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Referendum giustizia, trionfo del “no”: i commenti dei politici bergamaschi

Il risultato del referendum suscita reazioni contrastanti tra i politici sulle prospettive future del sistema giudiziario

Bergamo. A seguito della vittoria del “no” al referendum sulla giustizia, i politici bergamaschi hanno espresso le loro considerazioni, analizzando le possibili conseguenze sul piano locale e nazionale. Il risultato, segnato da un’ampia partecipazione (65,27%), ha acceso il dibattito sulle prospettive future per la giustizia nel Paese, specialmente in Lombardia, in cui il “si” ha ricevuto consenso.

“Ritengo che sia stata un’occasione persa, la riforma ci avrebbe garantito processi imparziali e una giustizia più equa”. Queste le parole del consigliere regionale Ivan Rota di Forza Italia, dopo la vittoria del no al referendum per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. “Questo referendum era un passaggio importante per ridare fiducia ai cittadini nella giustizia, garantendo la terzietà dei giudici, lasciando indipendente la magistratura da qualsiasi forma di ingerenza politica. Registro con grande rispetto il risultato delle urne, viva la democrazia e viva l’Italia” ha concluso Rota.

Nicola Di Marco, capogruppo Movimento 5 Stelle Lombardia: “Questo voto politico apre ad una nuova primavera dove i cittadini vogliono una politica più vicina e non solo impegnata a salvare sé stessa. Segnali importanti arrivano anche dalla Lombardia, con Milano e provincia a trascinare il dato del no. Cancellato questo tentativo di riforma, di quattro anni di Governo resta il nulla. È una vittoria netta dei cittadini che hanno respinto un progetto destinato a indebolire la giustizia e a renderla più esposta ai condizionamenti della politica. Un no per ribadire al governo di centrodestra che la giustizia è un pilastro della democrazia e non può diventare terreno di scambio politico. Questa vittoria è il frutto dell’impegno di una comunità intera. Il Movimento 5 Stelle della Lombardia ringrazia chi ha presidiato i banchetti in tutta la Lombardia, chi ha distribuito materiali informativi, chi ha organizzato incontri e momenti di confronto, chi ha lavorato dietro le quinte e, soprattutto, tutte le cittadine e i cittadini che sono andati a votare”.

Il commento del segretario provinciale del Pd Gabriele Giudici sull’esito della consultazione referendaria che ha visto prevalere il “no” con circa il 54%: “Una grande ed importante mobilitazione che ha portato una vittoria che manda un segnale chiaro: il Paese c’è, e dice alt all’arroganza di Giorgia Meloni e del governo. La cittadinanza vuole risposte chiare, concrete e radicali, noi pronti a scendere in campo. Lo dimostra anche l’importante affluenza alle urne, il 65,25% nella bergamasca, che è un ottimo segnale per la nostra democrazia e le nostre istituzioni. Ringrazio i nostri volontari e chi si è speso per fare una campagna referendaria che ci ha portato in 40 paesi della bergamasca con assemblee ed incontri e a tutti coloro che strada per strada, casa per casa hanno portato le ragioni del no e hanno contribuito ad una grande vittoria.”

Gli fa eco il segretario cittadino del Pd Alessandro De Bernardis: “Risultato fantastico da parte di tutta l’Italia e la città di Bergamo non è da meno: un risultato netto e chiarissimo che rende ragione del lavoro nei gazebo, nelle iniziative pubbliche e nella disseminazione che abbiamo fatto giorno per giorno, con concretezza, sul territorio. Importantissimo il dato sull’affluenza, più della media della nostra provincia, che dimostra il grande senso civico della nostra città e della cittadinanza.”

Non manca di far sentire la sua voce Antonio Misiani, senatore per il Pd: “La vittoria netta del no è un fatto di grande portata politica, un vero spartiacque. Con un’affluenza di quasi il 59% — una delle più alte nella storia dei referendum costituzionali — i cittadini hanno respinto una riforma che avrebbe indebolito l’indipendenza della magistratura e incrinato l’equilibrio dei poteri su cui si fonda la nostra democrazia. Non è solo una sconfitta per il governo Meloni. È una lezione di democrazia. Gli italiani difeso la Costituzione bocciando una riforma costituzionale imposta con la forza dei numeri parlamentari, senza alcuna condivisione, senza ascolto. È un risultato straordinario, che appartiene a chi ha fatto campagna nelle piazze, nelle assemblee, nelle università, spiegando i rischi della riforma con coraggio e chiarezza.  Appartiene a tutti i cittadini che hanno scelto di partecipare e tra loro tantissimi giovani, che hanno trascinato la vittoria del No. Ora il centrosinistra ha una responsabilità in più: costruire un’alternativa credibile, seria, all’altezza di chi ci ha dato fiducia oggi. Il vento sta cambiando”.

Stefano Benigni (FI) dichiara: “Abbiamo provato a modernizzare il Paese su un tema importante come la giustizia, ma purtroppo non è andata come speravamo. Volevamo metterci al pari delle grandi democrazie occidentali e invece dobbiamo prendere atto che non siamo riusciti a trasmettere fino in fondo la nostra visione di cambiamento nonostante il grande impegno di Forza Italia e di tutto il centrodestra. Nei prossimi giorni servirà fare un’analisi dettagliata del voto anche per capire dove e perché si è perso, certamente non dobbiamo sottovalutare il chiaro segnale che arriva da questo voto: il governo deve andare avanti con umiltà e dimostrando di saper incidere sui problemi reali. Resta l’amarezza di avere perso un’occasione storica che tanti cittadini aspettavano come confermano gli oltre 12 milioni di voti per il ‘Sì’. Da bergamasco, sono comunque felice che la nostra provincia sia tra le prime in Italia dove il ‘Sì’ ha vinto nettamente: la Lombardia si conferma, ancora una volta, baluardo di innovazione e futuro”.

Davide Casati, consigliere regionale del Partito democratico: “Gli Italiani hanno a cuore la Costituzione: non si cambia senza condivisione e con voti di fiducia. Gli italiani hanno a cuore la nostra Carta Costituzionale e in occasione di questo referendum hanno fatto sentire la loro voce attraverso un’affluenza record: la legge fondamentale del Paese non si cambia facendosi forza della maggioranza politica e politicizzando una materia delicata come quella della giustizia”.

“Visto l’esito referendario consiglio alla premier Meloni di tenere al suo posto il ministro Nordio perché è garanzia del fallimento del suo Governo. Come dichiarato dal presidente Conte l’ondata di partecipazione non deve ora fermarsi – afferma Dario Violi, coordinatore M5s Lombardia -. Questa vittoria la dobbiamo soprattutto a quelle persone che si sono impegnate sui territori, che abbiamo incontrato nelle piazze e nelle Università. La vittoria di una comunità che ha lavorato nei banchetti, distribuito volantini e di chi ha voluto fortemente esercitare il proprio diritto di voto. Ora i cittadini meritano una visione del Paese capace di tenere insieme tutto senza lasciare indietro nessuno”.

Per Alfredo Di Sirio, segretario provinciale di Sinistra Italiana Bergamo: “Ha vinto il No. Ha vinto l’Italia che resiste. Ha vinto la Costituzione. Con la vittoria del NO si ferma il disegno autoritario della destra ed è la prima vera sconfitta politica per Giorgia Meloni. Non era un voto tecnico, non era una questione da addetti ai lavori: era una scelta chiara sulla democrazia, sugli equilibri costituzionali, sull’idea di Paese che abbiamo davanti. E quando la scelta è netta e chiara, le persone rispondono. La vittoria del NO che un’alternativa al governo Meloni è possibile. E dice anche al centrosinistra che serve chiarezza, coraggio e un messaggio riconoscibile, in vista del voto regionale e politico del prossimo anno”.

Il Movimento delle Donne di Bergamo esprime grande soddisfazione per l’esito del referendum costituzionale sulla giustizia. “Come donne, abbiamo sempre ritenuto che la riforma non affrontasse le questioni più urgenti e rilevanti del sistema giudiziario italiano, a noi particolarmente care; per questo motivo ci siamo convintamente opposte. Oggi celebriamo un risultato importante: la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, continua a rappresentare un solido punto di riferimento, capace di unire e di contrastare ogni deriva estremista e maschilista. Un sentito grazie a tutte le donne e a tutti gli uomini che l’hanno difesa, scegliendo di votare No”.

“Quella di oggi, la netta vittoria dei NO al referendum costituzionale, è prima di tutto una vittoria di popolo, della società civile – dichiara Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista -. Grazie ad una partecipazione straordinaria, nettamente superiore a quella delle ultime elezioni europee e amministrative in cui in ballo c’era una scelta partitica, viene respinto il tentativo di scardinare la Carta Costituzionale in ben sette articoli attinenti all’equilibrio e all’armonia tra poteri dello Stato, in particolare viene respinto il tentativo del governo Meloni di ridurre drasticamente i controlli di legalità nei confronti del potere politico ed economico. Questo risultato è tanto più straordinario in quanto nient’affatto scontato.  Sono anni che assistiamo ad un’opera premeditata di svuotamento della Carta Costituzionale riguardo i principi fondamentali del lavoro, della libertà, della pace, dell’eguaglianza e della giustizia sociale. Parliamo, a questo proposito, della sostanza di ogni vera democrazia. Un’opera di svuotamento che è andata avanti parimenti, per dirla con Piero Calamandrei,  a interventi massicci di “diseducazione costituzionale”. Basti pensare alla riabilitazione bipartisan della guerra in spregio all’articolo 11 della Costituzione. Il dato straordinario è che continua a esserci una parte grande della società che non si fa fagocitare da questi interventi che tendono a mutare i connotati di fondo della nostra società in senso liberal conservatore o reazionario. Questa irriducibilità sociale l’abbiamo vista oltre che in questo voto nelle tante manifestazioni contro la guerra e il genocidio di questi mesi. Facciamo tesoro di tutto questo. In conclusione. In questo risultato ha contato più il consistente “residuo” di una coscienza costituzionale, le esperienze, i movimenti, le battaglie che si sono manifestate nella società che l’efficacia dell’azione dei partiti. È da qui, non da pastrocchi elettorali, che bisogna ripartire per costruire un disegno di cambiamento contro le politiche reazionarie e di guerra”.

“Ora i Referendum sulla Giustizia, 20 anni fa per la Devolution: ancora una volta il Nord è zavorrato dalla palla al piede del resto dell’Italia arretrata e arroccata allo status quo”. “Per l’ennesima volta il Paese ha dato un’immagine di arretratezza rifiutando la modernizzazione della Costituzione. Il fatto grottesco è che si proclamano “progressista” ma in realtà sono abbarbica allo status quo costringendo il Paese a un inesorabile declino. Se andiamo a guardare i da disaggregata, emerge la solita fotografia di questa disgraziata Italia: come accadde anche per il referendum sulla devolution, le Regioni quelle sì realmente progressiste e moderne che vogliono stare al passo con i tempi e i vertici della realtà economica mondiale, hanno votato sì. Parliamo di Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e della maggior parte del Piemonte. Ancora una volta noi Padani dobbiamo amaramente prendere a o che siamo impediti nell’esercitare le nostre libertà e aspirazioni di progresso e futuro, a causa di quell’insostenibile palla al piede che è il resto dell’Italia, ben rappresentata da “Roma Ladrona” scrive il Partito Popolare del Nord Autonomia e libertà.