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Scippatore tradito dalla passione per il calcio. Lo staff del Cassinone: “Ci ha lasciato l’amaro in bocca”

Quando ha aggredito e derubato la 79enne Santina Farina indossava il giubbetto della squadra con il logo cucito sul petto. Un dettaglio che ha indirizzato gli investigatori verso il Gsd Cassinone 1987

A tradirlo è stata la sua passione per il calcio. Quando G.A., originario del Burkina Faso, classe 2000, ha aggredito e derubatoSantina Farina, 79enne di Romano, indossava proprio il giubbetto della squadra Gsd Cassinone 1987 in cui militava dall’autunno scorso. Sul petto era cucito il logo circolare della società, con al centro un pallone stilizzato, i colori sociali blu e bianco e il campanile della frazione seriatese di Cassinone. Un dettaglio che non è passato inosservato e che ha portato gli investigatori sulla pista della squadra.

La notizia del coinvolgimento del compagno di squadra nei fatti del 3 febbraio è stata accolta come una vera e propria doccia fredda dall’intero team, che ancora non si capacita di come quel ragazzo, arrivato in punta di piedi nella squadra, sia stato capace di un’atrocità simile.

“Siamo rimasti con l’amaro in bocca – racconta un dirigente dello staff -. Di certo non ce lo aspettavamo. Con noi si è sempre comportato bene. Si era rivolto a noi per chiedere se ci fosse posto in squadra per uno in più. Era appena tornato dal suo paese. Non c’è mai stato nulla da dire sul suo comportamento, veniva agli allenamenti e alle partite della domenica”.

Il dirigente, che non ha mai notato atteggiamenti sospetti da parte di G.A. se non i consueti screzi da spogliatoio, aggiunge poi che il giovane “si era proposto come attaccante esterno. Era dotato di una buona velocità di gambe, era agile e leggero: insomma, aveva del talento. In passato – racconta – aveva giocato nelle giovanili dell’Interseriatese. L’ultimo tesseramento valido risaliva a qualche anno prima. Abbiamo cercato di dargli modo di integrarsi”.

Come in ogni team che si rispetti, i ragazzi si supportavano l’uno con l’altro. “Viveva con la famiglia nel vecchio centro storico di Seriate – prosegue il dirigente – e in quel periodo stavano facendo un trasloco. Alcuni compagni e altri membri della società gli hanno dato una mano con la sistemazione della casa. C’era chi lo accompagnava agli allenamenti e alle partite, cercavamo di aiutarlo a ricostruire una vita normale”.

“Quello che possiamo dire – conclude il dirigente – è che abbiamo fatto tutto il possibile per aiutarlo e supportarlo, senza pensare che potesse essere capace di compiere un gesto simile. Purtroppo certe situazioni ti lasciano perplesso, ma resta la consapevolezza che la nostra attività sportiva ha cercato solo di dare un’opportunità di riscatto”.