Dallo stadio di Bergamo a Monaco in bicicletta: Matteo Corna pedala 550 km per seguire l’Atalanta
Il 35enne di Treviolo è gelatiere di professione e cicloturista per vocazione: per assistere alla sfida in casa del Bayern ha pedalato tre giorni. “L’idea è stata spontanea, appena ho preso il biglietto mi sono organizzato”: il racconto del viaggio, tra neve, freddo e “ciabatte coi calzini nei locali altoatesini”
Bergamo. Per assistere allo storico match contro il Bayern nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League, gli atalantini hanno scelto di raggiungere Monaco di Baviera in ogni modo: una cinquantina di pullman organizzati dalle varie compagnie e gruppi, numerosi minivan, svariate auto, qualcuno in aereo, pochi altri in treno… E uno in bicicletta. È Matteo Corna, 35 anni, di Treviolo, gelatiere di professione e cicloturista per vocazione. “Amo pedalare, faccio parte della Popolare Ciclistica e ho alle spalle tanti cicloviaggi in giro per il mondo: Cile, Colombia…” racconta, “per cui decidere di arrivare fino a Monaco in bici mi è venuto spontaneo, come è successo già in passato. Perché per me è il mezzo migliore. E quindi, meteo permettendo, appena sono riuscito a prendere il biglietto mi sono organizzato”.
L’Atalanta per lui è un vecchio amore che non è mai passato: “Sono stato abbonato fino all’ultimo anno di Serie B, poi per il lavoro non sono più riuscito, ma ogni volta che posso colgo l’occasione di andare allo stadio. Ho partecipato a diverse trasferte europee”. Questa però è la più speciale di tutte. Per la partenza ha scelto un luogo simbolico: la New Balance Arena. Da lì, intorno alle 7 di lunedì 16 marzo, ha iniziato il suo viaggio di circa 550 km e durato tre giorni. Il primo, 7 ore di pedalata effettiva per 190 km coperti, lo ha visto arrivare fino a Trento, passando per Brescia, risalendo la sponda lombarda del Lago di Garda, poi Torbole e appunto il capoluogo trentino.
Trascorsa la notte, in mattinata il via in direzione Austria: Bolzano, la valle dell’Isarco con Bressanone e Vipiteno, poi la salita del Brennero di 7 km, la seconda metà sotto la neve e con il clima sotto lo zero fino all’arrivo di tappa di Innsbruck: “Un freddo ai piedi che non vi dico…”. Totale: 9 ore sui pedali e 202 coperti per quasi 2mila metri di dislivello in salita.
Mercoledì, il giorno della partita, “me la sono presa un po’ più comoda”: partenza dopo le 8, altro dislivello in salita fino a 1.400 metri di altitudine (con temperature mai sopra i 3 gradi) per passare il confine tedesco e arrivare a Rosenheim, per poi concludere pedalando fino a Monaco, con l’arrivo fissato nella centralissima Marienplatz. “Sono filato in hotel, doccia, poi stadio, dove mi aspettava mio papà insieme ai suoi amici con un paio di birre, una sciarpa nerazzurra e un paio di scarpe. Ma non in bicicletta”.
Sì, perché il resto del viaggio è stato tutto sugli scarpini da ciclista: “Avevo un paio di ciabatte aperte e calzini di spugna e li indossavo quando non pedalavo. Lunedì e martedì sono andato nei locali a mangiare, ero vestito in maniera un po’ particolare… Mi guardavano tutti!”. D’altronde, spazio bagagli limitato: “Sono partito con un paio di borse sulla mia bici da corsa che uso abitualmente, per viaggiare leggero”.

“In ogni caso”, aggiunge, “è stato un viaggio comodo, da Torbole a Monaco ho pedalato esclusivamente su piste ciclabili. Ed è stato bello vedere ad Innsbruck le mamme che alle 7 di mattina con il freddo portano i figli a scuola in bicicletta”.
E il ritorno? “In macchina, comodo”. Più che meritato. Con un premio che però non è riuscito a realizzare: “Il mio sogno era riuscire a incontrare De Roon per fare una foto insieme, ma purtroppo non ci sono riuscito”. Marten, c’è ancora tempo!


