Il trend
|La guerra in Iran spinge alle stelle il prezzo del diesel: “Ci attendiamo nuovi aumenti. Scorte scarse? No, ma preoccupano alcuni ritardi nelle consegne”
Stabilmente oltre i due euro al litro in provincia, potrebbe subire ulteriori rincari di 20-30 centesimi nelle prossime settimane. Mora (Figisc Confcommercio Bergamo): “Per una famiglia spesa extra anche di 50 euro a settimana”
La guerra in Iran è scoppiata da poco più di una settimana e, in questo lasso di tempo, il prezzo del gasolio è già aumentato di trenta centesimi. Un trend che non sembra prossimo ad arrestarsi nel breve termine, considerato anche il perdurare del conflitto e le conseguenti oscillazioni dei mercati petroliferi internazionali.
La crisi militare e geopolitica ha avuto da subito pesanti risvolti anche in termini economici, con il petrolio tornato a superare quota 100 dollari al barile per la prima volta dal 2022, punta non a caso raggiunta dopo l’invasione russa in Ucraina: un’impennata immediata che ha fatto correre altrettanto rapidamente il costo del carburante ai distributori di benzina, dove oggi il diesel ha superato stabilmente la soglia dei due euro al litro e la benzina si avvicina a quella dell’1,80.
“Il problema è evidente – sottolinea Renato Mora, presidente dei benzinai Figisc Confcommercio Bergamo – Paghiamo anche la problematica dell’interruzione della nostra produzione di gasolio, che ci costringe ad importare e a subire questa condizione senza troppo spazio di manovra. Il mercato dei prodotti petroliferi funziona esattamente come una Borsa, dove si stabiliscono giornalmente i prezzi del carburante. Non dobbiamo calcolare solo la materia prima, perché ci sono tanti altri elementi che ne fanno parte, come gli additivi. Il prezzo di tutte queste componenti messe assieme determina il costo del prodotto finito. Gli aumenti, però, appaiono difficilmente comprensibili e purtroppo nemmeno le scorte di carburante, che per ora non mancano, non ci consentono di calmierare i prezzi. Al consumatore finale deve poi essere chiaro che in questa situazione il singolo gestore non ha alcuna capacità di intervenire sul prezzo alla pompa: è la compagnia petrolifera a consigliarlo e noi ci limitiamo ad applicarlo. Non mi sbilancio ad utilizzare la parola speculazione, ma se anche fosse questo il caso di sicuro non è la penultima ruota del carro a metterla in atto”.
La principale speranza di un rallentamento della dinamica di crescita è riposta nella de-escalation del conflitto in Medio Oriente, anche se di segnali distensivi in questo senso al momento non se ne vedono: “Se si dovesse sbloccare la situazione i mercati sono in grado di reagire rapidamente, lo abbiamo già visto in passato – continua Mora – In quel caso potremmo arrivare a un riallineamento dei prezzi, non dico ai livelli di un mese fa, però sicuramente si abbasserebbero. Se invece la guerra proseguirà in questi termini potremmo trovarci presto gasolio a 2,20 euro al litro e benzina a 1,90. In quanto tempo? Nel giro di un mese. La forbice tra benzina e gasolio era già stata determinata dall’intervento sulle accise di inizio anno, con un delta di 10 centesimi, ma ora si sta allargando ulteriormente e probabilmente lo farà ancora. Come sindacato da tempo sollecitiamo il governo a un intervento che congeli l’Iva sugli aumenti, in modo da produrre subito uno sconto sulle accise e mitigare temporaneamente la situazione. Il trend non si arresterebbe, ma avremmo almeno prezzi calmierati. Considerate che il gasolio ha un fortissimo impatto sul settore, coprendo due terzi delle erogazioni”.
E il governo, come spiegato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video pubblicato sui canali social, si è messo al lavoro per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto per i cittadini italiani, con task force dedicate al monitoraggio dei prezzi non solo dei carburanti ma anche di energia e generi alimentari, per combattere eventuali speculazioni: “In particolare sulla benzina stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette ‘accise mobili’ che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile. Il meccanismo, la cui attivazione viene chiesta da parte di alcuni partiti dell’opposizione, consente di utilizzare la partita di maggiore Iva che arriva dall’aumento dei prezzi per ridurre le accise, è lo strumento della sterilizzazione che avevamo scritto nel programma di centrodestra e la sua attivazione è allo studio da qualche giorno da parte del ministero dell’Economia”.
Un provvedimento atteso da autotrasportatori e famiglie, per cui le conseguenze non sono tenere: “Penso soprattutto a quelle che già faticano a fare fronte alle spese imminenti – aggiunge Mora – A queste condizioni una famiglia può arrivare a spendere anche fino a 50 euro in più alla settimana di carburante”.
Sembra scongiurato invece al momento il rischio di uno scarso approvvigionamento, anche se arrivano alcuni segnali preoccupanti come “alcuni rifornimenti in programma nel weekend appena trascorso che sono stati ritardati all’inizio della nuova settimana”. Una casistica che comunque non si può escludere a priori, dato che lo stretto di Hormuz, dal quale transita circa un quinto del petrolio mondiale, continua a essere bloccato dalle forze iraniane: il perdurare del blocco potrebbe portare il prezzo del greggio oltre i 150 dollari al barile, con impatti facilmente immaginabili sui consumatori.


