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Sanità privata a Bergamo: bilanci record e utili ai soci, ma i salari restano al palo

L’analisi della FP CGIL sui rendiconti 2019-2024 mostra la crescita della sanità privata, che però non redistribuisce la ricchezza: ricavi oltre i livelli pre-pandemia, ma lavoratori con il 17% in meno di potere d’acquisto

Bergamo. La denuncia della Funzione Pubblica Cgil: “Nell’analisi sui rendiconti 2019-2024 il settore della sanità privata è in forte espansione, ma non retribuisce la ricchezza”. Infatti, mentre i ricavi superano i livelli pre-pandemia, i lavoratori perdono il 17% del potere d’acquisto. Martedì 17 aprile è sciopero nazionale.

I bilanci della sanità privata bergamasca godono di ottima salute, ma questa prosperità si ferma prima di raggiungere le buste paga dei dipendenti. L’analisi condotta dalla Fp Cgil di Bergamo evidenzia la crescita costante del valore della produzione, tanto da superare ampiamente i volumi pre-Covid, ma la quota destinata al personale è rimasta ferma, ignorando l’impennata dell’inflazione del 17% cumulata nel triennio 2022-2024.

Il divario con il settore pubblico è ormai un dato strutturale: a parità di mansione, un infermiere del privato guadagna il 15% in meno rispetto a un collega del pubblico. Questo comporta una perdita che si aggira tra i 3-4 mila euro lordi l’anno. “Vedere questa linea piatta dei costi del personale fa rabbrividire – osserva Andrea Bettinelli, funzionario della Fp Cgil di Bergamo -. Significa che i lavoratori hanno subito una svalutazione pesantissima dei propri stipendi, mentre le aziende incassavano ricavi sempre maggiori”.

Fuga verso le partite Iva: una scelta dettata dalla necessità quella dei professionisti sanitari, che viste le basse retribuzioni e la scarsa flessibilità sono spinti verso la libera professione, a discapito del contratto nazionale. Un infermiere a partita Iva può arrivare a guadagnare 40-50 euro l’ora, contro i 12-13 lordi di un dipendente, ottenendo inoltre una migliore gestione dei turni. Questo fenomeno alimenta il ricorso a cooperative ed esternalizzazioni, che fanno lievitare i costi aziendali alla voce “beni e servizi”. Per il sindacato, questa frammentazione del lavoro mette a rischio la stabilità del sistema e la qualità stessa dell’assistenza offerta ai cittadini.

Non finisce qui: la critica della Cgil investe anche il modello di business dei grandi gruppi. La sanità privata non sembra più agire in ottica integrativa rispetto al pubblico, ma tende a sostituirlo solo dove il margine di profitto è elevato. Si investe massicciamente in ortopedia e chirurgia d’elezione, ma si tagliano o si evitano i servizi onerosi come la psichiatria o i punti nascita.

“Siamo di fronte a un settore che incassa i dividendi e non vuole assumersi il rischio d’impresa – attacca Giorgio Locatelli, segretario generale della Fp CGIL di Bergamo -. È assurdo che i grandi gruppi si presentino al tavolo del rinnovo contrattuale chiedendo allo Stato i fondi per aumentare gli stipendi, mentre gli utili finiscono esclusivamente nelle tasche degli azionisti”.

Per contrastare questo stallo, il sindacato ha indetto un terzo sciopero nazionale per il 17 aprile, con manifestazione a Roma. La protesta mira a sbloccare i contratti nazionali Aiop e Aris, fermi al 2018. Mentre, per quanto riguarda Bergamo, la Fp Cgil punta a ridare voce ai lavoratori attraverso il voto: il 12, 13 e 14 maggio si terranno infatti le elezioni per le rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) in tutte le strutture private della provincia. Lo scopo è quello di ricostruire il protagonismo dei dipendenti nei luoghi di lavoro.