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Per impedire la guerra occorre essere armati
Foto Getty

Se la pace non è più un optional, ma la condizione necessaria dell’esistenza della specie, per preservarla occorre impedire la guerra

La strategia bellica del Presidente Trump, erratica, gonfia di esagerazioni, segue, tuttavia, una logica: quella del Documento intitolato “National Security Strategy 2026”, pubblicato dall’”Executive Branch” dell’Amministrazione americana nel dicembre scorso. Se il competitore principale è la Cina, tutte le scelte finora compiute, dai rapporti con Putin, al Venezuela, all’Iran sono coerenti. Il che non significa che siano anche indovinate. La competizione riguarda, in primissimo luogo, le fonti di energia.

L’Intelligenza Artificiale e l’Automotive elettrico richiedono enormi quantità di energia. La Russia, il Venezuela, l’Iran sono le fonti principali di energia per la Cina, accessibili a prezzi stracciati, perché le sanzioni obbligano questi Paesi produttori a vendere sottocosto. Perciò, dal punto di vista americano, il flusso deve essere interrotto. Perché non anche quello russo? Perché Trump spera di strappare la Russia alla Cina. In cambio? Ad Anchorage il 16 agosto 2025 Trump ha “venduto” a Putin l’Ucraina e un pezzo di Europa ex-sovietica.

“La merce” però è restia a consegnarsi. In ogni caso, la strategia americana è chiara. Le motivazioni invocate per muovere contro l’Iran sono tutte strumentali e variabili, riguardino esse il pogrom del 7 ottobre 2024, la pretesa iraniana di disporre dell’arma nucleare, i massacri di massa perpetrati da Khamenei e soci nel mese di gennaio. Se il bastione teocratico iraniano crollerà rumorosamente o si spezzerà in una parte radicale e una più arrendevole si capirà nei prossimi giorni. Da quanto si apprende, il nocciolo duro del potere non sono più gli Ayatollah, ma i Pasdaran, la guardia pretoriana che fu istituita da Khomeini come milizia privata più affidabile dell’Esercito e che ha finito per prendere il controllo della ricchezza del Paese, dello Stato e della politica. La storia non è nuova.

Augusto imperatore fondò il Corpo dei Pretoriani con il compito di difendere l’imperatore e mantenere l’ordine pubblico a Roma. Alla fine, i Pretoriani fecero e disfecero gli imperatori. Si vedrà chi e che cosa i Pasdaran saranno disposti a vendere. La Cina è entrata nell’orizzonte strategico americano già con Obama e Biden. Tuttavia, mentre i Presidenti democratici praticavano una strategia soft e, comunque, si tenevano strette le alleanze storiche con la Nato e con l’Unione europea, Trump procede da solo.

Gli Europei sono fuori e, a questo punto, hanno trasformato la marginalità in ambigua virtù.
Ci stiamo avvicinando per tappe – come diceva Papa Francesco – all’abisso della Terza guerra mondiale?

Finché Russia e Cina stanno ferme, benché cadano i loro alleati più stretti, il rischio è controllato. Ma qui può scattare “la legge degli imperi” di Tucidide. Essa dice che quando un impero entra in crisi all’interno e un altro sale all’esterno, la guerra diventa “inevitabile”. Solo che Tucidide non poteva prevedere alla fine del 400 a. C che il nucleare e il biologico avrebbero cambiato il ruolo della guerra nella storia umana. Fino al 1949, anno in cui gli Usa persero il monopolio nucleare, la guerra non era un rischio esistenziale per la specie “Homo sapiens sapiens”. Stragi, incendi, carestie, epidemie facevamo morire milioni di individui – circa 60 milioni nell’ultimo conflitto mondiale – non la specie.

Che cosa possiamo fare ora per impedire che si accendano i fuochi nucleari? È certamente bello e generoso andare in piazza con le bandiere arcobaleno a invocare un mondo di pace, di giustizia e di amore. Ma occorre che “le anime belle” prendano atto che la pace degli ottant’anni in Europa è stata garantita non dall’amore dell’uomo per l’altro uomo, ma dalla paura dell’uomo per l’altro uomo: la MAD (Mutual Assured Destruction).

Essa è guidata dal principio: “A ciascuno secondo la sua capacità di minaccia”. Se la pace non è più un optional, ma la condizione necessaria dell’esistenza della specie, per preservarla occorre impedire la guerra. Non è una tautologia. Per impedirla, occorre essere armati. Condizione non ideale, certamente sgradevole, contraddittoria e costosa, ma necessaria.


giovanni cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano.

Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.