Logo

Temi del giorno:

Referendum giustizia, oltre 846mila bergamaschi chiamati alle urne: seggi aperti dalle 7

Nella giornata di domenica i seggi saranno aperti dalle 7 alle 23, mentre lunedì dalle 7 alle 15: per esprimere il voto bisogna presentarsi alla sezione di iscrizione con la tessera elettorale e un documento d’identità

Per il referendum sulla giustizia che si svolge domenica 22 e lunedì 23 marzo sono 846.127 gli elettori chiamati alle urne nella provincia di Bergamo (ultimo dato disponibile, a 15 giorni dal voto).

Più precisamente, nel capoluogo gli aventi diritto al voto sono 88.191 (sempre a 15 giorni dal voto), il numero delle sezioni in provincia ammonta a 983 e saranno allestite in 378 plessi, mentre nel capoluogo 103, allestite in 26 plessi.

Nella giornata di domenica i seggi saranno aperti dalle 7 alle 23, mentre lunedì dalle 7 alle 15: per esprimere il voto bisogna presentarsi alla sezione di iscrizione con la tessera elettorale e un documento d’identità.

Gli elettori sono chiamati a pronunciarsi su una revisione della Costituzione, che è stata approvata dal Parlamento senza ottenere la maggioranza necessaria dei due terzi dei componenti in ciascuna Camera. Secondo l’articolo 138 della Carta, infatti, “le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

Votare SÌ significa approvare il testo della legge costituzionale e consentirne l’entrata in vigore definitiva. La riforma produrrà quindi i suoi effetti sull’organizzazione della magistratura, secondo le modalità previste dal legislatore e dalle successive leggi di attuazione. Votare NO, invece, ne comporta il rigetto: il testo non entrerà in vigore e resterà valido l’assetto costituzionale precedente.

Questa tipologia di referendum non prevede il quorum di partecipazione: il risultato sarà valido indipendentemente dal numero di elettori che si recheranno alle urne. Ogni voto, quindi, contribuisce direttamente a determinare se la riforma costituzionale produrrà effetti o resterà priva di efficacia.