L'analisi
|Commercio, turismo ancora di salvezza per Bergamo e provincia: persi 534 negozi in 18 mesi, alla Val di Scalve lo scettro della resilienza
Nonostante la flessione sensibile, la nostra provincia è tra quelle che hanno retto meglio l’impatto della crisi dei negozi. Allo studio un progetto che faccia di Bergamo un sito pilota per l’evoluzione del negozio di vicinato, partendo da nuove idee e da supporto digitale, per poi replicarlo in tutta Italia
Le 534 attività commerciali perse in un anno e mezzo, periodo nel quale parallelamente i residenti sono cresciuti di poco meno di seimila unità, rappresentano un campanello d’allarme, ma pur nelle difficoltà (comuni a tutto il territorio nazionale) Bergamo ha messo in campo una capacità di resistenza e di resilienza che hanno rappresentato l’ancora di salvezza per tutto l’ecosistema del commercio provinciale.
Secondo una recente elaborazione dell’Ufficio Studi Confcommercio su dati Centro Studi Camere di Commercio Tagliacarne, infatti, tra il 2012 e il 2025 in Italia sono spariti 156mila punti vendita del commercio fisso e ambulante, mentre sono cresciute le attività di alloggio e ristorazione (19mila in più) ed è esploso il commercio online, che ha fatto segnare un emblematico +187%. Un contesto nel quale la nostra città è stata in grado di distinguersi in positivo, fermando l’emorragia “solo” al -21%, facendo meglio di qualunque altra realtà lombarda di medie dimensioni e posizionandosi al 20esimo posto nazionale, al terzo per capacità di tenuta se si guarda allo spaccato del solo Nord Italia dietro a Cuneo e Imperia.
Entrando più nel dettaglio, Confcommercio Bergamo è tornata a disegnare, 18 mesi dopo, gli indici territoriali del commercio, evidenziando le differenze tra il giugno 2024 e il dicembre 2025, facendosi guidare da tre indicatori chiave: l’indice di vivibilità, basato sul numero totale degli esercizi commerciali, l’indice di vivacità, che tiene conto del numero dei pubblici esercizi, e l’indice di prossimità, legato invece ai soli punti vendita alimentari.
Ne è emerso un quadro complesso, con i grandi centri a fare da poli attrattivi e alcune piccole realtà capaci di mettere in mostra dinamiche commerciali singolari, alimentate soprattutto dalla spinta turistica: “In un territorio apparentemente unitario si fanno largo tante realtà differenti – ha sottolineato Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo – Il commercio è l’elemento chiave per offrire un servizio, di vivacità e in generale di vivibilità di un territorio. Oggi abbiamo ecosistemi commerciali molto più complessi rispettoa qualche decennio fa, perché la mobilità ha accentuato l’evasione della spesa verso altri comuni, il commercio elettronico ha raggiunto ogni luogo e la grande distribuzione ha modificato profondamente le abitudini di acquisto dei consumatori. L’equilibrio di sostenibilità di un negozio dipende dal bacino d’utenza, dalla raggiungibilità e dall’accessibilità. Il turismo si conferma in questo quadro un elemento cruciale per la tenuta delle reti commerciali, mentre la presenza massiccia di offerta extraurbana mina la vitalità dei centri storici”.
In termini assoluti, Bergamo si conferma il polo commerciale dominante, con 31,82 esercizi ogni mille abitanti (3.837 punti vendita): segue Treviglio, con 22,82, mentre Seriate, Romano di Lombardia e Caravaggio soffrono la vicinanza dei due grandi centri. In sofferenza l’area di Bonate Sopra, Bonate Sotto e Presezzo, con poco più di 10 esercizi ogni mille abitanti, e la pianura, tanto quella occidentale che quella orientale.
Sorprendente la capacità di resilienza della Valle di Scalve, che registra una concentrazione di esercizi per abitante seconda solo a quella del capoluogo e che si distingue ancor di più per la presenza di piccoli negozi di vicinato: al 31 dicembre dello scorso anno ce n’erano 21 tra Vilminore, Azzone, Colere e Schilpario, al servizio di quattromila abitanti. Un indice di prossimità quasi doppio rispetto alla città, superato solo dal territorio dell’Alto Brembo (Cusio, Averara, Cassiglio, Mezzoldo, Olmo al Brembo, Ornica, Piazza Brembana, Piazzatorre, Piazzolo e Santa Brigida), dove 27 punti vendita alimentare servono 3.643 abitanti. La conferma anche dal terzo indice, quello di vivacità che isola la presenza di bar, ristoranti, gelaterie ed enoteche: 47 punti vendita, 11,77 ogni mille abitanti, miglior dato provinciale davanti a Bergamo (11,61, con 1.400 esercizi), un’ulteriore testimonianza di come la tradizione di socialità sia più radicata nelle comunità montane più isolate, sorrette anche dalla fresca iniezione turistica.
“L’indice di vivacità, che rispecchia la vita sociale del territori, ci mostra qualche speranzoso segno più – ha continuato Fusini – L’aspetto turistico pesa molto, come dimostrano i buoni numeri dell’Alto Sebino e dell’Alta Valle Seriana nella zona di Clusone, o la zona di San Pellegrino e San Giovanni Bianco. Va sottolineato il cambio di abitudini nella frequentazione dei pubblici esercizi, coi bar che calano e i ristoranti che continuano nella loro crescita. È particolare notare come le zone che appaiono più deboli sono anche quelle che mostrano la maggiore capacità di resistenza. A contare tantissimo sono anche alcuni aspetti di ordine sociale: il primo è quello che vede la nostra provincia con il più basso livello di disoccupazione d’Italia; il secondo è l’alta mobilità del lavoro e l’ultimo è una certa difficoltà nell’attuare il ricambio generazionale. Purtroppo ci sono diverse condizioni di contesto che non rendono attrattiva la prospettiva di subentrare in un’attività commerciale. Però ci sono tante iniziative sul territorio che danno un po’ di luce, che rimarcano l’importanza della presenza dei negozi sui territori. Come Confcommercio chiediamo da tempo un pacchetto di interventi per sostenere il settore: penso ad esempio a un fondo strutturale, come accade in altri Paesi, o all’affiancamento di una logica commerciale alle politiche di sviluppo urbanistico. Dobbiamo pensare di tornare a una disciplina del commercio che si allontani dalla liberalizzazione che ha creato danni, così come servono politiche integrate di gestione dei locali sfitti”.
Pur tenendo sotto osservazione anche altri ambiti territoriali considerati a rischio, come l’Isola, la Bassa e le aree periurbane, sono i piccoli comuni montani quelli più bisognosi di azioni di tutela e salvaguardia, per metterli al riparo dal rischio di desertificazione. Pane quotidiano per Luca Bonicelli, imprenditore di Villa d’Ogna, al quale la Federazione Italiana Dettaglianti Alimentari Confcommercio ha affidato la delega nazionale per la valorizzazione delle attività commerciali nelle aree montane: “I negozi alimentari sono sinonimo di presenza sul territorio e di vivacità, sono la sopravvivenza di un paese – ha evidenziato – Dobbiamo avere la forza di fare rete e individuare quelle azioni decisive per determinare un cambiamento. La mia idea è quella di coordinare un progetto dove tutte le realtà del territorio, ma anche il cliente, devono essere consapevoli della capacità di portare valore aggiunto. In primis dobbiamo dare alle persone la possibilità e delle buone ragioni per rimanere sul territorio, per far rivivere le comunità. Amministrazioni e commercianti devono mettersi insieme per costruire un rapporto, con nuove idee e capacità. Non mi piace parlare di ‘bazar’, ma credo che il negozio del futuro debba essere multiservizio, in grado di fare da presidio del territorio e garantire delle opportunità. Insieme vanno ricercare le soluzioni adatte, sfruttando anche le opportunità del digitale. Mi piacerebbe che Bergamo diventasse un po’ il sito pilota di questo nuovo progetto, per poi applicare le strategie vincenti in tutta Italia”.
Ad oggi la lotta alla desertificazione sta scontando uno squilibrio delle armi a disposizione: mentre la grande distribuzione e i centri di dimensioni maggiori hanno la forza per attrarre, dall’altro lato le piccole comunità non trovano terreno fertile sul quale ripartire, sia dal punto di vista del sostegno all’imprenditorialità che da quello dei servizi, elementi che spingono le nuove generazioni a cercare fortuna altrove, generando una difficoltà anche numerica nella possibilità di dare continuità alle attività storiche.
“Una delle poche chiavi che abbiamo a disposizione è quella del turismo – ha ricordato Fusini – La crescita e lo sviluppo del nostro aeroporto ha avuto un ruolo molto importante nella tenuta del nostro tessuto commerciale. Sta a noi essere capacità di valorizzare i percorsi esistenti, crearne di nuovi e puntare su quel turismo slow che è stato la fortuna delle aree interne. Se riesci a generare turismo allora puoi mantenere o addirittura pensare a nuovi insediamenti commerciali. Il problema maggiore è quello della sostenibilità economica, seguito dal ricambio generazionale: è risaputo delle difficoltà del settore, che richiede tante ore di lavoro, ma dobbiamo essere bravi ad adattarci alle nuove tendenze”.
Una filosofia alla quale si allinea anche Bonicelli: “Dobbiamo leggere i cambiamenti, perché non possiamo più pensare ad esempio a una Valle Seriana che vive di industria, come poteva essere in passato. Credo che le misure per incentivare l’apertura di nuove attività nei piccoli centri montani, come quelle messe in campo dalla Regione, siano sicuramente interessanti ed è giusto che siano indirizzati a chi comincia, ai giovani e alle donne. Ma c’è anche tutta quella fetta di imprenditori che è sul territorio da anni e che andrebbe incentivato anche a rimanere o aiutato a diventare più attrattivo. Anche noi dobbiamo metterci in gioco, cambiando il nostro modo di pensare e di fare impresa: dobbiamo essere sveglie e saper cambiare pelle all’occorrenza. Abbiamo le potenzialità per farlo, partendo dal servizio che possiamo dare e dal rapporto umano con i clienti, con la forza di un sorriso”.
GLI INDICI DI MONITORAGGIO DEL COMMERCIO BERGAMASCO
VIVIBILITÀ: la densità degli esercizi sul territorio
Bergamo e Treviglio poli attrattivi, Seriate fanalino di coda tra i centri maggiori. Bene grazie al turismo Clusone e Sebino, anche Val di Scalve e area di San Pellegrino (Fontium et mercatorum).
L’indice di vivibilità misura il numero totale di esercizi commerciali ogni 1.000 abitanti, indicando quanto un territorio è capace di offrire un’ampia gamma di servizi e opportunità di acquisto ai propri residenti. Bergamo città si conferma il polo commerciale dominante con 31,82 esercizi ogni 1.000 abitanti, una densità doppia rispetto agli altri centri principali. Treviglio segue a 22,82, mentre Seriate registra l’indice più basso tra i centri maggiori (14,15), penalizzata dalla vicinanza al capoluogo. Tra le aree non urbane, spiccano per resilienza la Valle di Scalve (24,55) e l’area del distretto Fontium et Mercatorum da San Pellegrino Terme all’Alta Val Brembana e Val Serina (22,68), territori che, grazie alla distanza dai centri maggiori e a una discreta vocazione turistica, mantengono un tessuto commerciale solido. In forte sofferenza, invece, il distretto di Lexena (10,30) e le aree della pianura orientale come Borghi e tradizioni della bassa (11,78) e Castelli e fontanili della bassa (12,30).

INDICE DI PROSSIMITÀ: l’accesso agli alimentari
Bergamo, Treviglio e Romano resistono. Preoccupa l’area di Dalmine, Isola e Colli del Brembo.
L’indice di prossimità misura il numero di punti vendita alimentari ogni 1.000 abitanti, ed è l’indicatore più direttamente legato alla qualità della vita quotidiana dei residenti, in particolare per le fasce più anziane della popolazione. Bergamo città si conferma il territorio con la maggiore accessibilità agli esercizi alimentari (2,97, in leggero calo rispetto a 3,00), seguita da Treviglio che registra invece un aumento significativo (2,71, era 2,50). Romano di Lombardia si mantiene stabile, mentre Caravaggio è il capoluogo di distretto con l’indice più basso (2,13). Il dato più preoccupante emerge nelle aree periurbane attorno alla città: il grande distretto di Dalmine (1,52), il distretto dell’Isola Bergamasca (1,44) e i Colli del Brembo-Ville e Torri dell’Isola (1,78) mostrano indici critici, con una massiccia presenza di grande distribuzione organizzata che rischia di desertificare i centri storici. Le aree montane più distanti, come la Valle di Scalve (5,26) e l’Alto Brembo (7,41), presentano invece gli indici più alti, grazie al mantenimento dell’abitudine all’acquisto in negozio e a una certa vocazione turistica.

INDICE DI VIVACITÀ: la vita sociale dei territori
Val di Scalve supera sia Bergamo che Treviglio. Romano di Lombardia spicca. Bene Val Brembana da San Pellegrino in su. Preoccupano l’Isola e Val San Martino
L’indice di vivacità conta i pubblici esercizi (bar, ristoranti, gelaterie, enoteche) ogni 1.000 abitanti, ed è un segnale della capacità aggregativa e della vitalità sociale di un luogo. Bergamo cresce in vivacità, con 11,61 pubblici esercizi ogni 1.000 abitanti, in aumento rispetto alla precedente rilevazione (10,9). Romano di Lombardia (6,54) si distingue positivamente tra i centri di medie dimensioni, mentre Treviglio si mantiene stabile a 7,14. Sorprendente la tenuta della Valle di Scalve (11,77), che supera sia Bergamo che Treviglio, testimoniando una tradizione di socialità radicata nelle comunità montane più isolate. Fontium et Mercatorum (10,19) conferma la sua forza. In forte difficoltà le aree pedemontane e di pianura: le Terre di mezzo – Val San Martino (4,14) e Lexena (Area di Bonate Sopra) con indice a 3,04 sono le zone più deboli della provincia.



