Amir (nome di fantasia, ndr) commenta le notizie che stanno arrivando in questi giorni dall’Iran
“Spero che il regime possa crollare presto e che il mio Paese volti pagina inaugurando una nuova fase di democrazia”. In questo modo Amir (nome di fantasia, ndr), un iraniano a Bergamo, commenta le notizie che stanno arrivando in questi giorni dall’Iran.
Sabato 28 febbraio il Paese persiano è stato colpito da massicci attacchi di Stati Uniti e Israele: durante questa operazione ha perso la vita l’ayatollah Alì Khamenei, guida suprema dell’Iran ed è cominciato il fuoco incrociato da un fronte all’altro. “I raid di Stati Uniti e Israele – afferma – hanno colpito in modo particolare i siti militari del Paese. La speranza è che il regime crolli presto e l’Iran possa voltare pagina guardando a un futuro di democrazia che non significa diventare occidentali ma civilizzati. La storia dimostra che ai tempi dello Scià il nostro Paese ha avuto una forte crescita mentre il regime lo ha portato indietro di 1500 anni. All’epoca dello Scià, per esempio, vennero istituite tutte le università iraniane che strinsero importanti partnership con prestigiosi atenei internazionali, mentre la teocrazia ha puntato sulle discipline tecniche disprezzando le scienze umane e materie d’insegnamento strategiche come la filosofia e la sociologia, che sono state eliminate dai corsi universitari. I risultati sono stati negativi anche a livello economico e negli ultimi anni le condizioni di vita della popolazione sono peggiorate. Nel 2018 lo stipendio medio di un iraniano era di 350-400 euro al mese che risultavano più che sufficienti per condurre un’esistenza normale in rapporto con i prezzi del mercato iraniano. Oggi, invece, i salari sono crollati e arrivano a 120 euro mensili che non bastano per vivere e la gente non ce la fa più”.
La mobilitazione della popolazione iraniana è massiccia. “Da ormai diverso tempo – specifica – gli iraniani hanno dato vita a un ampio movimento contro il regime. Tantissimi sono scesi svariate volte in piazza in varie città accogliendo l’appello del principe Reza Ciro Pahlavi, il primogenito dell’ultimo Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi che venne deposto nel 1979 dalla rivoluzione khomeinista. Attraverso un video e un messaggio sui social, ha invitato la popolazione a cominciare a scandire slogan di protesta sia per strada sia da casa. Specificò che quel messaggio sarebbe stato l’inizio di una nuova fase perché la nazione iraniana era pronta a voltare pagina. Il governo ha reagito sparando sui civili mietendo oltre 50mila vittime. Dicevano che erano stati uccisi dalla Cia e i familiari per riavere i loro corpi hanno dovuto firmare dei documenti che lo attestassero oppure pagare 7mila euro. Tra le salme alcune avevano attaccato degli elettrodi e questa peculiarità indica che sono stati perseguitati e uccisi anche in ospedale. Dopo tutti questi avvenimenti il popolo iraniano ha fatto sentire ancor di più la propria voce per dire che non vuole più il regime. Gli attacchi di Stati Uniti e Israele si sono inseriti in tale contesto e sono i benvenuti come accadde in Italia per liberarsi dal fascismo e in Germania per sconfiggere il nazismo. Dai bombardamenti è stata colpita anche una scuola con i bambini, perché in quel luogo erano stati nascosti dei missili e purtroppo non è la prima volta che accade”.
“L’Iran – prosegue – non sarà un altro Iraq o un’altra Siria, perché è un Paese contraddistinto da una forte unità nazionale. Se ne ha conferma dal fatto che nella repressione delle manifestazioni il regime ha ucciso oltre 50mila persone in 300 città, ma è altissimo anche il numero degli iraniani che scendono in piazza in diverse località del mondo. Ci sono i fanatici a cui dispiace per la morte di Khamenei, ma il popolo iraniano non c’entra nulla con questo regime. La teocrazia degli ayatollah non ha niente a che fare con la cultura e la tradizione iraniana. Il regime voleva imporre il calendario islamico disprezzando per esempio il Capodanno iraniano che ricorre il 21 marzo ma la gente ha continuato comunque a festeggiarlo”.
Infine, Amir (nome di fantasia, ndr) conclude: “Per voltare pagina, dopo il crollo del regime, servirà una breve fase di transizione, che potrebbe vedere impegnata una persona come il figlio dello Scià che non è mai stato corrotto e ha sempre pensato all’Iran. L’obiettivo è arrivare a libere elezioni e far sì che il Paese possa ripartire inaugurando una nuova fase della sua storia”.