Rapinata e picchiata in strada a 79 anni: preso l’aggressore, è in carcere
Il 26enne aveva pedinato l’anziana, aggredendola in pieno giorno dopo un prelievo al bancomat. I carabinieri lo hanno identificato grazie alle telecamere: riconosciuto dal logo di una squadra di calcio sul giubbotto. Aveva diversi precedenti specifici
Romano di Lombardia. È stato arrestato l’aggressore della 79enne rapinata lo scorso 3 febbraio dopo un prelievo al bancomat di via Rubini.
“Trovate chi mi ha ridotta così”, aveva chiesto a gran voce Santina Farina, l’anziana che, dopo l’aggressione, aveva voluto che la sua fotografia venisse pubblicata sui canali social del Comune per mostrare le gravi ferite riportate. “Mi hanno massacrato e non dovrebbe diventare un fatto pubblico su cui discutere? Non è possibile che non si possa girare sicuri alle due del pomeriggio”, aveva dichiarato.
A distanza di un mese, il responsabile è stato individuato e arrestato: si tratta di G.A., 26enne di origine africana, attualmente in carcere.
La signora Farina era uscita di casa verso mezzogiorno. Dopo aver prelevato circa 200 euro al bancomat, era stata pedinata dal giovane. Intorno alle 14.20 stava percorrendo il vicolo pedonale tra via Indipendenza e via Isonzo per rientrare a casa quando è stata colpita violentemente alla nuca. Caduta a terra prona, ha battuto il volto con forza sull’asfalto. In quel momento l’aggressore le ha strappato la borsa contenente denaro, documenti personali, carte di pagamento e telefono cellulare.
I carabinieri intervenuti sul posto hanno trovato la donna terrorizzata e in stato di shock. Trasportata d’urgenza in ospedale in codice rosso, le è stato diagnosticato un fracasso facciale. Nelle ore successive al ricovero le sue condizioni hanno destato forte preoccupazione per il rischio di complicazioni legate ai gravi traumi riportati al volto.
Le indagini avviate immediatamente dai carabinieri hanno consentito di ricostruire con precisione l’intera sequenza delittuosa. L’analisi dei sistemi di videosorveglianza ha documentato il pedinamento della vittima sin dall’uscita dall’area bancomat, oltre alla fuga dell’aggressore verso la stazione ferroviaria.
Le immagini hanno immortalato il giovane, parzialmente travisato e con un ombrello aperto per evitare di essere riconosciuto, mentre si dirigeva verso Treviglio a bordo di un treno regionale, restando per l’intera tratta all’interno del bagno del convoglio nel tentativo di eludere eventuali controlli.
Una volta arrivato a Treviglio, ha raggiunto uno sportello Bpm e ha utilizzato la carta bancomat sottratta alla vittima, effettuando tre prelievi per un totale di 1.300 euro.
L’analisi dei fotogrammi, in particolare dei tratti somatici e dell’abbigliamento, ha permesso di individuare un giovane alto circa 1,75 metri, con giubbotto blu navy con logo, felpa rossa con cappuccio, berretto nero e zaino scuro. Proprio dal logo del giubbotto gli investigatori sono risaliti a una società calcistica dilettantistica della Bergamasca, tra i cui tesserati figurava G.A., classe 2000, residente a Seriate e già gravato da precedenti specifici per rapine ai danni di persone anziane. All’epoca dei fatti era sottoposto alla misura alternativa dell’affidamento in prova ai servizi sociali.
La perquisizione domiciliare eseguita l’8 febbraio ha permesso di rinvenire gli indumenti ripresi dalle telecamere, l’ombrello utilizzato durante la fuga e il telefono cellulare della vittima.
Il gip ha quindi disposto la custodia cautelare in carcere per rapina pluriaggravata con recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale, oltre che per lesioni aggravate e indebito utilizzo della carta bancomat.
La pericolosità sociale dell’indagato emerge non solo dalle modalità particolarmente violente dell’episodio del 3 febbraio – commesso in pieno giorno, in centro abitato e ai danni di una persona ultrasettantanovenne, colpita alle spalle con violenza tale da provocarle gravissime lesioni – ma anche dai numerosi precedenti.
Nel marzo 2019 era stato arrestato in flagranza per furto aggravato all’interno dello spogliatoio di un campo sportivo, reato per il quale era stato successivamente condannato.
Nel novembre dello stesso anno era stato inoltre riconosciuto come autore di due rapine commesse a Bergamo ai danni di donne, una delle quali ultrasessantenne. In quell’occasione si era autoaccusato e aveva condotto gli investigatori nel luogo in cui aveva nascosto la refurtiva.
Nel giugno e nel luglio 2020 risultava coinvolto in altre due rapine, commesse rispettivamente a Chiuduno e a Treviglio ai danni di due donne anziane, entrambe aggredite alle spalle e colpite alla testa. In quel caso il gip aveva disposto la custodia cautelare in carcere.
Le modalità operative ricorrenti – la scelta di vittime anziane, l’aggressione alle spalle e la violenza improvvisa finalizzata allo strappo della borsa – delineano un modus operandi consolidato e particolarmente allarmante.

