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“Il seme nel deserto”, la biografia di Alberto Trussardi che attraversa il Dopoguerra
Alberto Trussardi lavora a 14 anni nelle officine del Patronato San Vincenzo

Da Clusone a Gorle, lo psicoterapeuta Daniele Bondanese – nipote dell’ex allievo del Patronato San Vincenzo – racconta in un libro la vita del nonno: “Era nato con un marchio di rifiuto, ma con forza di volontà si è costruito una vita che ha ispirato tanti altri”

Una storia di vita radicata in Bergamasca, ma universale nei valori che può trasmettere a un lettore attento. Manca ancora qualche mese all’uscita in libreria, prevista per il 26 giugno, ma già si parla del nuovo libro dello psicologo e psicoterapeuta Daniele Bondanese. Il seme nel deserto. Storia di una vita costruita con la volontà, pubblicato dalla casa editrice cittadina Ikonos, racconta la biografia del nonno dell’autore, Alberto Trussardi, originario di Clusone.

“Erano anni che pensavo a questo libro – racconta Bondanese -. Fin dalla sua nascita, il 12 gennaio 1940, il destino di mio nonno è stato segnato dall’abbandono”. Trussardi nasce infatti da una ragazza madre: “Portava addosso un marchio di rifiuto. La mia bisnonna si recò in ospedale a Bergamo, dove, come ragazza madre, poteva restare per un massimo sei mesi. Respinta dalla propria famiglia, cercò un lavoro e lo trovò in un’azienda tessile: tutti i giorni camminava per chilometri fino a Ponte Nossa”.

Dopo qualche tempo, la donna trova una famiglia baradella disposta ad accogliere e crescere il bambino. Una famiglia che, come tante altre nel Dopoguerra, si trova ad affrontare tante difficoltà. Al termine della quinta elementare, il giovane Alberto viene accolto al Patronato San Vincenzo di Clusone. “Per tutta la vita il nonno rimarrà legato a questo luogo, soprattutto alla figura di don Bepo Vavassori”, spiega l’autore.

Dopo la scuola, Alberto Trussardi inizia a lavorare in un saponificio a Gorle. Qui conosce Lucia, una ragazza della cascina di Spalenga, che diventerà sua moglie. “Lui lavorava un manutentore di macchine industriali, mentre la nonna nel confezionamento dei prodotti – racconta il nipote -. Si sono innamorati e il loro matrimonio è stato celebrato da don Bepo. Il nonno ha poi costruito con le sue mani una casa in mattoni a Celadina”. Da quell’unione nasceranno 4 figli, 7 nipoti, 4 pronipoti.

Trussardi diventa in seguito uno dei primi tecnici specializzati nelle televisioni a colori. “Il motto che ha sempre mosso la sua vita era una frase di Vittorio Alfieri: ‘Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli’. Ricordo bene il poster appeso al suo laboratorio”.

Bondanese, che a breve compirà 31 anni, si è trasferito a Ostia durante le scuole medie per seguire il padre in un trasferimento di lavoro. “Ma Bergamo è casa mia – precisa -. In casa ho quadri, libri e immagini della città: ci lega un legame indissolubile. Quando ero bambino, il nonno usava la sua storia come esempio: sentiva il desiderio di ispirare gli altri”.

Trussardi scompare improvissamente nel settembre 2025. “Ho sentito la necessità di riprendere i vecchi appunti e raccoglierli in un’opera che potesse raggiungere più persone”, confida lo psicoterapeuta.

Il progetto ha assunto anche una dimensione benefica: tutti i proventi spettanti all’autore saranno devoluti al Patronato. “È il luogo simbolo della storia di mio nonno – spiega -. La sua biografia segue un filo che racconta un’intera generazione, quella dell’Italia del secondo Dopoguerra. Difficile stabilirlo con esattezza, ma chissà quanti ‘figli di nessuno’ hanno trovato nel Patronato una speranza, insegnamenti e valori”.

Alberto Trussardi libro patronato

“Quanto mai opportuna è la biografia di Bondanese perchè legge la storia del Patronato da punto di vista del vissuto di un ex allievo – dichiara il monsignor Arturo Bellini del Patronato, che ha curato la prefazione del libro -. Il Patronato è un luogo di passaggio, ma chi è passato e passa lascia una porzione della propria storia e quando si sente ben accolto porta con se un ricordo grato, un ricordo che ha cambiato la loro vita”.

“Dal 1927, anno di fondazione, sono più di 50 mila gli ex allievi – continua il monsignor -. Una raccolta di medaglioni biografici che spazia nell’arco di novant’anni è stata curata da don Davide Rota, che dà visibilità non solo ai preti ma anche alle suore e ai laici che hanno contribuito a realizzare la storia del Patronato. Di molti preti esistono pubblicazioni monografiche, mentre le piccole grandi storie di ex allievi o di laici che hanno avuto ruoli importanti in campo educativo il ricordo è confinato nelle pagine del Bollettino del Patronato”.

Le date ufficiali non sono ancora state fissate, ma in estate sono previste due presentazioni dell’opera: una al Patronato e una alla Biblioteca comunale di Clusone, che ha concesso l’utilizzo di alcune immagini storiche tratte dall’Archivio Cesare Cristilli.