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“Io, aggredito con un coltello davanti a una bimba e la sua mamma. Nel quartiere va sempre peggio”

Riceviamo e pubblichiamo una lettera scritta da S.T., 32 anni, da nove al lavoro nel parcheggio sopra il supermercato Pam di via Camozzi

Riceviamo e pubblichiamo una lettera scritta da S.T., 32 anni, da nove al lavoro nel parcheggio sopra il supermercato Pam di via Camozzi.

“La sera di venerdì 13 marzo – racconta – ho concluso il mio servizio di cassa alle 18,30. Dopo alcune commissioni nel quartiere, mi sono diretto verso il supermercato per una spesa veloce. Di rientro, come ogni sera, sono salito con l’ascensore al piano parcheggio per dirigermi verso la mia auto e, dopo pochi passi, un losco figuro alto, incappucciato e barcollante mi è comparso da dietro il muro. ‘Dammi qualcosa’, mi urla con un marcatissimo accento dell’est, palesemente ubriaco. ‘Nemmeno per sogno’, rispondo io. ‘Ho voglia di bere, dammi i soldi’, replica aggiungendo qualche insulto colorito. ‘Aria su’, taglio corto io.

Tiro dritto e me lo lascio alle spalle. D’un tratto, mi arriva addosso un pezzo di scatolone rotto. Forse avrei dovuto lasciar perdere, ma alzando gli occhi ho incrociato lo sguardo di una cliente del parcheggio, chiusa in macchina con una bambina tra le braccia. Ho pensato: ‘Non posso andare via’.

Quel figuro mi si è avvicinato. Qualche insulto, qualche spinta. L’istinto è reagire alla provocazione. Questione di secondi, mi ritrovo una lama a 10 centimetri dal naso. Io, per difendermi, ho a portata di mano la borsa del supermercato con i gelati per mio figlio. Sperando che la signora in auto stia chiamando la polizia, ricordo un consiglio che mi diede anni fa mia madre (buon’anima) e ostento la sicurezza che non ho per istinto di sopravvivenza: ‘Hai due telecamere dietro di te. Le guardie staranno già arrivando, scappa’.

Ubriaco, tonto o entrambe le cose, il losco figuro abbocca al trappolone ed esita. Ho il cuore in gola. Lui indietreggia. Gli lancio la borsa coi gelati, lo manco clamorosamente, ma tanto basta per farlo allontanare. Sono illeso, ma poteva andarmi peggio. Passato il pericolo, la cliente è scesa dall’auto per ringraziarmi di non averla lasciata sola e la bimba mi ha regalato una caramella.

Tutto questo per dire che cosa? Che ultimamente la situazione nel quartiere è peggiorata. E non saranno sempre tutti tonti e ubriachi come il disgraziato che mi ha aggredito. Morale a parte, i miei gelati si sono squagliati. Sabato dovrò portare mio figlio in gelateria…”