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Alberto Giovanelli, 85 anni, vive nel Palazzo Fogaccia: “Esco ancora tutte le mattine, vado al bar per un caffè o un gelato. Non temo la morte, bisogna sapere arrendersi quando è il momento”

Clusone. Il legame che unisce la famiglia Giovanelli alla Bergamasca va indietro più di mille anni. Il primo erede della storica casata nobiliare è il principe Alberto, 85 anni, che vive nel Palazzo Fogaccia a Clusone.

Ci accoglie nel grande salone, dove lo sguardo del visitatore viene subito catturato dall’enorme tela appesa alla parete. Opera di Francesco Paglia, allievo del Guercino, raffigura una festa nel parco con il conte Fogaccia e la sua famiglia. “È un quadro unico nel Nord Italia – spiega il principe -. Forse solo a Venezia esiste una tela di dimensioni simili che, nel corso della storia, non ha mai subito danni”.

Dalle luminose finestre del salone si può ammirare il pizzo Formico. È proprio dall’altro lato della montagna, in Val Gandino, che inizia la storia bergamasca della famiglia Giovanelli. “I miei antenati – racconta – arrivarono nel continente dall’Inghilterra: erano in fuga, da chissà cosa, e giunsero a Gandino intorno all’anno Mille”.

Nella piccola valle orobica i Giovanelli controllarono per anni il commercio della lana e dei panni. Nei secoli successivi la famiglia si divise in diversi rami, stabilendosi a Venezia, in Trentino, in Austria e in Ungheria. La casata ricevette il titolo nobiliare già nel XVI secolo per i servizi prestati all’imperatore austro-ungarico.

Rientrati nella penisola dall’Austria, i Giovanelli divennero senatori del Regno d’Italia. “Abbiamo servito il re fino al 1946, quando è stata istituita la Repubblica – afferma il principe -. Mattarella è una persona perbene, lo stimo molto. Tuttavia sono monarchico: è parte della natura della mia famiglia. Credo che chi rappresenta lo Stato dovrebbe essere al di fuori della politica. I reali sono educati per rappresentare tutti i cittadini, senza eccezioni. Basta guardare alla Spagna: c’è un governo di sinistra, ma anche una corona che agisce come Capo di Stato neutrale”.

Il principe Alberto ha avuto cinque figlie femmine. Il titolo maschile sarà quindi continuato dal nipote Guglielmo, il figlio del principe Carlo Giovanelli – fratello di Alberto, scomparso nel 2016 – e di Elettra Marconi, figlia del noto inventore considerato il padre delle telecomunicazioni. “Mia nonna era invece una contessa Serego Alighieri di Verona, discendente di Dante – racconta Alberto -. Il figlio del poeta ebbe solamente una figlia, che sposò il conte di Serego Alighieri. È una storica famiglia veronese: i miei cugini producono un ottimo vino, ogni tanto abbiamo occasione di incontrarci”.

L’arrivo della famiglia a Clusone coincide con il matrimonio tra il padre del principe Alberto, Giuseppe, e la contessa Giulia Fogaccia, figlia adottiva – ma nipote di sangue – del conte baradello Piero Fogaccia. “In paese mi sono sempre trovato benissimo – confida -. Conosco tutti, mi vogliono bene e io ne voglio a loro. Esco ancora quasi tutte le mattine: vado al bar per un gelato o un caffè, faccio quattro chiacchiere e poi torno a palazzo”.

Dopo l’armistizio del 1943, i piani inferiori della residenza Giovanelli ospitarono il Ministero delle Colonie della Repubblica Sociale. “Ero poco più che un bambino – ricorda il principe -. Io e mio fratello andavamo a scuola a Roma e salivamo a Clusone durante la bella stagione. Quando l’Italia si spaccò in due restammo bloccati qui. Mussolini scelse di sparpagliare i ministeri in cittadine più piccole, meno esposte ai bombardamenti. Non fu una decisione di mio padre: un giorno arrivarono e dissero che avevano bisogno degli spazi. Di quei giorni ricordo che, mentre giocavamo in giardino, vedevamo i funzionari del ministero al lavoro”.

Dal punto di vista architettonico, Palazzo Fogaccia non è un castello ma un palazzo fortificato. Basta osservarlo dall’esterno: l’attenzione cade subito sulle garitte laterali, che un tempo facevano parte del sistema difensivo.

Oggi il palazzo apre le sue porte in primavera, con visite guidate durante la bella stagione. “In inverno è più complicato accogliere visitatori – spiega il principe -. Durante la bella stagione ospito ancora alcuni eventi nel salone: la chiusura del Lions Club di Clusone, di cui sono stato presidente e di cui sono tuttora membro, si tiene sempre qui”.

principe giovanelli palazzo fogaccia clusoneIl salone del Palazzo

Per le sue dimensioni, mantenere palazzo Fogaccia non è semplice: “Non è solo una questione economica: bisogna anche rispettare molti vincoli. Il palazzo è tutelato dai Beni Culturali ed è stato inserito tra i primi edifici protetti dalle Belle Arti subito dopo la proclamazione del Regno d’Italia. I clusonesi dovrebbero esserne fieri: molti anni fa questo salone ospitò anche Papa Giovanni XXIII. Era un amico personale di Piero Fogaccia: quando era giovane il conte gli fece una cortesia, e lui non se ne dimenticò mai”.

Una vita piena, quella del principe Alberto. “Ho sempre provato tutto – conclude -. Certo, bisogna sapere arrendersi quando è il momento. Non temo la morte, mi rimetto al nostro Signore. Quando sarà il mio momento, amen. Che faccia lui”.