L’ultimo saluto a Valentina, uccisa dal marito: “Sempre sorridente, nonostante l’inferno che stavi vivendo”
L’addio in Borgo Santa Caterina sulle note di Vasco Rossi. L’abbraccio della sindaca alla mamma
Bergamo. Descrivono Valentina come “una ragazza piena di sogni, con tanta voglia di vivere”. “Sempre pronta a sorridere, nonostante l’inferno che stavi vivendo”. Sono le parole commosse pronunciate da Silvia e Stefania, amiche di Valentina Sarto, la 41enne uccisa con diciannove coltellate dal marito Vincenzo Dongellini mercoledì scorso, nell’abitazione dove vivevano insieme in via Pescaria. Parole che attraversano il dolore e restituiscono il ritratto vivido di una donna luminosa, capace di resistere anche quando tutto intorno si faceva buio. “Dentro di te avevi una forza silenziosa – continuano rivolgendosi all’amica che non c’è più -. Sei stata la nostra ancora, la nostra sorellina. Abbiamo vissuto momenti felici insieme: adoravi ballare. Grazie per aver camminato accanto a noi, ora corri avanti dove nessuno può farti del male. Piccola farfalla, ora vola libera. Ti vogliamo bene”.
Martedì 24 marzo, nella chiesa di Borgo Santa Caterina, è il giorno dei funerali. Un giorno sospeso, carico di lacrime e silenzi. Don Pasquale Pezzoli parla di rabbia e senso di giustizia. Che devono “diventare un motore per reagire e raccontare una storia diversa”, per “creare un mondo in cui sia più facile chiedere aiuto, quando la nostra fragilità rischia di travolgerci e farci soccombere”. Parole che cercano un varco nella disperazione, indicando una strada possibile. “Ci stringiamo tutti attorno al dolore dei familiari – aggiunge il sacerdote durante l’omelia -. Siamo rimasti sconvolti e increduli dalla morte di Valentina, avvenuta con una violenza efferata e insensata”.
Poi, una riflessione che cala nella chiesa come un monito: “Non vogliamo abituarci alla violenza dei gesti e delle parole”, perché “già da lì inizia la violenza. Non ci rassegniamo ad accettarla come normale. Siamo testimoni di questo, ma non riusciamo a trovare nuove risorse per attivarci. Ciò che sembra un gesto di potenza e di potere, tradisce una debolezza del cuore. Valentina ne è rimasta vittima lasciando a chi le vuole bene un opprimente senso di colpa per non essere riuscita a salvare. Ma non tocca a noi salvare, non siamo onnipotenti”.
Centinaia di persone erano presenti sia all’interno che all’esterno della chiesa per assistere alle esequie, celebrate dal parroco di Borgo Santa Caterina e dal collega di Valtesse, don Giampaolo Tironi. La comunità si è stretta compatta, come a voler proteggere ciò che resta. I familiari, all’ingresso della chiesa, si sono stretti in lunghi abbracci, provati e commossi, cercando conforto l’uno nell’altro. All’arrivo del feretro di Valentina mamma Lia e il fratello Simone hanno chinato il capo sulla bara, piegati da un dolore che sembra non avere fine. Anche la sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, era presente per rendere omaggio a Valentina e ai suoi cari. Nei giorni scorsi aveva definito la tragedia di via Pescaria un “dolore terribile e una ferita profonda per la città di Bergamo. In momenti come questo, al dolore si uniscono rabbia e senso di impotenza: ancora una volta, tutto avviene tra le mura domestiche, all’interno di una relazione di coppia, nel luogo che dovrebbe essere di cura e sicurezza”.
All’esterno della chiesa, già prima delle esequie, presenti diversi ultras e frequentatori del “Baretto”, punto di riferimento del tifo nerazzurro, dove Valentina lavorava. Volti segnati, sguardi bassi, mani in tasca: un dolore composto ma evidente. “La vedevamo sempre al bar quando andavamo a vedere le partite dell’Atalanta – racconta Barbara -. Lei c’era sempre. Era una persona fragile, ma con voglia di vivere. Voleva vivere solo una vita felice. Noi donne sbagliamo a volte perché dovremmo denunciare subito. Ora c’è solo tanta rabbia. Rimane il suo sorriso”.
Al termine della celebrazione è stata intonata la canzone “Aspettami”, di Vasco Rossi. All’uscita del feretro “Gli angeli”, sempre del rocker italiano, che un’amica, Francesca, dinanzi alla bara dove riposa Valentina, canta sommersa in un mare di commozione. Note che si sono alzate nell’aria come un saluto, per accompagnare Valentina nel suo ultimo viaggio.





