L'intervista
|Femminicidi, Maraini: “Dobbiamo insistere sull’educazione, l’amore non è possesso”
Dacia Maraini, voce autorevole della letteratura italiana e da sempre in prima linea nelle battaglie a difesa dei diritti delle donne, aiuta a riflettere di fronte all’ennesimo femminicidio. L’assassinio di Valentina Sarto di 41 anni in via Pescaria a Bergamo
“Alcuni uomini fragili identificano ancora la loro virilità con il possesso. Quando questo possesso viene minacciato perdono la testa e uccidono, non solo la moglie ma a volte perfino i figli. È una vera tragedia dell’identità intesa male”. Sono le parole di Dacia Maraini, voce autorevole della letteratura italiana e da sempre in prima linea nelle battaglie a difesa dei diritti delle donne. Il suo sguardo saggio non poteva che posarsi su Bergamo che si trova a piangere il decimo caso di femminicidio in Italia dall’inizio dell’anno. La vittima, Valentina Sarto, 41 anni, aveva coronato il suo sogno d’amore sposando lo scorso maggio l’uomo che aveva amato per 10 anni. Poi questo sentimento si era spento, lo aveva ammesso al marito Vincenzo Dongellini, 50 anni. L’uomo, incapace di accettare la fine della loro relazione, mercoledì 18 marzo l’ha ammazzata nella loro abitazione in via Pescaria 26A con otto fendenti alla gola e alla schiena. Sabato scorso Valentina si era recata dai carabinieri di Almenno San Salvatore per chiedere informazioni sulla eventuale denuncia nei confronti di quell’uomo che aveva amato e che ora la aggrediva verbalmente e fisicamente.
Signora Maraini, che cosa spinge un uomo ad accanirsi con tale violenza, prima verbale e poi fisica, su una donna?
Lei deve pensare che alle donne storicamente è stato proibito di uccidere, punto e basta. E le donne hanno introiettato questo divieto. Agli uomini fin da bambini è stato detto: non uccidere ma quando te lo dico io vai in guerra e uccidi e quando tua moglie ti tradisce puoi ucciderla, avrai difeso l’onore della famiglia. La legge sul delitto d’onore, ricordiamolo, è stata cancellata nel 1981. Per alcuni uomini fragili che ancora identificano la loro virilità con il possesso, quando questo possesso viene minacciato perdono la testa e uccidono, non solo la moglie ma a volte perfino i figli. È una vera tragedia dell’identità intesa male.
Che cosa dobbiamo e possiamo fare per gli uomini?
Bisognerebbe insistere sulla educazione, fin da piccoli. Insistere che l’amore non è possesso. Ma dopo tremila anni di storia non è facile cambiare forme di cultura che si è introiettato a tal punto da considerarle naturali.
Esiste una forma di educazione per cambiare questa cultura del possesso maschile?
Certo che esiste. Tanto è vero che la maggioranza degli uomini ha già capito e si adegua alle nuove libertà femminili. Io conosco uomini saggi ed empatici che non ucciderebbe mai chi amano, anche se la donna amata se ne va o li tradisce.
Che cosa possiamo insegnare alle ragazze e alle nuove generazioni perché evitino queste relazioni tossiche?
Alle ragazze consiglierei di cercare di conoscere bene l’uomo a cui affidano la propria fiducia. E inoltre direi loro che di fronte a un uomo che alza le mani è sbagliato pensare che lo cambieranno col loro amore. Quello che viene chiamato il complesso della crocerossina. Devono sapere che se un uomo comincia a maltrattare la donna che dicono di amare, non smetterà, ma peggiorerà nel tempo.
Come mass media abbiamo una responsabilità e come possiamo agire?
Sì c’è una grande responsabilità dei media che non chiariscono bene le cose. Spesso sono pronti a dare la colpa alle donne chiedendosi che cosa avesse fatto lei per suscitare le ire di lui.
Però direi che negli ultimi anni le cose sono cambiate, per lo meno dal punto di vista dei media e della magistratura che di fronte alla sfrontatezza di alcuni che cercano di nascondere il delitto fanno ricerche più serie.
Pensiamo a quanti mariti dichiarano che la moglie è partita e si mandano dei falsi messaggi per avvalorare la loro tesi. Indagando poi si scopre che avevano ucciso e sepolto la donna da qualche parte.


