio con l’invio di finti messaggi al datore di lavoro dal telefono della vittima già deceduta e l’occultamento del corpo in una valigia. La Parte civile ha quindi chiesto il rigetto del ricorso difensivo, sostenendo che si tratti di un omicidio premeditato e pianificato in tutte le sue fasi, aggravato dalla premeditazione e punibile con l’ergastolo.
La difesa di Stratan ha contestato le ricostruzioni di Procura e parte civile, sostenendo che non si tratti di un omicidio premeditato ma di un fatto preterintenzionale: secondo la versione difensiva, infatti, l’imputato avrebbe colpito la giovane con un solo colpo al petto nel tentativo di allontanarla, trovandola poi a terra in fin di vita. Le numerose lesioni al volto e sul corpo sarebbero conseguenza degli schiaffi e dei tentativi di rianimazione, compreso un massaggio cardiaco, mentre la presenza di sangue sull’imputato deriverebbe dalle manovre di respirazione bocca a bocca.
La difesa ha inoltre eccepito la nullità dell’impugnazione del Pubblico ministero, sostenendo che il ricorso sia stato depositato in forma cartacea con timbro di Cancelleria anziché tramite deposito telematico nel formato digitale previsto. L’udienza è stata aggiornata al 22 aprile alle ore 10.


