In città
|Nuove polemiche sul bistrot della Carrara: “Il Comune chiarisca l’incasso dalla gestione privata”
Si accende lo scontro tra Ida Tentorio (FdI) e l’assessore alla Cultura Sergio Gandi sulla gestione del bar nei giardini del museo: “Natura privatistica, riguarda la Fondazione”
Bergamo. Il dibattito politico in città si accende sugli incassi del Comune legati alla gestione del bistrot dell’Accademia Carrara e sui piani per definire il contratto del prossimo operatore privato dopo la rinuncia annunciata dalla società Finlatt a partire da settembre 2026. È Ida Tentorio, consigliera comunale di Fratelli d’Italia, a chiedere spiegazioni alla Giunta sul bar nei giardini del museo.
L’esponente di FdI aveva già sollecitato l’amministrazione su questo argomento con tre interrogazioni, due a settembre e una a dicembre 2025. “Tra procedimenti giudiziari sui permessi di costruzione (gli esposti in Procura da parte della famiglia Piccinelli contro il progettista della struttura, ndr), contestazioni per la duplice gestione e investimenti pubblici che sembrerebbero essere senza un ritorno adeguato, nessuno può contestare che la vicenda del Bistrot sia assai problematica – sostiene Tentorio -. L’evolversi della vicenda ci suggerisce che non sia soddisfatto né il pubblico né il privato”.
Nella nuova interrogazione, sottoscritta anche dal collega Alberto Ribolla (Lega), la consigliera di minoranza chiede spiegazioni sugli investimenti per realizzare il bar dell’Accademia, gli introiti del Comune derivati dalla gestione attuale e le azioni in programma per arrivare alla sottoscrizione del nuovo contratto.
Le risposte di Sergio Gandi, assessore alla Cultura, sono state protocollate nella mattina di giovedì 12 marzo. “Non si ritiene – sostiene il vicesindaco – che vi sia alcun profilo di irregolarità, inopportunità o criticità per la Fondazione e l’amministrazione comunale, né che sussistano ragioni per rivedere la sostanza della gestione, che rimarrà di natura privatistica”.
Ogni ‘ricaduta’ economica, chiarisce Gandi, “concerne le finanze della Fondazione e non del Comune, che con la gestione del bistrot non ha alcun rapporto”. Tra le dieci presentate l’offerta che aveva portato Finlatt ad aggiudicarsi il contratto, era “la più vantaggiosa – scrive l’assessore -, con un canone annuo di 40 mila euro rispetto ai meno di 10 mila proposti dalla seconda”. “L’obiettivo della Fondazione – sentenzia – non era e non è ‘un’operazione privata redditizia’. Il bilancio economico si risolve nel garantire il servizio ai visitatori del museo e consentire al museo di percepire il relativo canone e, stante l’andamento della gestione, nessun altro incasso aggiuntivo”.




