Il punto di vista
|Referendum Giustizia, il Movimento delle Donne: “La riforma frammenta la cultura giuridica sulla violenza di genere”
La posizione contraria del Movimento rispetto al voto popolare del 22-23 marzo: “Non affrontati i nodi più urgenti del sistema: serve garantire credibilità alla parola delle donne e assicurare tempi e procedure che non scoraggino chi chiede tutela”
Bergamo. Manca meno di una settimana al voto popolare sulla riforma della giustizia. A pochi giorni dal referendum, il Movimento delle Donne di Bergamo esprime la sua contrarietà alla riforma costituzionale.
“Interviene principalmente sull’organo di governo autonomo della magistratura, il Csm, introducendo nuovi assetti e la separazione tra magistratura giudicante e requirente in due distinti consigli superiori, oltre ad un terzo organo per i provvedimenti disciplinari – osserva il Movimento -. Non affronta, però, i nodi più urgenti della giustizia italiana: i tempi troppo lunghi dei processi, la difficoltà di accesso ai diritti e la qualità della tutela per chi subisce violenza”.
Dal punto di vista delle donne, rimangono questioni fondamentali. “In un contesto sociale in cui la parola delle donne è ancora troppo spesso messa in dubbio e la violenza maschile continua a essere minimizzata, è essenziale che il sistema giudiziario sia forte e realmente orientato alla tutela delle vittime – continua il Movimento -. Le donne sanno, per esperienza e storia, che i diritti non sono mai garantiti una volta per tutte: sono il frutto di lunghe battaglie politiche e culturali”.
Il Movimento cittadino ritiene che “una cultura giuridica condivisa sui temi della violenza di genere, del superamento degli stereotipi e della centralità della protezione delle vittime sta cominciando faticosamente ad affacciarsi solo ora nelle aule di giustizia e ha ancora bisogno di consolidarsi anche nei luoghi istituzionali che esercitano la funzione disciplinare”.
“La disarticolazione del Csm – sostiene – rischia invece di indebolire o compromettere i risultati raggiunti, ancora insufficienti e bisognosi di consolidamento, frammentando la cultura giuridica sulla violenza di genere anziché rafforzarla in chiave sistemica e unitaria. Per questo ogni riforma dovrebbe avere come priorità l’efficacia delle indagini, la rapidità dei procedimenti e la reale protezione delle donne che denunciano violenza e maltrattamenti”.
“Una giustizia che non mette al centro questi obiettivi rischia di lasciare irrisolti proprio i problemi che più incidono sulla vita delle donne – conclude -. Dal nostro punto di vista femminista, riformare la giustizia significa rafforzare gli strumenti contro la violenza maschile, garantire credibilità alla parola delle donne e assicurare tempi e procedure che non scoraggino chi chiede tutela”.


