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Aggressioni ai medici, Marinoni: “Provvedimenti rafforzati, bisogna lavorare sulla cultura”

Giovedì 12 marzo ricorre la giornata nazionale di educazione e prevenzione nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari

È in corso la nuova campagna promossa dalla FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) contro le aggressioni ai medici. L’iniziativa ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul fenomeno della violenza che colpisce gli operatori sanitari, soprattutto nei reparti di emergenza- urgenza.

Per trasmettere il messaggio in modo efficace si è puntato sullo slogan “Il medico per me è uno di famiglia”, abbinato a uno spot prodotto in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, che si celebra il 12 marzo di ogni anno. Verrà proiettato nel corso del convegno nazionale “Curare senza paura” in programma a Perugia per questa ricorrenza e fa seguito a una campagna stampa diffusa tramite manifesti 6 metri per tre in affissione in tutte le città e pubblicata su alcune riviste. Inoltre, sarà postato sui canali social della FNOMCeO per poi approdare, in autunno, nei cinema.

In questo video un paziente in attesa da ore al Pronto Soccorso esclama: “Sono ore che aspetto, ma che fanno di là? Perché quello passa prima di me?”, mostrando un crescente nervosismo. Alla sua domanda rispondono altri cittadini che come lui aspettano il proprio turno. “Ma non vedi che è più grave di te?” – ribatte una signora. “La mia chirurga mi ha salvato la vita” – aggiunge una bambina sorridente. Quando il paziente entra finalmente in sala visite, trova un medico sereno ma sfinito dal lavoro. Sarà allora proprio il paziente, in un’inversione di ruoli, a chiedere al dottore se si sente bene. E la comunicazione si chiude proprio sul valore del lavoro dei medici: “È impossibile non volere bene ai medici, perché ti fanno stare bene”.

Il dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, afferma: “Analizzando il fenomeno delle aggressioni ai medici e più in generale agli operatori sanitari possiamo focalizzare l’attenzione su due aspetti. Il primo è connesso alle nuove modalità con cui le persone si rapportano fra loro. Oggi ci si relaziona con gli altri sempre più tramite i social dove tutti hanno ragione e si creano forti polarizzazioni delle opinioni. Il mondo si divide fra chi sta da una parte e chi dall’altra su qualsiasi argomento e si sviluppano frequentemente conflitti. Tutto diventa motivo per schierarsi e questo si riflette anche nei rapporti interpersonali, che sono caratterizzati da una conflittualità maggiore rispetto al passato. Il secondo elemento su cui riflettere concerne il ruolo sociale del medico, perché evidentemente non gode più dell’autorevolezza che gli veniva riconosciuta negli scorsi decenni, quindi servono nuovi strumenti e nuove modalità per costruire un rapporto di fiducia con i pazienti”.

“Di recente – prosegue il presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo – la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha affidato all’Istituto Piepoli un’indagine sul tema della fiducia. Sulla base del campione individuato, è emerso che il 90% degli italiani ha fiducia nella scienza mentre il 10% no e la stessa percentuale è stata rilevata per la scienza medica. L’81% si fida del proprio medico di famiglia, l’87% pensa che, grazie alla ricerca, si vive più a lungo e il 72% crede che tra dieci anni vivremo in un mondo più protetto dalle malattie. Una criticità consiste nelle promesse che vengono fatte alla gente da parte dei politici. In Italia il Servizio Sanitario Nazionale ha sempre offerto servizi ampi, diversamente a quanto si facesse all’estero con sistemi basati per esempio sulle mutue o sulle assicurazioni. Tutto ciò ha generato aspettative alte che si scontrano con il problema delle liste d’attesa e più in generale con i diritti proclamati ma non esigibili. In questo contesto il medico diviene il front office su cui si scaricano le difficoltà del sistema e si trova a dire alla popolazione dei no che non dipendono da lui o dalla sua volontà ma dalle decisioni della politica. Per farsi un’idea delle problematiche quotidiane basta pensare al sistema informatico della Regione e, come accennavo, alla questione delle liste d’attesa, ma anche alla carenza dei medici di base che in molti casi hanno un carico di assistiti che non è gestibile”.

Infine, il dottor Marinoni conclude: “Il sistema di deterrenza su cui possiamo contare contro le aggressioni ai medici e agli operatori sanitari è valido ed è positivo che le norme siano state rafforzate. In parallelo bisogna lavorare sulla cultura, per esempio insegnando l’educazione civica nelle scuole come forse si è tornati a fare dopo molti anni. Inoltre, è fondamentale l’educazione all’uso dei social, per contrastare l’odio e la conflittualità in rete che poi si riflettono sulla vita di ogni giorno fuori dal web. Sul fronte dei professionisti, invece, è strategico insegnare come confrontarsi con l’utenza, utilizzare i metodi di distensione e di superamento delle difficoltà per adottare un approccio positivo con i pazienti e più in generale con gli utenti. Si tratta di tecniche che si imparano e si possono potenziare per ridurre la conflitttualità e affrontare in maniera efficace determinate situazioni. Sicuramente è essenziale da parte della politica la verità su quello che il Servizio Sanitario Nazionale offre e quello che non offre: sarebbe un importante passo avanti e speriamo che avvenga al più presto”.