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Valentina al marito: “Ti prego, non uccidermi”. Massacrata con 19 colpi, l’allarme 2 ore dopo la morte

Quando Dongellini chiama la figlia che abita fuori provincia con la madre, alle 11.52, dice: “L’ho ammazzata”. La figlia lo sollecita a chiamare i soccorsi, ma Dongellini le risponde che ormai “è fredda”

Bergamo. Risponde al giudice per le indagini preliminari Federica Gaudino, ma le affermazioni di Vincenzo Dongellini, 50 anni, accusato di femminicidio della moglie Valentina Sarto, 41 anni, non alleggeriscono la sua posizione. Anzi. Emerge un rapporto morboso con la donna sposata lo scorso maggio dopo una relazione lunga dieci anni scanditi di aggressioni verbali e ultimamente fisiche. La vittima è sempre lei: Valentina. Lavorava e pagava l’affitto del bilocale in via Pescaria. Lui, disoccupato, le controllava le telefonate, era geloso perché andava in palestra e minacciava “di fare casino” se lei lo avesse lasciato. Ma il loro rapporto era ormai logorato e scandito dalle aggressioni di lui.

Interrogato nella camera dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, sabato mattina 21 marzo, Dongellini ricostruisce la sua versione dei fatti assistito dall’avvocata Stefania Battistelli. Risponde alle domande della gip Federica Gaudino, alla presenza del pm Antonio Mele con il quale, la sera stessa dell’arresto, l’uomo non se l’era sentita di parlare.

La lite tra i due si era scatenata la sera di martedì 17 marzo con urla, “spintoni e schiaffi reciproci” dichiara Dongellini. Liti tra i due ormai abituali da quando Valentina gli aveva riferito di essersi innamorata di un altro uomo. La mattina di mercoledì gli animi sono ancora accesi tra i due. Dongellini sostiene che lui e Valentina avevano preso dei coltelli in cucina, poi la lite si è spostata in camera da letto. Secondo la sua confessione al Gip la lotta tra loro due degenera e Valentina si ferisce all’addome cadendo dal letto. Valentina capisce la violenza del marito tanto che gli dice: “Ti prego, non uccidermi”. Una richiesta non esaudita. Anzi. L’ha colpita con 19 colpi, due i coltelli trovati sul letto: lame da 20 centimetri.

Quando Dongellini chiama la figlia che abita fuori provincia con la madre, alle 11.52, dice: “L’ho ammazzata”. La figlia lo sollecita a chiamare i soccorsi, ma Dongellini le risponde che ormai “è fredda”. Valentina, infatti, è morta da ormai due ore. È in una pozza di sangue a terra dalla parte sinistra del letto. Al termine della sua ricostruzione dei fatti, Dongellini dice al gip: “Non volevo ucciderla”. Racconta che anche la moglie lo aggrediva. Ma il Gip nella sua convalida d’arresto rimarca quando la forza di Valentina, una donna di statura normale, potesse contro la statura possente di Dongellini.

Insomma, la Gip non crede alla versione di Dongellini e convalida l’arresto e l’accusa di femminicidio.