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Scontro sugli affitti brevi, Confedilizia porta in tribunale il Comune di Bergamo
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Il ricorso al Tar di Brescia promosso dall’associazione con Appe e Fiaip Bergamo per annullare il nuovo regolamento: “Andremo fino in fondo”. L’assessora Lenzini: “Difenderemo le nostre scelte”. Richiesta una sospensione cautelare: udienza il 18 marzo

Bergamo. Dopo mesi di confronto pubblico, talvolta acceso, la discussione si sposterà nelle aule di tribunale. Confedilizia Nazionale, Appe Bergamo e Fiaip Bergamo hanno fatto ricorso al Tar di Brescia per arrivare a un annullamento del regolamento comunale introdotto lo scorso novembre che pone un freno alla diffusione in città delle strutture ricettive non alberghiere.

Con una delibera ad hoc la Giunta ha autorizzato la sindaca Elena Carnevali a costituirsi parte civile nella causa. Il ricorso è stato notificato a Palazzo Frizzoni lo scorso 16 febbraio, pochi giorni dopo il vertice del 12 febbraio in Comune in cui si era cercato di trovare un accordo tra le parti. Nei piani dell’amministrazione comunale i 12 articoli del nuovo regolamento mirano a garantire standard minimi di qualità, sicurezza e accessibilità per case vacanze, alloggi in locazione per affitti brevi e foresterie. Norme che, però, avevano fin da subito suscitato la dura reazione delle associazioni di categoria, fortemente contrarie al provvedimento.

I motivi alla base dell’istanza al Tar sono molteplici. In primo luogo le associazioni sostengono che la regolamentazione degli affitti brevi non sia di competenza comunale, bensì della Regione. Comune che avrebbe violato la Legge n.431 del 9 dicembre 1998, che disciplina in Italia le locazioni di immobili ad uso abitativo, con un “eccesso di potere” motivato da “un’irragionevolezza strutturale delle nuove norme, sproporzione e disparità di trattamento”. Infine, Palazzo Frizzoni avrebbe violato i principi e le regole in vigore in materia nell’Unione Europea.

“Difenderemo in sede giudiziaria il provvedimento – assicura Claudia Lenzini, assessora alle Politiche della Casa, avvocata di professione -. Svolgeremo le difese compiutamente per la prima udienza, la nostra è una costituzione a pieno titolo. Ribadiremo che non ci sono limitazioni al diritto della proprietà, difendendo il nostro percorso amministrativo e la bontà del regolamento”. Nei primi due mesi di efficacia del regolamento sono state presentato le pratiche per aprire poco più di 50 nuove attività, 40 case vacanze/foresterie e 16 alloggi per affitti brevi. “Non abbiamo evidenza – sostiene l’assessora Lenzini – di effetti negativi per imprenditori e proprietari di immobili. Ricordo che le nuove norme si applicano solo alle nuove attività, non sono retroattive”.

Al Tribunale, oltre al risarcimento dei danni (che sarà quantificato in corso di causa), le associazioni hanno richiesto una sospensione cautelare del regolamento in modo da renderlo nullo in attesa della sentenza. “Abbiamo già detto tutto quello che c’era da dire – commenta Giuliano Olivati, presidente di Fiaip Bergamo -. Andremo fino in fondo, il ricorso al Tar non è altro che la logica conseguenza del provvedimento preso dall’amministrazione comunale”.

Se i vertici provinciale di Appe si limitano a ribadire le motivazioni già espresse negli ultimi mesi, il fatto che questa volta in campo sia scesa anche Confedilizia nazionale è simbolico di come la questione potrebbe anche avere un eco più ampio, potenzialmente con effetti anche su altri Comuni. A fine febbraio l’associazione di riferimento sul territorio per i proprietari di immobili aveva definito il regolamento “ideologico, privo di basi tecniche e gravemente lesivo dei diritti dei proprietari”. “Il Comune – sosteneva la presidente di Appe Confedilizia Bergamo, Lorella Ghilardi – ha approvato un regolamento senza presentare un solo dato a sostegno delle proprie scelte. Così com’è scritto non risolve problemi, ne crea di nuovi”.

Cosa succede ora? Con l’autorizzazione a costituirsi, la Giunta ha abilitato la sindaca a partecipare formalmente alla causa e a depositare atti difensivi. Poiché è stata richiesta la sospensione del regolamento, l’udienza cautelare è stata fissata il prossimo 18 marzo; prima dell’udienza, il Comune depositerà memoria difensiva. Il Tar decide con ordinanza cautelare, di solito entro pochi giorni dall’udienza. Dopo la fase preventiva viene fissata l’udienza per la decisione del merito, i cui tempi medi sono di diversi mesi. La sentenza del Tar potrebbe rigettare il ricorso o annullare, in tutto o in parte, il regolamento dichiarandolo inammissibile. La parte ‘perdente’ può poi fare appello al Consiglio di Stato.