“Se usi il bagno e non consumi, paghi 1 euro”, la provocazione di una ristoratrice di Città Alta apre un dibattito sul turismo
La scelta di una ristoratrice apre la discussione sull’ospitalità, sull’overtourism, sulla tutela del patrimonio storico ed artistico e sulla fruizione di quella parte di città che per molti bergamaschi, per via dei costi e dei varchi, è diventata inaccessibile
“Se entri e mi chiedi di usare il bagno, te lo faccio pagare 1 euro”. Inizia così un reel su Instagram della titolare del Fuoriporta House Bar di Città Alta. Una provocazione? Forse. Di certo solleva un dibattito sulla necessità di avere più bagni pubblici nella parte antica di Bergamo, sull’ospitalità, sull’overtourism che è scoppiato negli ultimi anni, sulla tutela del patrimonio storico ed artistico e sulla fruizione di quella parte di città che per molti bergamaschi, per via dei costi e dei varchi, è diventata inaccessibile.
Iniziamo dall’affermazione della ristoratrice. “Questa è una delle vie più trafficate di Città Alta e proprio per questo tantissimi turisti ci chiedono se possono entrare e usare il bagno senza neanche consumare. Immaginatevi se vi dicessimo di sì a tutti quanti. Ma addirittura ci è capitato che alcune persone salissero sopra il nostro hotel per trovare il bagno senza chiedere niente. Facendo cosi non rispetti i clienti dell’hotel, i clienti del bar e soprattutto chi ci lavora. Ma secondo voi io vado a fare i bisogni a casa vostra? Ed è per questo che nel nostro bar abbiamo dovuto mettere questa regola”.
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“In Città Alta ci sono tre bagni pubblici: uno in cittadella sotto la Torre di Adalberto, uno in Piazza Vecchia sotto al Campanone e uno in via Mario Lupo – precisa Sergio Gandi, assessore al Commercio del Comune di Bergamo -. La regola è che i bagni sono per i clienti in linea di principio. Farsi pagare per l’uso del bagno invece non è consentito perché si tratta di un servizio che non è l’oggetto della propria attività. Peraltro, i turisti sono un vantaggio per i pubblici esercizi, e dunque ritengo che non possono essere considerati solo quando rappresentano un vantaggio e non considerati per gli oneri che ne derivano a carico degli esercenti: onori e oneri. Su una cosa ha ragione l’esercente: anche il cliente o turista deve avere rispetto e non può inoltrarsi in stanze o aree con le quali il bagno nulla c’entra”.
Ha ragione? Lo abbiamo chiesto a Oscar Fusini, direttore di Ascom Confcommercio Bergamo: “Il tema del servizio della toilette nei pubblici esercizi ritorna periodicamente nei luoghi afflitti da overtourism. Il caso più eclatante riguardò Firenze circa 20 anni fa. L’obbligo dell’esercente e di offrire obbligatoriamente il servizio ai propri clienti. Poi la gestione è l’utilizzo andrebbero gestiti con flessibilità e rispetto da parte dell’esercente e dell’avventore che spesso con. Maleducazione ritiene di avere diritto di accedere ai servizi igienici come se sia trattasse di un servizio pubblico. Il pagamento di un prezzo è possibile anche se ritengo sia più una provocazione per evitare l’assembramento nei servizi igienici a discapito anche dei clienti più che per scelta economica”.
“Ora forse questa riflessione nasce più per fare ‘hype’ sui social ed andare virali che per un ragionamento alle logica di Città Alta e l’overtourism – Nicola Viscardi, presidente del Distretto Urbano del Commercio -. Tuttavia trovo assolutamente comprensibile la posizione dell’esercizio pubblico e condivido la logica che se una persona usufruisce di un servizio questo debba essere pagato. Credo che il Comune possa sicuramente verificare se c’è carenza di servizi igienici e potenziarli, in primis andrebbe capito se quelli esistenti siano opportunamente segnalati”.
“I bagni pubblici ci sono, sono tre e distribuiti in Città Alta. Forse dobbiamo fare un discorso più ampio sul turismo. Si parla di overtourism quando i servizi per i turisti sono maggiori rispetto a quelli offerti ai residenti. Città Alta non rientra in questo caso, basti pensare al cantiere per la realizzazione dei sottoservizi che si stanno realizzando sotto la Corsarola – spiega Roberto Amaddeo, presidente delle Comunità delle Botteghe di Città Alta -. Dobbiamo registrare, ed è evidente, che l’offerta in Città Alta si è abbassata di livello, basti pensare che non c’è più un hotel 5 stelle, non c’è un ristorante stellato, andando così ad intercettare un altro tipo di turismo che si presenta ad una fascia media”.
Amaddeo evidenza come i turisti attualmente in Città Alta si fermano in percentuale almeno due notti. “Chi si ferma, specialmente in Bed&Breakfast fa colazione tardi e quindi per pranzo preferisce uno spuntino, mentre la sera si ferma a cena e scopre una città viva e vivibile. C’è stato anche un calo di residenti, ma non così rilevante. Gli alloggi popolari non sono pieni perché gli stabili sono vecchi e non hanno ascensore, le scuole sono rimaste e non hanno subito forti alterazioni nel numero di alunni, ci sono 9 musei di livello”.
Che cosa manca allora a Città Alta? Spesso si assiste a turisti in piedi nella fontana Contarini che per i bergamaschi è come vedere sfregiare il Colosseo per i romani.
“Più che un agente della polizia locale, servirebbe un custode civico che indichi ed educhi alla tutela del nostro patrimonio, un po’ come un bagnino a bordo piscina che eviti gli schiamazzi e gli eccessi”.
Amaddeo non manca di fare una lettura critica verso Città Alta, una serie di richieste che sono dei desiderata per un posto che ama profondamente. “Esiste un problema di viabilità e di accesso a Bergamo Alta che ho già comunicato all’assessore Berlanda – prosegue il presidente della Comunità delle Botteghe di Città Alta -. Sicuramente va sistemata la comunicazione che deve essere chiara e più netta: Città Alta è aperta. Si dovrebbero aprire altri varchi di accesso, come quello di Val Verde smarcando la targa sia in entrata sia in uscita, sottoscrivere una convenzione tra locali e i parcheggi per favorire il pieno uso di queste strutture che agevolano la permanenza nel borgo antico. Infine, proporre ai turisti di allungare il proprio soggiorno con dei pacchetti. Per esempio, non tutti sanno che un biglietto da 12 euro si possono visitare in 48 ore ben sei musei dentro le Mura: da quello delle mura al campanone passando per quello della fotografia. Vivere Città Alta da turisti o da residenti in città e nei paesi di provincia si può, bastano azioni semplici e chiare”.


