Non solo dimissioni, contro l’ex sindaco pronto un esposto in procura. Lui: “Coscienza a posto, nessuno mi insegna l’onestà”
L’annuncio (tra le righe) in un comunicato firmato dai consiglieri ‘ribelli’: “Trasmetteremo atti e documenti agli organi competenti”
Valbondione. La prospettiva non sembra granché preoccuparlo, tant’è che la replica alle accuse arriva dopo una partita a carte. “Ci sono delle priorità”, scherza Walter Semperboni. Sta di fatto che, oltre alle dimissioni di sei consiglieri comunali , l’ex sindaco potrebbe fare i conti con un’altra grana: non a livello politico, ma giudiziario.
In un comunicato diffuso lunedì mattina (9 marzo), nel quale motivano la loro uscita dal consiglio, gli ormai ex amministratori Florindo Albricci, Thomas Conti, Dario Fuse, Sergio Piffari, Alessandro e Michael Semperboni spiegano che negli ultimi mesi sarebbero emerse “alcune situazioni” che hanno richiesto “riflessioni e approfondimenti all’interno dell’amministrazione comunale”. Per questo, aggiungono, “sono in corso verifiche e analisi su atti e documenti amministrativi che verranno trasmessi agli organi competenti affinché possano svolgere le opportune valutazioni”.
Tradotto, annunciano un esposto in Procura. Interpellati per chiarimenti, i consiglieri non si nascondono dietro il proverbiale dito e anzi, confermano: “Questione di giorni”, assicura Piffari (tutt’altro che nuovo a strascichi giudiziari con Semperboni). Sotto la lente d’ingrandimento, il presunto uso improprio dei mezzi dell’ente comunale, sospetti rimborsi viaggio e presunte anomalie nella gestione dei rifornimenti di carburante. Secondo i consiglieri dimissionari, gli approfondimenti riguardano diversi ambiti dell’attività amministrativa, compresa l’adozione di alcune ordinanze con l’obiettivo di “garantire la massima trasparenza” e “correttezza”.
“Ho la coscienza pulita, nessuno può insegnarmi l’onestà – ribatte l’ex sindaco del paese montano -. I mezzi dell’ente comunale di cui parlano sono in realtà la Panda dei servizi sociali. L’auto – sostiene Semperboni – è stata usata per portare il pranzo agli anziani. La domenica mattina mi alzavo presto per consegnare i giornali al bar, perché non abbiamo più l’edicola. Sono cose che ho detto sia al Consiglio che al segretario comunale. L’auto era disponibile quando serviva a portare gli ammalati. In un caso mancavano i volontari, sono andato io con loro all’ospedale Papa Giovanni. Ho sempre e soltanto svolto il mio ruolo di sindaco h24, il resto sono illazioni”.
Nel comunicato, i firmatari aggiungono che le dimissioni non sono collegate alle ‘giravolte’ del sindaco in materia di adesione a partiti o movimenti politici. Piuttosto, sono ricondotte a quello che i consiglieri definiscono un progressivo blocco dell’attività amministrativa: dalle opere pubbliche portate a termine solo perché già finanziate e progettate dalle amministrazioni precedenti, fino alla pista di fondo rimasta chiusa nell’ultima stagione.
Tra i progetti citati dai consiglieri dimissionari l’ostello “Posta” di Lizzola, chiuso da due anni senza un nuovo bando di gestione; l’osservatorio di Maslana, ancora non aperto al pubblico; il palazzetto dello sport, che secondo loro presenterebbe problemi legati alle certificazioni e a un utilizzo incerto. Segnalati anche ritardi nelle pratiche del comprensorio sciistico e il rischio di perdere i contributi per la protezione idrogeologica, come nel caso della frana sul sentiero per il rifugio Curò. Tra le criticità citate anche il ponte all’ingresso del paese: per il quale, nonostante un finanziamento regionale di 100 mila euro – osserva Piffari – non sarebbe stata avviata neppure una perizia statica.

Secondo i firmatari, le dimissioni sono “un atto di responsabilità” per favorire una ripartenza amministrativa più efficace e trasparente. L’ex sindaco replica sostenendo di aver ereditato un Comune privo di ufficio tecnico e turistico. Di quest’ultimo rivendica la riapertura affidata a PromoSerio, la trasformazione dell’ostello Casa Corti in albergo, la riattivazione del BancoPosta e l’avvio dei lavori alla casa degli ex guardiani Enel in stato di abbandono. Sottolinea, inoltre, di aver trasferito i sessanta migranti ospitati nella minuscola frazione di Gavazzo. Sulle altre questioni garantisce l’impegno, ma ammette: “Ci vuole tempo per arrivare ovunque”. Infine, accusa la commissione del comprensorio sciistico di aver prodotto solo ostacoli alla sua amministrazione. “L’hanno voluta consiglieri e minoranze, serviva solo a farmi le scarpe”.
Quella di Valbondione è una delle tre amministrazioni saltate nel giro di pochi giorni, insieme a Sarnico e Montello . Tutte per questioni – almeno in apparenza – legate a problematiche interne. Un brutto segnale per la nostra politica.


