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L’emergenza abitativa al centro delle politiche edilizie: dalla Regione piano da 96 milioni per l’housing sociale

A Edil 2026 Next gli attori del comparto edilizio hanno manifestato la volontà di agire di filiera per affrontare le sfide del mercato: come il “diritto all’abitare” può cambiare il futuro del settore

Una fiera che coglie nel segno l’animo bergamasco, che ne esalta le peculiarità e che ne eleva le competenze fino a un livello europeo, quello che per forza di cose oggi deve essere il riferimento: all’appuntamento con il suo 30esimo anni di attività, Edil 2026 Next si propone come momento principe per tutto il settore edilizio, non solo come occasione per mettersi in mostra ma anche, se non soprattutto, per confrontarsi e fare fronte comune nella ricerca di risposte quantomai urgenti per la crescita, la competitività e per l’introduzione di nuovi modelli che possano rappresentare la cifra futura per tutta la filiera.

Tornata nel 2024, dopo 12 anni di sospensione, Edil è stata subito in grado di riportare al centro del dibattito uno dei settori più rappresentativi, numericamente e simbolicamente, dell’economia bergamasca. Tagliando il traguardo delle 30 edizioni si propone come piattaforma strategica per leggere e orientare le prossime scelte di tutto il  comparto, cavalcando le spinte innovative per riscoprirsi settore attrattivo anche per le nuove generazioni.

Con 48mila occupati, 16.761 imprese e 3,33 miliardi di valore aggiunto generato, il polo edilizio formato da Bergamo, Brescia e Milano ha radici solide e ben radicate, capace di determinare la crescita economica e sociale dei territori di riferimento, contribuendo in modo sostanziale allo sviluppo urbano e alla qualità dell’abitare.

Negli anni gli interventi di riqualificazione del patrimonio esistente, di efficientamento energetico e di rigenerazione urbana sono stati in grado di cambiare volto alle città, intervenendo in modo decisivo, appunto, in tema di qualità. Eppure, anche in un territorio considerato ricco come la Lombardia, sta assumendo sempre maggiore urgenza il tema dell’emergenza abitativa e del diritto all’abitare.

L’Unione Europea, in questo senso, ha indicato una direzione chiara all’interno del suo European Affordable Housing Plan: l’abitare deve tornare al centro delle politiche urbane e delle strategie economiche.

“Il problema della casa è comune a tutti gli Stati Europei – ha sottolineato Lara Magoni, componente della commissione speciale sulla crisi degli alloggi nell’Unione Europea nel corso del convegno di apertura di Edil 2026 Next, dedicato all’emergenza abitativa – Negli ultimi anni all’aumento dei prezzi delle case e degli affitti non è corrisposto un eguale crescita dei salari, determinando una disparità che mette in crisi le famiglie e che rende sempre più difficile l’accesso alla casa. C’è una crisi di offerta, ci sono costi di costruzione ed energia in aumento, un quadro normativo oneroso, la crescita del fenomeno degli affitti brevi. L’Europa ha risposto mobilitando 43 miliardi di euro e pianifica di arrivare a 375 miliardi entro il 2029 tra pubblico e privato. L’obiettivo è quello di mettere in campo una strategia strutturale di lungo periodo che incrementi l’offerta edilizia sociale, promuovere gli investimenti e favorire l’efficientamento energetico del patrimonio esistente”.

Anche la Lombardia ha fatto la sua parte, con interventi straordinari di housing sociale e sostegno alla locazione che hanno dato da un lato lavoro per quasi un miliardo alle imprese del settore e dall’altro hanno sostenuto le famiglie.

Ad oggi le cinque Aler regionali sono proprietarie di 95.790 alloggi SAP (Servizi Abitativi Pubblici), 70mila dei quali solamente a Milano: “In Lombardia ci sono 10 milioni di abitanti e l’80% risiede in case di proprietà – ha illustrato l’assessore alla Casa e Housing sociale Paolo Franco – Viviamo un momento in cui la capacità di acquisto si è ridotta sensibilmente, con un aumento del 58% dei prezzi medi di compravendita e del 45% per quanto riguarda i canoni di locazione. Ciò che fa più specie è che c’era un patrimonio sfitto in ambito Aler del 9,4%, per carenze manutentive. Partendo dalla lettura dei fabbisogni abbiamo definito priorità operative, come alcune modifiche legislative su semplificazione e diversificazione dell’utilizzo del patrimonio, collaborazioni istituzionali e direttive chiare ai presidenti delle Aler su assegnazioni, recupero sfitti, riduzione della morosità e dell’abusivismo. Siamo riusciti così a ridurre lo sfitto del 27%, recuperando circa 13mila alloggi, e ad aumentare le assegnazioni annuali, passate da 1.500 a 3.400 con un tempo di assegnazione dimezzato, da 6 a 3 mesi. Una manovra da 1,7 miliardi, 363,5 dei quali da fondi regionali, 934,6 dal Pnrr, 192,7 milioni dallo stato e 46,3 milioni dall’Unione Europea”.

Significativo anche l’impatto che lo scorso anno ha dato il bando da oltre 18 milioni per finanziare i proprietari che avessero deciso di mettere a disposizione i propri alloggi liberi per locazioni convenzionate, destinate a persone con Isee tra i 14 e i 40mila euro: un intervento che ha garantito la realizzazione di circa 450 alloggi a canone calmierato.

“Ora la Regione rilancia con ulteriori 96 milioni di euro per rafforzare il piano di housing sociale e aumentare la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili per lavoratori e famiglie in difficoltà – ha continuato Franco – Le risorse, recuperate da fondi europei Fesr e Fsc, andranno a favore di una fascia di popolazione da redditi medi o medio-bassi, insufficienti per il mercato privato degli affitti o per un mutuo ma al tempo stesso priva dei requisiti minimi per accedere alle case popolari. Con il nuovo bando, rivolto a imprese, cooperative, Comuni, Aler ed enti del terzo settore, contiamo di ricavare altri 2.500 alloggi a costi inferiori rispetto agli affitti di mercato. Stiamo costruendo un’alleanza tra istituzioni, sistema economico e terzo settore per garantire il diritto alla casa e rafforzare la competitività dei territori”.

Scendendo ancor più nel dettaglio, la situazione bergamasca è stata illustrata dall’assessora alle Politiche della Casa del Comune di Bergamo Claudia Lenzini: “Per far comprendere il forte squilibrio strutturale che dobbiamo affrontare bastano due numeri: abbiamo 1.400 famiglie che fanno richiesta di poter accedere al servizio abitativo pubblico e possiamo assegnare poco meno di 100 alloggi all’anno, con liste d’attesa pluriennali. La domanda arriva anche da quella cosiddetta fascia grigia, che rappresenta il 30-40% del totale e non appartiene alla marginalità, che non riesce a far fronte alle spese per una casa. Sul mercato privato ci sono 11.700 alloggi sfitti, circa il 14% del  nostro patrimonio abitativo, affiancati da un’offerta selettiva e tendenzialmente escludente per certe categorie”.

Non sono mancate, in un anno e mezzo di mandato della nuova amministrazione, le iniziative che potessero creare un accesso più facile al servizio abitativo: “Abbiamo lanciato un bando per l’assegnazione di 15 unità abitative nello stato di fatto non immediatamente assegnabili per carenze di manutenzione – ha spiegato ancora Lenzini – Si tratta cioè di immobili che necessitano di interventi di ristrutturazione il cui importo, compreso tra 3.000 e 7.100 euro (IVA inclusa), inizialmente sostenuto dall’assegnatario, viene poi decurtato dal canone di locazione, entro un periodo massimo pari a quarantotto mensilità. Abbiamo poi dato una spinta notevole alle operazioni di recupero, come quella su 21 alloggi di piazzale Visconti, con fondi Pnrr”.

Particolarmente rilevante nel panorama cittadino, ma non solo, è il fenomeno degli affitti brevi, costantemente monitorato: “La domanda turistica a Bergamo ha conosciuto una crescita sensibile in termini di permanenze – ha evidenziato Lenzini – Ad oggi sono 3.463 gli alloggi utilizzati sulla piattaforma Airbnb. La nostra preoccupazione non significa fare una guerra al turismo, ma verificare che i rapporti tra turismo e residenzialità si mantengano tali da non alterare il tessuto sociale della città”.

La voglia del territorio di fare squadra per trasformare l’emergenza in strategia strutturale che poggi su nuovi modelli finanziari, partnership pubblico-privato, strumenti di welfare aziendale, rigenerazione di aree dismesse e recupero del patrimonio esistente, oltre che sullo sfruttamento delle più recenti tecnologie, si ritrova nelle parole del presidente di Ance Bergamo, Renato Guatterini: “L’emergenza abitativa è oggi una realtà concreta anche nel nostro territorio e riguarda sempre
più famiglie, giovani e lavoratori che faticano a trovare soluzioni accessibili. Non si tratta più di un fenomeno temporaneo, ma di una condizione strutturale che richiede risposte altrettanto strutturate. Per affrontarla servono risorse adeguate, regole più semplici e tempi certi, ma soprattutto una forte collaborazione tra pubblico e privato. È necessario puntare con decisione sulla rigenerazione del patrimonio esistente, favorire l’housing sociale e creare condizioni che rendano sostenibili gli investimenti, così da ampliare davvero l’offerta abitativa a prezzi accessibili. Solo attraverso una strategia condivisa e di lungo periodo sarà possibile garantire il diritto alla casa e, allo stesso tempo, sostenere lo sviluppo e la qualità dei nostri territori”.

Un processo che non può prescindere, una volta di più, dalla qualità degli interventi: “La vera sfida è andare oltre la logica dell’emergenza – ha sottolineato Giorgio Cavagnis, presidente Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori – I provvedimenti e le risorse attese devono tradursi in opportunità per realizzare interventi capaci di coniugare integrazione urbana, qualità architettonica, sostenibilità ambientale e risposte ai bisogni sociali, favorendo interventi di rigenerazione, di riqualificazione di alloggi e spazi urbani. Occorre attivare nuovi strumenti per lo sviluppo dell’housing sociale, anche attraverso partnership pubblico-private e modelli finanziari innovativi. Come Ordine degli Architetti di Bergamo, crediamo servano misure che promuovano la qualità del progetto, non ridursi ad un mero elenco di deroghe, affinché la qualità architettonica diventi motore di sviluppo economico e di benessere urbano. Il futuro delle nostre città non dipenderà  solo da quante case sapremo costruire o recuperare, ma da come sapremo progettarle, immaginarle e restituirle alle comunità”.