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Referendum, Gori: “Per Meloni un problema chiamato Trump, nel boom dei ‘No’ pesa il clima globale”

Secondo l’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo, il risultato non c’entra molto con la separazione delle carriere, ma rifletterebbe un clima più ampio di incertezza e preoccupazione

“Sbaglierò, ma dietro il boom dell’affluenza e il doppio boom dei No vedo anche un ‘sentimento’ che c’entra poco con la separazione delle carriere”. Lo afferma in un post sui social l’europarlamentare del Pd ed ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori, commentando l’esito del referendum.

Secondo Gori, il risultato non sarebbe spiegabile soltanto con il merito del quesito, ma rifletterebbe un clima più ampio di incertezza e preoccupazione. “Questo sentimento – osserva – ha a che fare con Donald Trump, con la preoccupazione per la guerra, con la paura di essere nelle mani di un matto prepotente, con le conseguenze su bollette, prezzo della benzina e tutto il resto”.

Una lettura che chiama in causa anche il governo italiano. Per l’esponente dem, infatti, “se è così, se Giorgia Meloni paga anche per la sua vicinanza a Trump, direi che ha un problema, e che non finisce qui”. Nel ragionamento di Gori, dunque, il voto referendario assume un significato che va oltre il perimetro della riforma, trasformandosi in un segnale politico più generale. “Nella vittoria del No – è convinto – c’entra anche l’inquilino della Casa Bianca”.