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Fondo alluvione, scontro sui 300mila euro al campo di calcio. La minoranza: “Poca chiarezza”, la sindaca: “Spesi per il bene collettivo”
Il campo parrocchiale di Valtesse prima e dopo l'intervento finanziato con le risorse rimaste nel Fondo di Solidarietà dell'alluvione

Con l’iniziativa post emergenza erano stati erogati 159 contributi a cittadini e negozianti per un totale di circa 580mila euro. Con l’avanzo era stato finanziata la sistemazione del campo parrocchiale di Valtesse, danneggiato a causa del nubifragio

Bergamo. Non solo sul piano giudiziario, con il giudice che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e disposto nuovi accertamenti: l’alluvione del 9 settembre 2024 torna a tenere banco anche negli ambienti della politica cittadina.

A pochi giorni dal primo anniversario del nubifragio eccezionale che provocò l’esondazione dei torrenti Morla e Tremana, con gravi allagamenti soprattutto tra via Baioni e Maironi da Ponte, il 12 settembre 2025 con fronte comune la minoranza aveva presentato un’interpellanza per sollecitare Palazzo Frizzoni a chiarire alcuni aspetti legati al Fondo di solidarietà istituito per sostenere i cittadini e le attività economiche danneggiate. Un’iniziativa che aveva raccolto poco più di 900 mila euro grazie ai finanziamenti del Comune, di privati, fondazioni e imprese.

L’alluvione in città aveva causato danni stimati in oltre 30 milioni di euro. Agli uffici di Palazzo Frizzoni erano arrivate 182 domande: 159 di queste erano state ammesse, per un totale di 581.126 euro destinati a negozianti e residenti per le spese di primo intervento. “La prassi in materia di gestione di fondi post emergenza – scrivevano i consiglieri Andrea Pezzotta, Antonio Deleuse Bonomi, Danilo Minuti, Luca Nosari, Giulia Ceci, Alessandro Carrara, Alberto Ribolla, Ida Tentorio, Arrigo Tremaglia, Cristina Laganà e Filippo Bianchi – impongono una definizione chiara delle priorità per garantire una gestione trasparente delle risorse”.

L’opposizione chiedeva di conoscere i criteri stabiliti dall’amministrazione per la valutazione delle domande e per la quantificazione degli importi liquidati. Criteri che erano stati scelti ancora prima la costituzione del Fondo, in accordo con Fondazione della Comunità Bergamasca con la quale era stato sottoscritto un accordo quadro per la sua gestione. Tutti i criteri sono poi confluiti nel bando pubblicato ad hoc, il documento che aveva definito i requisiti per ricevere un contributo, il soggetto regolatore (la Fondazione, ndr), le modalità per la presentazione della domanda e gli obblighi dei soggetti beneficiari. “La quantificazione degli importi liquidati per ciascuna domanda accolta – spiega la sindaca Elena Carnevali – dipendeva dalla documentazione presentata a corredo da parte di ogni richiedente, anche a seguito di eventuali richieste di integrazione avanzate dal Comune in sede istruttoria”.

Ventitré domande non furono ammesse al contributo. Secondo i dati presentati da Carnevali cinque di queste furono rigettate perchè erano la copia di una domanda già presentata, 13 per mancanza dei requisiti di ammissibilità (due per mancato nesso di causalità con l’evento e 11 per tipologia di spesa non ammessa) e le restanti 5 per incompleta documentazione relativa a fatture emesse e pagamenti effettuati.

In merito alle valutazioni che avevano portato a destinare i soldi rimasti nel Fondo, poco più di 330 mila euro, al recupero del campo sportivo della parrocchia Sant’Antonio a Valtesse, la sindaca ricorda che l’impianto era stato gravemente danneggiato dall’alluvione. “Il campo riveste un forte valenza sociale, non solo nel quartiere, come centro di aggregazione giovanile – sostiene -. La scelta rispondeva a una logica di sussidiarietà dopo i disastri del nubifragio”. “La decisione di destinare una somma così cospicua a un’opera pur meritevole – sostiene invece la minoranza – appare potenzialmente in contrasto con lo spirito originario del Fondo, specialmente a fronte di un fabbisogno risarcitorio complessivo di decine di milioni di euro e della presenza di cittadini che non hanno ricevuto alcun indennizzo”.

L’intervento al campo, l’ex casa dell’A.S.D. Antoniana che in questa stagione gioca le partite interne al Campo Utili, è iniziato lo scorso autunno. Il terreno di gioco in sabbia è stato ricoperto da un manto verde di erba sintetica: dalla prossima stagione, una volta completate le lavorazioni, i biancoazzurri potranno tornare a giocare nella nuova ‘ASDA Arena’.

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L’opposizione chiedeva anche i motivi per i quali non era stato scelto di procedere a un riparto integrativo dei fondi residui a favore dei beneficiari già liquidati o a una riapertura dei termini per sanare eventuali vizi formali delle domande respinte, al fine di esaurire la vocazione solidaristica del fondo. “Il mancato accoglimento di 13 domande non era motivato da ragioni formali, ma sostanziali – ribatte Carnevali -. Finanziare spese non previste dal bando solo per singoli casi non sarebbe stato giuridicamente corretto e avrebbe richiesto di approvare un nuovo bando con nuove tipologie di spesa rimborsabili, in modo da dare a tutti tale opportunità. Una prospettiva che avrebbe esposto l’operazione al rischio di ricevere un numero di nuove domande per un valore complessivo molto superiore alle risorse residue”.

Sempre sulla decisione di finanziare con i fondi rimasti l’intervento all’impianto di Valtesse, i consiglieri interrogano l’amministrazione sulle valutazioni effettuate per considerare i rischi legali della decisione. “Non si ravvisano – ribatte la sindaca – posizioni giuridiche qualificabili come diritti soggettivi o interesse legittimi esposti al rischio di pregiudizi economici, meno che mai tali posizioni possono configurarsi in relazione alla scelta in merito alle ipotesi di utilizzo dei fondi residui. In questo senso – conclude -l’unico parametro usato nel deciderne l’utilizzo è stato la tutela di un interesse pubblico con il recupero di un impianto sportivo di quartiere danneggiato dall’alluvione”.

In conclusione, secondo Palazzo Frizzoni: non esistono persone che abbiano un diritto legale specifico, né qualcuno che abbia un interesse legittimo riconosciuto dalla Legge, che possano aver subito un danno economico a causa della decisione presa. Nessuno potrebbe dunque, secondo Carnevali, rivendicare un diritto particolare sulla scelta di come usare i fondi rimasti, in quanto l’amministrazione ha deciso come spenderli solamente per bene della collettività.

elena carnevali Elena Carnevali