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Casi di Epatite A, Marinoni: “Dipende soprattutto da cosa si mangia e dall’uso di acqua contaminata”
Foto di Andy Castille su Unsplash

Il presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo fornisce alcuni consigli per ridurre il rischio di contagiarsi

Negli ultimi giorni nella provincia di Napoli e a Latina si è registrato un aumento dei casi di Epatite A. In base ai dati disponibili sino alla mattina di martedì 24 marzo, risultano circa 70 le persone ricoverate all’ospedale Cotugno, nel capoluogo campano, mentre in terra laziale sono stati segnalati 24 casi e 6 ricoveri.

Le persone colpite dall’infezione del fegato, causata dal virus HAV (responsabile dell’Epatite A), sarebbero tutte in condizioni stabili, dopo essersi recate in ospedale con i sintomi caratteristici di questa malattia infettiva. Come viene spiegato sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, la forma acuta dell’infezione “ha un periodo di incubazione che va da 15 a 50 giorni e un decorso generalmente autolimitante e benigno. In genere la malattia, che dura 1-2 settimane, si manifesta con febbre, malessere, nausea, dolori addominali e ittero, accompagnati da elevazioni delle transaminasi e della bilirubina”, anche se “una quota delle infezioni, specialmente se contratte in giovane età, rimane asintomatica”.

Ma come si trasmette l’Epatite A? Che cosa si può fare per ridurre i rischi di contagio? Il dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, spiega: “È fondamentale prestare attenzione all’alimentazione, specialmente al consumo di alimenti crudi. In modo particolare, i rischi riguardano soprattutto il pesce crudo, i frutti di bosco surgelati non cotti e le verdure crude non lavate oppure lavate con acqua contaminata o non potabile. È preferibile mangiare cibi ben cotti e curare l’igiene delle mani”.

“La trasmissione – prosegue il dottor Marinoni – avviene per via oro-fecale. Il virus è presente nelle feci 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi e fino a una settimana dopo, mentre è presente nel sangue solo per pochi giorni. Solitamente il contagio avviene per contatto diretto da persona a persona o attraverso il consumo di acqua o di alcuni cibi crudi (o non cotti a sufficienza), soprattutto molluschi, allevati in acque contaminate da scarichi fognari contenenti il virus. Nella gran parte dei casi guarisce spontaneamente e, a differenza delle epatiti B e C, non cronicizza e conferisce un’immunità durevole”.

Infine, il presidente dell’Ordine dei medici conclude: “L’epatite A è diffusa in tutto il mondo, sia in forma sporadica sia epidemica. Esiste un vaccino che viene raccomandato in modo particolare a chi viaggia in Paesi dove l’Epatite è endemica, nelle aree con maggiori rischi, per coloro che lavorano in ambienti a contatto con il virus, i tossicodipendenti e i contatti familiari di soggetti con epatite A. La vaccinazione è raccomandata anche per i pazienti fragili e per coloro che sono affetti da malattie epatiche croniche”.