Lo spettacolo
|“Vorrei una voce”, a Bonate Sopra emozionante viaggio tra sogno e libertà
Appuntamento venerdì 26 marzo al Teatro Verdi: sul palco protagonista Tindaro Granata
Il Teatro Verdi di Bonate Sopra (via Roma 2) prosegue la Stagione di Prosa 2025/2026 ospitando uno degli artisti più intensi e amati della scena teatrale italiana contemporanea: Tindaro Granata, protagonista e autore di “Vorrei una voce”, in scena venerdì 26 marzo alle 21.
Dopo il successo dei suoi spettacoli Antropolaroid, Geppetto e Geppetto e Invidiatemi come io ho invidiato voi, Granata torna con un lavoro intimo, coraggioso e profondamente umano. La stagione al Teatro Verdi è promossa dall’Amministrazione Comunale, in collaborazione con l’ufficio servizi culturali del Comune; gestita da Teatro de Gli incamminati; con la direzione artistica di deSidera Teatro e Utim.
Vorrei una voce
Tindaro Granata
Ingresso 15 €
(in prevendita su Vivaticket o alla biglietteria del teatro da un’ora prima l’inizio dello spettacolo)
Con le canzoni di Mina
Di e con Tindaro Granata
Ispirato
In collaborazione con Proxima Res
Produzione LAC Lugano Arte e Cultura
Vorrei una voce è un monologo costruito attraverso le canzoni di Mina, cantate in playback, che diventano la colonna sonora di una riflessione delicata e potente sul sogno, sulla libertà e sulla possibilità di rinascere.
Lo spettacolo nasce dal percorso che l’attore siciliano ha condotto all’interno della Casa Circondariale di Messina, nel Teatro Piccolo Shakespeare, dove ha lavorato con un gruppo di detenute di alta sicurezza nell’ambito del progetto Il Teatro per Sognare. Da quell’esperienza nasce un racconto che intreccia arte e vita, ispirazione e realtà, libertà e reclusione.
“Ero un giovane uomo — racconta Granata — avevo tutto, ma avevo smesso di sognare. Poi, incontrando quelle donne, ho capito che, in fondo, eravamo uguali: non sognavamo più. Guardandole mi sono sentito recluso da me stesso. È stato allora che ho deciso di tornare a fare ciò che mi liberava: interpretare le canzoni di Mina per raccontare storie, per ritrovare una voce.” In Vorrei una voce Granata porta sul palco un dialogo con sé stesso e con il pubblico, attraverso le parole non dette, le emozioni nascoste, la musica che diventa linguaggio dell’anima. Non rievoca le detenute con cui ha condiviso quell’esperienza, ma ne custodisce i gesti, gli sguardi, le lacrime e i sorrisi.
Il risultato è uno spettacolo poetico e viscerale, un atto d’amore verso il teatro e la vita, un invito a non smettere mai di sognare. Perché — come suggerisce il titolo — tutti abbiamo bisogno, prima o poi, di ritrovare una voce che ci ricordi chi siamo.


