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Il processo in Corte d’Assise il 20 maggio: rischia l’ergastolo

Bergamo. La foto di Riccardo Claris custodita in un ciondolo a forma di cuore e una scritta semplice, ma carica di significato pubblicata sui social: “Siamo pronti”. Con quell’immagine stretta tra le mani, i familiari del 26enne hanno atteso questa mattina, mercoledì 11 marzo, l’udienza preliminare in tribunale a Bergamo. Il gup Luca Bonifacio ha disposto il rinvio a giudizio per il 19enne Jacopo De Simone, reo confesso dell’omicidio. Confermata anche l’aggravante dei futili motivi.

La morte di Claris, 26enne consulente finanziario, risale alla notte del 4 maggio scorso. I due giovani si erano incrociati al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina, locale frequentato da tifosi dell’Atalanta. Il 19enne avrebbe intonato un coro interista, provocando una discussione che in pochi minuti si è trasformata in lite.

Con alcuni amici, De Simone si è poi allontanato verso la sua abitazione, vicino allo stadio di Bergamo. Il gruppo di atalantini li ha seguiti. A quel punto, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, coordinati dalla pm Maria Esposito, il 19enne è salito nell’appartamento e poco dopo è tornato in strada armato di coltello nonostante la madre, preoccupata, avesse cercato di nascondere ogni oggetto pericoloso. Il gruppo di Atalantini se ne stava andando, quando Claris è stato raggiunto da un unico colpo. Mortale.

Dopo il fatto, De Simone si è costituito e ha ammesso di aver accoltellato il 26enne, sostenendo di essere intervenuto per difendere la sua famiglia “da una mandria di animali”. Quella sera il fratello era con lui, ma nel rincasare aveva preso un’altra strada con la fidanzata. Su questa versione la difesa ha puntato per smontare l’aggravante dei futili motivi, tentativo che però non ha convinto il giudice.

De Simone era già salito in casa sottraendosi, di fatto, a una situazione di potenziale pericolo. Pericolo che lui stesso avrebbe contribuito a ricreare tornando “volontariamente” e “senza alcuna costrizione” in strada, armato di un coltello con lama in ceramica bianca da 11 centimetri, poi affondata nella scapola del 26enne Claris. Questo il ragionamento dell’accusa e del gip Maria Beatrice Paratinell’ordinanza di convalida dell’arresto .

De Simone, difeso dall’avvocato Luca Bosisio, è attualmente detenuto in carcere a Cremona. Il legale assiste anche il fratello Carmine, imputato in un altro procedimento per l’omicidio di Luciano Muttoni a Valbrembo , qualche mese prima.

La nonna e la sorella della vittima, Barbara, presenti in aula, sono assistite insieme alla madre e all’altra sorella, Francesca, come parti civili dagli avvocati Fabrizio Losito, Michele Facchinetti e Federico Merelli. Il 20 maggio via al processo in Corte d’Assise.