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Nell’emergenza-strada diventare “responsabili”

Il senso di responsabilità è il meccanismo salvavita decisivo per chi guida sulla strada

Dopo più di mezzo secolo di giornalismo che ho vissuto e praticato all’estero, alcune conclusioni sono maturate, strade percorrendo in diversi Paesi del Nord Europa, dalla vicina Svizzera nei tre altri punti cardinali, est-ovest-nord. La prima certezza assoluta è che nessuno nasce e si comporta virtuoso per natura: e per chi cercasse conferma, basta l’osservazione di come molti guidano una volta sul territorio italiano molti automobilisti con targhe straniere. Appena usciti dai confini nazionali, scatta incontenibile la voglia di dar fondo alle proprie doti di piloti con disinvolta spontaneità nella lettura della segnaletica. Eterna attualità del dottor Jekyll e mister Hyde.

Che cosa fa scattare la molla del radicale mutamento d’approccio al rispetto della disciplina sulle strade? Quiz facile, da “game show” per principianti: la risposta sta nella sistematicità dei controlli, sia fissi che mobili, fatte dagli uomini in divisa o dagli incontestabili mezzi tecnologici con ferrea certezza della punibilità del reato e relativa pena.

Una terapia di comprovata efficacia è insomma quella dei controlli: delle forze dell’ordine con il supporto sempre più perentorio della tecnologia, dalle telecamere agli autovelox e multafot ai semafori, e non è peraltro necessario un parco infinito di queste apparecchiature che presentano il vantaggio di collocazione mobile in postazioni fisse.

Al fondo di tutto, l’obiettivo numero 1 resta in ogni modo e sempre l’inserimento in automatico di un decisivo meccanismo salvavita, quando chiunque si mette alla guida di un veicolo a motore: si chiama senso di responsabilità.

ACI

 *Giuseppe Zois – Giornalista, autore del libro “Strade sicure per tutti”, ed. ACI, Provincia di Bergamo, Mobilità Sicura.