L’iniziativa è promossa da una rete strutturata di organizzazioni di volontariato attive nell’ambito della salute, che comprende Acp – Associazione Cure Palliative Odv- , Aob – Associazione Oncologica Bergamasca Odv -, Associazione Amici dal Cuore Viola Odv, Associazione Amici di Gabry, Fondazione Artet Onlus – Ricerca su Trombosi, Emostasi e Tumori – e Lilt Bergamo Onlus – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori -. Tra le principali novità dell’edizione 2026 si segnala, sul piano organizzativo, l’ingresso tra i promotori dell’Associazione Federica Albergoni e di Avis Provinciale Bergamo, mentre il coordinamento del progetto è stato affidato al Csv Bergamo Ets – Centro di Servizio per il Volontariato -.
Accanto ai promotori, collaborano numerosi enti e istituzioni del territorio, che hanno concesso il proprio patrocinio, tra cui Ats Bergamo, le Asst Bergamo Est, Bergamo Ovest e Papa Giovanni XXIII, la Casa di Cura Palazzolo, il Collegio dei Sindaci di Bergamo, l’Ufficio Pastorale della Salute della Diocesi di Bergamo, la Fondazione Angelo Custode, From – Fondazione per la Ricerca Ospedale di Bergamo Ets -, Humanitas Gavazzeni e Castelli, gli Istituti Ospedalieri Bergamaschi e la Provincia di Bergamo.
“L’esperienza di quattro anni di ‘Insieme si può. Insieme funziona’ ha dimostrato quanto sia importante che le diverse associazioni trovino temi sui quali promuovere azioni comuni. Si rafforzano in questo modo le culture e i saperi di ogni singolo gruppo e le diverse sfumature costituiscono la ricchezza dei messaggi diffusi – commenta Lucia De Ponti, presidente di Lilt Bergamo -. Il tema della salute richiede sempre maggior impegno per sostenere e diffondere la cultura della prevenzione, lo strumento più ‘possibile’ per limitare l’insorgenza delle patologie oncologiche e non solo”.
Su questo aspetto si concentra anche Oscar Bianchi, presidente di Csv Bergamo Ets, che sottolinea come la rassegna rappresenti un esempio concreto di come il lavoro di rete tra associazioni, istituzioni, mondo sanitario e realtà del territorio possa generare valore per l’intera comunità: “Il tema della prevenzione e della promozione della salute riguarda tutti e richiede un impegno condiviso, capace di mettere in relazione competenze diverse e di raggiungere le persone nei luoghi in cui vivono, studiano e lavorano. Per questo il Csv Bergamo ha scelto di esserci e di investire ancora di più in questo progetto, assumendone la regia e rafforzando il ruolo di coordinamento tra le diverse realtà coinvolte. Il volontariato, operando insieme alle istituzioni, può contribuire in modo significativo a diffondere una cultura della prevenzione e della responsabilità verso la propria salute e quella della comunità”.
Alle sue parole si aggiungono quelle di Nicoletta Castelli, direttrice sanitaria di Ats Bergamo, la quale sostiene che progetti come “Insieme si può. Insieme funziona” dimostrino quanto la promozione della salute funzioni al meglio quando nasce dalla collaborazione tra istituzioni, associazioni di volontariato, scuola e comunità. “Mettere in rete competenze, esperienze e sensibilità diverse permette di portare messaggi concreti e utili nei luoghi di vita delle persone – sostiene Castelli -. Ats Bergamo rinnova con convinzione il sostegno a questa iniziativa, che valorizza l’impegno del territorio e contribuisce a diffondere maggiore consapevolezza sui temi della salute e del benessere.”
Come già detto, il progetto ha la convinzione che la promozione della salute debba partire fin dalle giovani generazioni. Studenti e docenti partecipano attivamente ad alcuni appuntamenti della rassegna, contribuendo alla riflessione sui temi della prevenzione con il loro punto di vista. Quest’anno, inoltre, per la prima volta un convegno di “Insieme si può. Insieme funziona” si terrà negli spazi del polo di Sant’Agostino grazie al public engagement del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università degli Studi di Bergamo, mentre un altro evento sarà ospitato dalla Gamec – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo -, a testimonianza della volontà di aprire il dialogo sulla salute anche a nuovi contesti culturali e sociali.


