L’ex presidente della Provincia lancia un appello ai cittadini, sottolineando l’importanza e il valore che il voto detiene
È innegabile la disaffezione dalla politica che trova riscontro concreto e documentato da un’affluenza alle urne che è scesa fin sotto il 50 per cento. Vedere che più di metà degli aventi diritto all’esercizio del voto, che è un termometro di partecipazione attiva alla vita pubblica con il personale contributo alla democrazia, dà da pensare e non poco. Possibile che l’interesse al voto – dalle prime elezioni libere della storia italiana, nel 1946, dopo la seconda guerra mondiale – si sia attenuato fino a tal punto? Per l’esperienza dalla quale provengo sento di non dovermi esimere da qualche riflessione, di carattere generale, avendo come filo conduttore di riferimento il senso civico. Stando alla larga da ogni tentazione di facile moralismo, questo senso civico dovrebbe essere sentito, vissuto ed espresso da ogni cittadino, soprattutto considerando il valore di fondo della libertà che in molte nazioni, purtroppo, resta ancora un anelito anche in questo nostro XXI secolo.
Come mai la politica ha perso profondità e i diritti – perché il voto è la conquista di un diritto fondamentale dei cittadini in un Paese libero – sono sbiaditi cosi tanto da rinunciare alle scelte che poi segneranno il nostro vivere di tutti i giorni, magari incontrando le nostre più che legittime lamentele?
Può essere che la smobilitazione dei cittadini-elettori sia motivato da sfiducia, disincanto, indifferenza “perché tanto poi fanno sempre quello che vogliono e a noi tocca sempre lo stesso destino di Pantalone, cioè subire”: ma la politica è – o dovrebbe essere – il momento privilegiato del ruolo attivo di ogni votante. Nell’estendersi di questo preoccupante distacco del cittadino-elettore dalla vita pratica, incidono e pesano sicuramente un certo declino della credibilità politica, lo sfilacciamento delle ideologie e dell’importanza perdurante dello spendersi personalmente per l’Idea e l’Ideale, gli show e i teatrini di molti eletti nelle istituzioni lontani dalla coerente visione della politica intesa come servizio.
De Gasperi, l’uomo della ricostruzione dell’Italia post-bellica cui mi sono ispirato e mi piace fare riferimento, con lungimiranza tracciò un percorso che oggi suona di straordinaria attualità e anche come monito: “Il futuro non verrà costruito con la forza, nemmeno con il desiderio di conquista ma attraverso la paziente applicazione del metodo democratico, lo spirito di consenso costruttivo e il rispetto della libertà”.
La storia umana è da sempre piena di limiti, difetti, imperfezioni, ma non è mai produttivo né utile rinunciare a un diritto, magari per sfinimento, e non usare l’efficace terapia del voto sulle schede per dare il nostro individuale segnale alla politica.
Il non votare in molti come sta ripetendosi con crescenti percentuali da tempo in Italia si risolve poi nel delegare il nostro potere a pochi. Pensiamoci e assumiamoci la responsabilità che ci appartiene.
Valerio Bettoni
Presidente di Aci Bergamo e Lombardia, già presidente della Provincia di Bergamo


