l'infiammazione persistente
Artriti infiammatorie, come contrastarle
Artrite infiammatoria, cos’è e come si può contenere: oggi, le nuove terapie, forniscono risposte efficaci
Quando si parla di artrite infiammatoria ci si riferisce ad un gruppo di patologie caratterizzate da un’infiammazione persistente della membrana sinoviale, il tessuto che riveste internamente le articolazioni. Questa infiammazione è sostenuta da un’attivazione anomala del sistema immunitario, che in alcuni individui, può essere autoreattivo e attaccare strutture proprie dell’organismo. Parliamo con la Dr.ssa Silvia Della Pina, reumatologa di Habilita Sport Medicine.

Spesso si confondono artrite e artrosi: in che cosa si differenziano?
“L’artrite infiammatoria non è la stessa cosa dell’artrosi, infatti, l’artrosi è una patologia degenerativa, legata prevalentemente all’usura della cartilagine articolare e all’invecchiamento biologico; l’infiammazione, se presente, è secondaria e non rappresenta il meccanismo primario. Nell’artrite infiammatoria, invece, l’infiammazione è il processo centrale e può, nel tempo, determinare danno articolare strutturale se non trattata adeguatamente”.
Quali sono le problematiche più frequenti che si catalogano sotto questa voce?
“Le principali condizioni che rientrano nel gruppo delle artriti infiammatorie comprendono:
– Artrite reumatoide: malattia autoimmune cronica che colpisce prevalentemente le piccole articolazioni di mani e piedi in modo simmetrico.
– Artrite psoriasica: associata (nella maggior parte dei casi, ma non necessariamente) ad una storia personale o famigliare di psoriasi cutanea, può coinvolgere articolazioni periferiche in un pattern asimmetrico, entesi (inserzioni tendinee) e scheletro assiale.
– Spondilite anchilosante: colpisce prevalentemente la colonna vertebrale e le articolazioni sacroiliache, con dolore lombare infiammatorio.
Rientrano inoltre in questo gruppo le artriti connettiviti-correlate (come nel lupus), le artriti reattive, le artriti microcristalline e alcune forme di artrite giovanile”.
Quali sono i primi segnali che non dovremmo sottovalutare?
“I principali red flags delle artriti infiammatorie includono:
–rigidità mattutina prolungata (oltre 30-60 minuti),
–tumefazione (gonfiore) di tre o più articolazioni persistente per più di 6 settimane,
–dolore di tipo infiammatorio: dolore che peggiora col riposo (specialmente la notte o al mattino presto) e migliora con l’attività fisica.
– sintomi sistemici: Stanchezza estrema (affaticamento), febbre intermittente, perdita di peso e inappetenza.
– squeeze test positivo: dolore intenso alla compressione laterale delle articolazioni metacarpofalangee o metatarsofalangee.
La persistenza dei sintomi per più di 4–6 settimane merita una valutazione specialistica”.
Come si distingue un semplice dolore articolare da qualcosa di più serio?
“Il dolore “meccanico”, tipico dell’artrosi, tende a: peggiorare con il carico, migliorare con il riposo, non associarsi a gonfiore significativo o rigidità prolungata. Il dolore “infiammatorio”, invece è presente anche a riposo, è associato a rigidità mattutina importante e prolungata, può accompagnarsi a tumefazione, calore articolare e impotenza funzionale, può associarsi ad altri sintomi sistemici. La presenza di questi segni oggettivi di sinovite è un elemento chiave per la diagnosi differenziale”.
Le artriti infiammatorie colpiscono solo le persone anziane o anche quelle più giovani?
“Contrariamente a quanto si pensa, molte artriti infiammatorie insorgono in età giovane-adulta, spesso tra i 20 e i 50 anni. La spondilite anchilosante, ad esempio, esordisce tipicamente prima dei 40 anni. Esistono inoltre forme pediatriche, come l’artrite idiopatica giovanile. L’artrosi è più tipicamente associata all’età avanzata, anche se in alcuni distretti, può insorgere più precocemente, soprattutto nel contesto di lavori usuranti od occupazioni (anche sport) che mettono costantemente alla prova le articolazioni”.
Quali sono, se ci sono, i principali fattori di rischio?
“I principali fattori di rischio includono:
– Predisposizione genetica e familiarità
– Fumo di sigaretta (fortemente associato all’artrite reumatoide)
– Alcune infezioni come trigger immunologico (prevalentemente infezioni del tratto uro-genitale o gastroenterico per le forme di artrite reattiva)
– Presenza di psoriasi (per l’artrite psoriasica)
– Iperuricemia (principale fattore di rischio per artrite gottosa)
I fattori ambientali interagiscono con la predisposizione genetica modulando il rischio”.
Come si diagnosticano queste problematiche?
“La diagnosi è prevalentemente clinica, supportata da: esami ematochimici (indici di infiammazione, valutazione della presenza di autoimmunità e anticorpi specifici), ecografia articolare, risonanza magnetica e radiografie dei distretti articolari interessati.
Una diagnosi precoce richiede una valutazione specialistica tempestiva”.
Un intervento precoce può bloccare o rallentare l’avanzamento della patologia?
“Sì, oggi sappiamo che esiste una cosiddetta “finestra di opportunità terapeutica” nelle fasi iniziali della malattia. Un trattamento iniziato precocemente:
– Riduce il rischio di danno articolare irreversibile
– Migliora la qualità di vita
– Può portare alla remissione clinica
Questo concetto è oggi centrale nelle linee guida internazionali”.
Quali sono le terapie oggi più utilizzate e quanto sono efficaci?
“Il trattamento delle artriti infiammatorie si basa oggi su un approccio personalizzato e guidato da obiettivi terapeutici, secondo il principio del “treat-to-target”: l’obiettivo è raggiungere la remissione clinica o, quando non possibile, una bassa attività di malattia stabile, prevenendo il danno articolare irreversibile. Le principali classi terapeutiche utilizzate per raggiungere questi obiettivi sono:
– Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS): che hanno un ruolo sintomatico: riducono dolore e rigidità ma non modificano l’evoluzione della malattia. Sono spesso utilizzati nelle fasi iniziali o nelle riacutizzazioni.
– Corticosteroidi: hanno potente attività anti-infiammatoria. Possono essere utilizzati come terapia “ponte” nelle fasi iniziali, nelle riacutizzazioni, in alcune forme con impegno sistemico. L’obiettivo è impiegarli alla dose minima efficace e per il minor tempo possibile, per limitare effetti collaterali.
– DMARD convenzionali sintetici (i cosiddetti Disease Modifying Anti-Rheumatic Drugs), rappresentano il cardine iniziale della terapia in molte artriti infiammatorie. Il farmaco di prima linea nell’Artrite Reumatoide e in molte altre forme è il Methotrexate che agisce modulando la risposta immunitaria e può ridurre significativamente attività di malattia e progressione radiografica.
– Farmaci biologici e small molecules: colpiscono in modo selettivo molecole chiave dell’infiammazione (come TNF-α, IL-6, IL-17) e specifiche vie intracellulari della risposta immunitaria. Hanno rivoluzionato la prognosi delle artriti infiammatorie, consentendo in molti casi: remissione clinica, prevenzione del danno strutturale, miglioramento significativo della qualità di vita. Grazie ai progressi terapeutici degli ultimi 20 anni, oltre il 60–70% dei pazienti può raggiungere remissione o bassa attività di malattia. Il danno articolare grave e deformante è oggi molto meno frequente rispetto al passato e anche la qualità di vita e la capacità lavorativa sono significativamente migliorate”.

