Il popolo di Pontida saluta il suo Senatùr: “Quando parlava sembrava ci fosse il terremoto”
Sin dalle prime ore del mattino, migliaia di persone si sono raccolte dinanzi al sagrato della chiesa e al prato adiacente per seguire i funerali di Umberto Bossi. Tra camice verdi, cappellini, bandiere e striscioni: il ricordo della sua gente
Da “Bossi Bossi” a “Grazie Umberto”, fino agli applausi che hanno scandito il passaggio del feretro lungo la strada provinciale che separa l’abbazia di San Giacomo dal Pratone. Domenica 22 marzo, il popolo della Lega ha salutato il suo fondatore, Umberto Bossi, scomparso giovedì sera. I funerali, celebrati a mezzogiorno, si sono tenuti a Pontida, luogo simbolo del Carroccio e teatro del raduno leghista fin dal 1990. Fin dalle prime ore del mattino, migliaia di persone si sono raccolte dinanzi al sagrato della chiesa e al prato adiacente. Molti indossavano la tradizionale camicia verde e portavano al collo o nel taschino della giacca un fazzoletto dello stesso colore. C’erano cappelli con la scritta “Senatur guidaci tu”, bandiere distese sulle spalle o alzate verso il cielo. Oltre a una moltitudine di striscioni. In quel popolo si leggeva gratitudine, per quel senso di appartenenza che lo aveva reso il loro “Capo”, come era definito.

Tra la folla, un uomo lo ricorda: “Quando ero ragazzino studiavo e lui mi disse: ‘Abbiamo bisogno di gente che studia prima di entrare in politica’. E così ho fatto.” Un altro, loda Bossi per la sua capacità “di agglomerare tante persone, facendosi inseguire da tutte, condividendo lo stesso ideale”. Nei ricordi di molti raffiorano i comizi storici: come quello del settembre 1996 sulle rive del Po, quando Bossi annunciò la nascita della Padania e la spinta secessionista raggiunse il suo apice. Pier Vittorio Fumagalli, in passato nell’organizzazione del raduno di Pontida, lo descrive come “una persona carismatica, con fiuto politico, forse il primo a rompere quell’immagine seriosa dei politici”. Nel 1984 nacque la Lega Autonomista Lombarda e il “Senatùr” seppe trasformarla in una forza nazionale. Forse anche grazie a un linguaggio diretto e provocatorio. Rimangono simboliche alcune sue frasi come “Roma ladrona” e “La Lega ce l’ha duro”.

I presenti a Pontida ci tengono a rimembrare come dietro al leader politico si nascondesse anche un uomo divertente e piacevole, capace di regalare ai suoi seguaci anche momenti di leggerezza. “Sono stato a cena e a pranzo con lui parecchie volte. – racconta Romeo, profondamente legato a Bossi –. Beveva solo Coca Cola e teneva sempre il sigaro in bocca, anche mentre mangiava. Una volta me ne ha regalato uno.” Il pensiero va poi ai raduni di Pontida, che per Bossi era casa: “Quando parlava, faceva tremare gli alberi sulla collina, la terra tremava, sembrava ci fosse il terremoto. Ti sentivi una persona di un certo livello mentre lo ascoltavi.” Alla fine della cerimonia, molti sono rimasti con lo sguardo rivolto verso il Pratone. Nelle espressioni, più che dolore, si leggeva malinconia. Quel popolo che Bossi aveva guidato e fatto sentire parte di qualcosa di più grande lo ha salutato come aveva vissuto con lui: con affetto, convinzione e identità.


