Logo

Temi del giorno:

Cristina Cattaneo: “Nella società vedo sempre meno empatia. La parte più difficile del mio lavoro? Parlare con i parenti”
Cristina Cattaneo. Foto Raffaello Cortina Editore

La nota antropologa forense ospite a Confcommercio: “Oggi i crimini sono sempre più brutali. Identificare un cadavere significa rispettare il diritto alla salute mentale dei famigliari”

L’antropologa forense Cristina Cattaneo ha dedicato la sua carriera a restituire un’identità a chi l’ha persa. Vittime di violenza, di naufragi, di conflitti, persone senza nome che grazie al suo lavoro tornano ad avere una storia e una memoria. Il suo impegno va oltre il laboratorio: è testimonianza concreta di come la scienza possa farsi strumento di giustizia e umanità.

Professoressa ordinaria di Medicina Legale, è stata venerdì 6 marzo la prima ospite del ciclo “Protagoniste del presente. Storie di donne stra-ordinarie” di Confcommercio Bergamo, incontro moderato dalla giornalista Elisabetta Olivari. Il progetto è promosso dal Gruppo Terziario Donne e dedicato alle imprenditrici del territorio che, con impegno e tenacia, lasciano un segno significativo nella nostra società.

Cristina nasce come antropologa e solo successivamente diventa medico legale. Il suo, infatti, è un percorso evolutivo tra il mondo umanistico e quello scientifico. “Sono arrivata in Italia alla fine delle scuole medie – racconta -. Mi sono iscritta al liceo classico e mi sono fin da subito innamorata delle materie umanistiche. All’università, durante un corso di archeologia mi sono appassionata di questa disciplina e mi sono iscritta a Medicina mentre frequentavo Lettere. Alla fine, ho unito questi percorsi entrando nella medicina legale”.

Secondo il medico forense, studiare i corpi educa all’empatia.”“ggi tendiamo a guardare alla morte con grande distanza. Eppure, i morti hanno un racconto molto intimo della loro vita – afferma Cattaneo -, è un modo più profondo di raccontare la storia di una persona”. L’antropologa sottolinea come il lavoro sui corpi possa aiutare a comprendere meglio la società: molte volte le loro storie nascoste permettono di comprendere reati che altrimenti rimarrebbero silenziati. “Spesso ci sono casi che passano come suicidi quando in realtà sono vittime di abusi e violenze – osserva -. I morti mettono in guardia su ciò che sta realmente accadendo”.

Restituire un’identità

Uno dei temi più ricorrenti all’interno dei libri pubblicati dalla docente è quello dell’identificazione delle vittime. “Dare un nome ai corpi è fondamentale – dichiara la dottoressa – non solo per ragioni burocratiche riguardanti i certificati, ma soprattutto per i parenti”. Il morto senza nome può essere chiunque e succede più spesso di quanto si pensi. Gli psichiatri parlano infatti di una patologia conosciuta come perdita ambigua, condizione che colpisce chi non sa se un proprio caro sia vivo o morto. “Questo non permette di elaborare un lutto – aggiunge – identificare qualcuno significa rispettare il diritto alla salute mentale dei famigliari”.

L’antropologa precisa inoltre che, purtroppo, sono poi diverse le situazioni legate a morti di serie A e morti di serie B. “Ogni giorno assistiamo a queste ingiustizie legate alle disuguaglianze persino tra i morti: dai senzatetto, ai migranti a tutte quelle persone fragili a cui viene data meno importanza. Si tratta di una questione fortemente culturale, viviamo in una società che si sta progressivamente allontanando dall’empatia’”.

In questo ambito lavorativo ci si interfaccia costantemente con situazioni sensibili. Per questo non è semplice distaccarsene emotivamente: “Negli ultimi anni – spiega – abbiamo osservato una trasformazione delle lesioni nei casi di violenza domestica. Oggi crimini e torture sono più brutali e studiati. Raccontare scientificamente queste storie richiede molta ricerca”.

La parte più difficile, come evidenzia la docente, è però l’incontro con i famigliari: “Con il tempo si impara a metabolizzare queste esperienze – sostiene Cattaneo -, accetti che siano parte dell’umanità. Dietro le tragedie più grandi però spesso ci sono storie profondamente toccanti”. Cattaneo porta avanti diversi progetti, tra questi Musa, il museo universitario delle scienze antropologiche, mediche e forensi per i diritti umani. Si tratta di un innovativo museo di Milano che grazie all’antropologia e la medicina legale restituisce dignità alle vittime di violenze. Trasformando la memoria in uno strumento di consapevolezza civile.

Il ciclo di Confcommercio

“Negli ultimi anni abbiamo cercato sempre più di valorizzare il ruolo dell’impresa femminile, che rappresenta una vera spina dorsale del nostro sistema economico – afferma Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo -. La nostra è una struttura meritocratica che oggi vede una presenza equilibrata tra uomini e donne nei ruoli di responsabilità.” Per celebrare la giornata internazionale dedicata alle donne, infatti, Confcommercio non sceglie le classiche mimose bensì un percorso che si svilupperà durante tutto l’anno con tre figure di spicco straordinarie nel loro lavoro quotidiano. “Partecipare a questi incontri – sostiene Luciano Patelli, vicepresidente di Confcommercio Bergamo – significa creare relazioni, scambiarsi idee e alimentare un dialogo che può generare nuove opportunità”.

All’incontro è intervenuta anche Romina Russo, presidente del Consiglio comunale di Bergamo che sottolinea come “attraverso queste iniziative viene portato avanti il tema della parità di genere. Il lavoro di rete tra associazioni di categoria è fondamentale per far emergere le disparità ancora presenti nei diversi settori per contrastare barriere e stereotipi con maggiore consapevolezza”. La presidente del Consiglio comunale prima dell’inizio dell’incontro ha inoltre voluto precisare quanto per lei sia stato un errore la bocciatura del congedo parentale paritario: “L’augurio è che i tempi maturino presto per arrivare anche a questo passo, che considero indispensabile”. Il prossimo incontro si terrà lunedì 29 giugno, con l’attrice teatrale e comica Ippolita Baldini.